EDITORIALE

Un altro mondo è possibile

La redazione

Sono passati dieci anni… Nel luglio 2001, dopo mesi di riunioni, pur provenendo da esperienze e retaggi culturali differenti, avevamo dato vita al sogno che “un mondo diverso è possibile”.
Eravamo a Genova quando si manifestava contro il G8. Sentivamo l’urgenza della globalizzazione dei diritti e delle opportunità al posto di quella del modello neoliberista, di un mercato vorace che stritola le persone e l’ambiente, che cancella il patto sociale, induce precarietà e promuove una competizione a cui può partecipare solo che è forte.
Ci è “scappato” il morto. Furono tantissimi i feriti, i manifestanti picchiati nella scuola Diaz o durante il corteo. Furono gravissime le torture, perché di questo si trattò, inferte a chi venne portato a Bolzaneto. Furono vistosi i depistaggi, la fabbricazione di false prove contro i manifestanti, l’impunità per quasi tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine che parteciparono alla “macelleria messicana” e la conferma o l’avanzamento di carriera per quanti dirigevano le operazioni di “sicurezza” e l’ordine pubblico.
Fu chiaro a tanti che quando si mette in discussione la radice del Potere, questo diventa feroce. E che violenza chiama violenza. Fu un colpo durissimo. Al movimento e alla sua forza.
Nei “giorni di passione di Genova” – come li definì don Diego Bona (allora presidente nazionale di Pax Christi) – sottolineavamo che “non è certo uguale vedere l’attuale situazione economica del mondo e le condizioni di vita dell’umanità dalla parte di coloro che gestiscono il potere e l’opulenza o da quella di chi non possiede quasi nulla o addirittura nulla” (cfr. Mosaico di pace settembre 2001, ndr): è questo lo sguardo che, ancora oggi, scegliamo di avere.
Poi, come in un film, il nastro si riavvolge. Luglio 2011 – luglio 2001. Si sovrappongono protagonisti, eventi, luoghi. Dai No Global di Genova ai No Tav della Val di Susa. Certo è che il popolo della pace c’era a Genova e c’è oggi, in Piemonte.
Un popolo che, in questi dieci anni, ha continuato a studiare, a elaborare e a proporre politiche alternative. Era presente nel “popolo viola, gli studenti e i docenti sui tetti e nelle piazze – ci ricorda Sergio Paronetto in commento alla vittoria del referendum – “nelle donne di ‘Se non ora quando’, i precari e i lavoratori, gli elettori di Milano, Napoli e altre città, i comitati Dossetti per la Costituzione, l’impegno delle reti diocesane per nuovi stili di vita e di tante comunità cristiane e interreligiose”. È presente in chi si oppone al progetto degli F35, al grande business dell’export delle armi.
Un popolo che rifugge mezzi e metodi violenti, che siano militari, istituzionali, di manifestanti o politici. La vera democrazia chiede che il confronto tra opinioni diverse avvenga senza violenza e con mezzi paritari.
Dieci anni fa parlavamo di ”trappola” perché le violenze, offuscarono la bellezza di quanto avvenne nelle strade di Genova.
Ci sembra importante ribadire oggi il nostro sostegno, chiaro e fermo, ai manifestanti per la “No Tav”: a tutte le donne e ai bambini, ai ragazzi e agli uomini che, in decine di migliaia, hanno manifestato pacificamente, per esprimere il proprio dissenso rispetto a una scelta – quella di costruire un’opera ad altra velocità per il trasporto di merci – che nuocerà all’ambiente, che avrà costi elevatissimi (sottratti al welfare…), che porterà benefici essenzialmente ai potentati economici.
Siamo dalla parte di chi legge il mondo con gli occhi della gente semplice. Per questo eravamo in piazza ieri per chiedere i referendum, il giorno dopo per sostenerli e oggi per vigilare e riproporre all’attenzione che tanti altri “beni”: sanità e scuola di qualità, mare, spiagge, territorio e così via restino comuni e, quindi, pubblici. Per questo siamo dalla parte dei No Tav oggi. Deprecando ogni tipo di violenza. Anche quella spesso poco visibile, però, di chi non vuole ascoltare e pretende di fare comunque ciò che vuole, alle persone, alle comunità e all’ambiente. Attenti ai contenuti del progetto politico che le manifestazioni portano con sè. Ieri come oggi. “Un altro mondo è possibile”.

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