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Nucleare? No, grazie

L’Italia, per la seconda volta, ha detto no all’ingresso del nucleare. Ora occorre documentarsi bene perché il sogno italiano divenga comune in Europa.
Alex Zanotelli

La tragedia nucleare in Giappone ha riportato all’attenzione del grande pubblico i pericoli del nucleare civile, che gli “esperti” negavano recisamente fino al giorno prima. E ha portato a un fiorire di pubblicazioni, che pure non mancavano anche in precedenza. Ma il saggio di Baracca e Ferrari (SCRAM, ovvero La fine del nucleare, Jaka Book, 2011)si distacca nettamente dal panorama editoriale esistente per l’impostazione e il carattere sistematici e rigorosi dell’analisi. Infatti, gli autori dichiarano fin dall’inizio l’intenzione di andare al di là dei singoli aspetti del ciclo nucleare, per affrontarne, invece, l’esame sistematico e integrato di tutte le fasi: dall’estrazione e lavorazione del minerale, all’arricchimento dell’uranio e la fabbricazione del combustibile, alla costruzione del reattore e l’intera “coda” del ciclo, cioè i problemi posti dai residui radioattivi, il combustibile esaurito e lo smantellamento (decommissioning) della centrale. Tutti aspetti trattati in modo rigoroso, accessibile a un lettore privo di conoscenze tecniche specifiche. Questa impostazione sistematica fornisce una visione d’insieme organica e solida. Quale premessa, vi sono due capitoli di analisi generale critica dei programmi nucleari per l’Italia e la Francia: nel primo caso gli autori demoliscono in modo circostanziato e documentato i ragionamenti dei fautori del nucleare, dimostrando l’assurdità e lo spreco del progetto di costruire centrali nucleari nel nostro paese. Il compito di demolire il mito della Francia che avrebbe tratto grandi vantaggi dall’adozione massiccia dell’energia nucleare è affidato a uno specialista d’oltralpe, Mycle Schneider, che documenta tutti i problemi, gli inganni e gli svantaggi della grandeur nucleare (civile e militare) francese.
Gli autori analizzano, poi, ulteriori aspetti delicati e discussi della tecnologia nucleare. In primo luogo, dimostrano, con dati inoppugnabili, l’infondatezza delle rassicurazioni ufficiali sull’assenza di rilasci radioattivi in tutte le fasi del ciclo nucleare e smontano i ragionamenti sulla sicurezza delle centrali sbandierate fino a ieri dagli “esperti”, e meno esperti, nuclearisti (alcuni dei quali hanno la faccia tosta di ritornare a fornire queste rassicurazioni, derubricando gli incidenti di Harrisburg del 1979, di Chernobyl del 1986, e tanti altri, come casi “eccezionali”.
Assolutamente nuovo e attuale è il capitolo sui danni sanitari delle radiazioni ionizzanti di Ernesto Burgio, presidente del Comitato Scientifico di ISDE (Associazione dei medici per l’ambiente).
Le ultime parti del libro affrontano ulteriori aspetti del problema: come quello del plutonio, anch’esso di drammatica attualità per il combustibile misto uranio-plutonio (MOX) utilizzato in due unità della centrale di Fukushima; un’analisi radicalmente critica delle prospettive dei reattori di “4a generazione”, e quelli chiamati veloci. Interessante e provocatorio risulta il capitolo finale, con un’incursione sullo stato attuale della tecnologia nucleare militare, e su processi e tecnologie come la “fusione fredda”, che subisce ancora l’ostracismo della comunità scientifica.
La lettura di questo libro è certamente impegnativa, ma più di altre è in grado di fornire una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti dell’energia nucleare.

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