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La pace oltre le armi

L’annuario dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere del 2010 e la questione delle armi: uno sguardo al nesso causale conflitti/migrazioni.
Mimmo Cortese

Diviene sempre più urgente, e non solo nel nostro Paese, prendere coscienza che le dimensioni della “questione delle armi” sono di enorme rilievo e che si tratta di una questione pervasiva di ogni sfera economica e culturale.
Con l’annuario 2011, “La pace oltre le armi”, l’intento dichiarato dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere (OPAL) è quello di offrire materiali di riflessione a chi intende operare nell’ambito della nonviolenza, e strumenti anche informativi per divulgarne i principi.
Proviamo ad esempio a vedere la “questione della armi” anche da un’altra prospettiva, cioè dal nesso causale migrazioni/conflitti, anche sotto la spinta dell’attualità e dei “venti di guerra” che soffiano sulla sponda meridionale del Mediterraneo.
Il governo italiano ha deciso di appoggiare l’operazione Odyssey Dawn (ancora in corso in questi giorni, sia pure magicamente scomparsa dai media) per un insieme di ragioni geopolitiche tra loro collegate. Una buona parte del mondo pacifista, da molti anni, sta privilegiando la costruzione di una cultura di pace “preventiva” fondata da un lato sul dialogo, dall’altro sull’analisi e sull’individuazione delle cause profonde cui traggono origine i molti conflitti che poi sfociano in azioni armate o violente. è il piano “politico” quello più zoppicante: nel silenzio drammatico e impotente della diplomazia internazionale, mentre i bombardieri tricolori attaccavano “chirurgicamente” le città libiche, quasi a celebrare i 100 anni esatti dalla guerra italo-turca, solo voci isolate hanno preso parola sull’ennesima guerra umanitaria, definizione che ormai più nessun serio osservatore può utilizzare senza perdere automaticamente di credibilità professionale.
Nell’annuario, il lettore può trovare l’analisi sulle esportazioni europee di armi, da cui risulta il ruolo di Francia, Gran Bretagna, Germania e – in prima fila – Italia nella ripresa di una “corsa agli armamenti” che riempie gli arsenali proprio di quei Paesi indicati come base di partenza di “ondate migratorie epocali”, e dove spesso i diritti umani vengono violati. Scelte effettuate senza alcun “pensiero politico” che non sia il rozzo cabotaggio della risposta economica alla lobby armiera. Senza nessun ragionamento sulle possibili “conseguenze”, anche in Europa, del riarmo progressivo di molte zone del pianeta.
Per approfondire la cultura nonviolenta, proponiamo riflessioni sul linguaggio della pace, sulla resistenza birmana attraverso la lotta nonviolenta rappresentata dalla figura straordinaria di Aung Sang Suu Kyi e del suo partito, sull’esperimento di una “riconversione possibile” tentato negli anni Cinquanta alla Breda di Brescia.
Abbiamo messo, infine, in evidenza carenze e distorsioni – in particolare sulla trasmissione dei dati di fonte scientifica – nel dibattito sui possibili effetti sulla salute delle munizioni all’“uranio impoverito”, e uno sguardo sulle insofferenze del mondo della caccia in Italia, sempre più legato alla lobby dell’industria armiera.

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