Il ripudio della guerra

Un dossier che ripercorre, con sguardo critico, le cosiddette missioni militari internazionali. Per rilanciare nuove politiche nonviolente. Tutte fondate sull’art. 11 della Costituzione italiana.
Francesco Martone

Questo dossier intende fornire alcuni elementi necessari per operare un cambio di passo dallo studio critico delle “missioni” internazionali, all’elaborazione di una nuova “mission” pacifista e nonviolenta per il nostro Paese, che ripudi la guerra in tutte le sue categorie, vecchie e nuove che siano. Elettra Deiana ci offre un breve excursus storico della trasformazione delle dottrine italiane di difesa e delle finalità delle missioni all’estero, diverse nella loro natura e modalità operative, sottolineando i rischi connaturati alla possibile violazione o elusione dell’articolo 11 della Costituzione. Il contributo di Giulio Marcon tratta della commistione tra cooperazione civile e militare, uno degli elementi di maggior novità negli ultimi anni.
Se questo approccio ha trovato la sua prima espressione nell’Operazione Arcobaleno, oggi sembra essere diventato “mainstream”, segnando l’uso dei fondi di cooperazione, già scarsi se non inesistenti, a favore di formule ibride proprie delle operazioni di contro-insorgenza. Altro tema trattato riguarda l’ingerenza umanitaria o “responsibility to protect” ovvero la possibilità della comunità internazionale di intervenire per proteggere i diritti di popolazioni a rischio, qualora quei governi vengano meno alle loro responsabilità. L’intervento internazionale in Libia rischia di sancirne la fine, viste le modalità seguite e l’uso del tutto strumentale per legittimare una guerra volta a rimuovere “manu militari” un regime. Comprimendo al massimo i vincoli del diritto internazionale si aprono così zone grigie di legalità e illegalità che rischiano di rendere ridondante l’impianto del diritto internazionale, creando uno stato di eccezione permanente volto a legittimare qualsiasi forma di intervento contro il nemico di turno. Sarà, pertanto, urgente lavorare per la costruzione di un’alternativa plausibile, facendo tesoro di esperienze positive di interposizione quali la missione UNIFIL in Libano, oggetto della testimonianza diretta dell’ex ambasciatore italiano a Beirut, Giuseppe Cassini. Oppure traendo le necessarie considerazioni dall’esperienza afghana (riportata da Emanuele Giordana e Gianni Rufini) in una fase storica nella quale l’intervento internazionale piuttosto che assicurare la pacificazione e il rispetto dei diritti umani è accompagnato da una preoccupante escalation del conflitto anche nelle aree di competenza italiana e dal crescendo di violazioni dei diritti umani da parte delle forze governative.
Al Kosovo dedicheremo uno spazio più ampio in un prossimo numero, vista la rilevanza storica ed il recente riacutizzarsi del conflitto interetnico in quella regione.

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