GIOVANI

Cittadinanza e costituzione

Un progetto per giovani. Per formare una partecipazione nuova, libera.
Per i cittadini di domani.
Pierluigi Penasa (Insegnante, referente Punto Pace Pax Christi Pavia)

L’idea iniziò a balenarmi in testa già nel marzo dello scorso anno. Accompagnando a casa un amico, al termine di un incontro programmatico di un percorso formativo, condividemmo una certa insoddisfazione: noi adulti ci preoccupiamo di creare delle occasioni di confronto e di riflessione, anche ad alto livello, ma difficilmente riusciamo a raggiungere i giovani. Dove sono i cittadini di domani che potrebbero ereditare una società come quella in cui viviamo, che “liberamente” sceglie di essere governata e di vivere suddita del potere del denaro? Probabilmente molti di loro “naufragano” nel web, non avendo altre alternative... Eppure i giovani che incontro a scuola sanno riflettere, appassionarsi, prendersi a cuore i problemi.
A casa condivisi questa inquietudine con mia moglie. Se vogliamo che l’uomo sviluppi nella società le sue doti specifiche migliori: l’altruismo (il cuore) e la conoscenza consapevole (la mente) è necessario partire dai giovani. Questo è l’impegno principale del mio lavoro di insegnante. Avrei voluto, però, comunicare con loro in maniera diversa da quella dell’ora di lezione, avrei voluto che anche altri adulti, con esperienze diverse dalle mie, parlassero loro e avrei voluto raggiungere un numero maggiore di giovani, non solo i miei studenti. Desideravo anche che a questi giovani fossero offerte possibilità concrete di volontariato o di condivisione.

Tra idee e incontri
Nei mesi seguenti, attraverso la condivisione di riflessioni e idee con mia moglie e alcuni amici, ha preso forma il progetto “cittadinanza e costituzione”. Prendendo a prestito il nome del nuovo insegnamento introdotto con l’ultima riforma scolastica e seguendo le linee guida fornite dal MIUR, ci siamo proposti di offrire agli studenti riflessioni e attività basate su tre “pilastri”: la cittadinanza (che indica “la capacità di sentirsi cittadini attivi, che esercitano diritti inviolabili e rispettano doveri inderogabili della società di cui fanno parte”), la Costituzione (che fornisce “una mappa di valori utile per esercitare la cittadinanza a tutti i livelli”) e il volontariato come “partecipazione attiva degli studenti” alla vita sociale (documento di presentazione dell’insegnamento “cittadinanza e costituzione” Roma, 4 marzo 2009). Abbiamo creduto, infatti, che solo attraverso la scuola avremmo potuto incontrare giovani di ogni estrazione sociale e che solo attraverso l’impegno gratuito e collaborativo di diverse associazioni che operano a fini sociali sul territorio avremmo potuto tentare di trasmettere ai ragazzi la passione dell’impegno civile.
Così ho contattato personalmente i membri di varie associazioni che per diverse ragioni conoscevo e tutti hanno accettato di buon grado di intraprendere questo cammino, mettendo a disposizione le proprie risorse umane, le proprie competenze e la propria passione per il bene comune. In particolare, i responsabili della “Casa del giovane”, realtà fondata quarant’anni fa da don Enzo Boschetti per accogliere e “liberare la libertà” dei ragazzi che in quegli anni iniziavano a far uso di sostanze stupefacenti (e tutt’ora attiva sul territorio con diverse comunità di accoglienza per varie forme di disagio) hanno dato la loro massima collaborazione, partecipando attivamente al progetto e mettendo a disposizione gli spazi. L’istituto di istruzione superiore “A. Volta” nel quale insegno è diventato formalmente il promotore del progetto, approvato dal collegio dei docenti e sostenuto dalla dirigente; si è occupato di informare le scuole secondarie di tutta la provincia di questa possibilità formativa e di raccogliere le adesioni.
Mentre la “macchina burocratica” faceva il proprio lavoro, la mia casa era diventata una “fucina di idee” e un “focolare di incontri”. Tutte le associazioni che hanno aderito al progetto hanno partecipato alla sua fase di programmazione più dettagliata: la sera dopocena, mentre i miei figli già dormivano, ci siamo incontrati per condividere intenzioni e scopi e per accordi pratici in fase di coordinamento. Così, intorno al tavolone della mia cucina, sedevano, oltre a noi del nascente Punto Pace di Pax Christi, i responsabili delle due botteghe del commercio equo di Pavia (delle associazioni Ad Gentes e CAFE), della Comunità di Sant’Egidio, della Caritas Diocesana, del GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), delle ACLI, del Centro Servizi Volontariato, dell’A.I.N.S. (Associazione Italiana Nursing Sociale), della “Casa del Giovane”, gli esperti di Linux e la dirigente dell’istituto in cui insegno. Insieme abbiamo concordato di realizzare un evento della durata di una settimana: ogni mattina le classi interessate sarebbero state accolte presso la “Casa del Giovane” avrebbero seguito un percorso di tre laboratori, ognuno curato da un’associazione. Abbiamo concordato di suddividere i laboratori in cinque aree di intervento: legalità, bene comune, economia globale e commercio equo, disagio, devianza e rieducazione, diversità e integrazione, ai quali abbiamo aggiunto la possibilità di una mostra fotografica e di un breve laboratorio di fotografia.
Pax Christi si sarebbe in particolare occupata dei laboratori sul bene comune e sulla legalità.

Scuole e associazioni
Lavorando insieme al progetto, tutte le associazioni condividevano il fatto che, benché il percorso di ogni singola classe sarebbe stato differente e ogni laboratorio contraddistinto dalla sensibilità e dalle risorse di chi lo animava, il fine di ogni intervento sarebbe stato il medesimo: stimolare i giovani a vivere in maniera più consapevole e attiva la propria cittadinanza. La disponibilità di ognuno, dichiarata in anticipo di mesi sulla base dei propri impegni di lavoro e di famiglia, ha permesso di tradurre l’offerta (120 laboratori per 40 classi) in un calendario sulla base del quale le scuole interessate (ultimo anno delle scuole medie e scuole superiori), hanno potuto effettuare la propria iscrizione.
Nei giorni precedenti l’evento, la collaborazione si è fatta ancora più concreta: ogni associazione si è portata i propri strumenti di lavoro e li ha condivisi con gli altri. Perché l’azione di coinvolgimento dei giovani fosse ancora più incisiva, con il permesso della scuola, ho preparato alcuni alunni del mio istituto che hanno formato uno staff di supporto organizzativo.
Così, nella settimana del 21 al 26 febbraio le porte della “Casa del Giovane” si sono aperte per accogliere ogni mattina gli studenti di sei o sette diverse classi degli istituti della provincia. Ogni classe veniva condotta nei tre laboratori ai quali era iscritta, avendo così l’occasione di conoscere e di confrontarsi con tre diverse realtà. Nel momento conclusivo plenario gli studenti erano invitati a “lasciare un segno del loro pensiero” su un post-it che poi attaccavano a un cartellone. Perché le suggestioni della giornata potessero avere un seguito, abbiamo distribuito un volantino nel quale venivano suggerite ai singoli studenti o alle classi alcune attività: l’approfondimento degli articoli della Costituzione ai quali ogni laboratorio era ispirato, la produzione di elaborati personali o di gruppo che potrebbero essere raccolti in un libretto, la possibilità di aderire a proposte concrete di volontariato suggerite dalle varie associazioni.
Circa mille studenti si sono susseguiti nei diversi percorsi e alto è stato l’interesse suscitato dalle varie attività. Anche il dirigente del CSA è venuto a farci visita, mostrando la propria soddisfazione per la proposta. Ma, al di là della gratificazione per l’evento, la mia vera speranza è che l’entusiasmo mostrato dai ragazzi e l’apprezzamento degli insegnanti siano stimolo a mantenere alto l’interesse, l’attenzione e la responsabilità verso il bene comune.

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