EDITORIALE

Un popolo nuovo

Tonio Dell'Olio

“Prenez le relais, indignez-vous!”, “Prendete il testimone e indignatevi!”. Era più che un richiamo quello che Stéphane Hessel, partigiano, diplomatico, filosofo rivolgeva ai giovani dall’alto dei suoi 94 anni.
Oggi c’è una piazza grande quanto il mondo che non ci sta!
Non ci sta con la crisi e con chi l’ha generata. Non ci sta con chi continua a proporre soluzioni improbabili a tutto carico della parte già debole della società. È un popolo vasto e variegato che non sempre si riconosce nella bisaccia delle ideologie del Novecento e che pertanto non ha bandiere. Forse questo è il suo punto di forza sin dalla sua espressione spagnola, la ragione della sua diffusione nel cuore mercantile degli USA e in mille strade del mondo. È un popolo che non riusciamo a definire movimento, che ha istanze eterogenee e comuni. Sono studenti e donne, operai e pensionati, famiglie e immigrati. Si sono ripresi la parola e vogliono farsi sentire. Perché alla protesta sono in grado di accompagnare proposte credibili e forti che in tutti questi anni sono state puntualmente snobbate o disattese in nome del totem del mercato e della finanziarizzazione dell’economia. È un movimento con caratteri completamente nuovi rispetto al movimento No Global e a quello dei Socialforum. Eppure ne custodiscono una continuità di pensiero. Se solo si rispolverassero le conclusioni dei seminari e dei gruppi di lavoro svoltisi a Genova alla vigilia della riunione del G8 nel luglio 2001 si troverebbero proposte, indicazioni, orientamenti che se fossero stati ascoltati avrebbero quantomeno ridotto l’impatto della crisi. Una crisi che è innanzitutto etica e politica prima che economica e finanziaria perché non pone al centro le persone e vede annullarsi il ruolo di arbitro della politica che deve porre argini e regole all’economia. Il disastro attuale secondo le analisi di illustri economisti è il frutto di una finanziarizzazione speculativa che non è stata certamente prodotta dagli operari che stanno pagando con la disoccupazione o con la cassaintegrazione, né dai giovani cui viene precluso ogni futuro, né dalle donne che pagano come sempre il prezzo più alto. Per queste ragioni si deve chiedere il conto ai banchieri e al mondo della finanza che non vengono nemmeno lambiti con una tassazione sulle transazioni. Non si tratta solo del popolo del 15 ottobre ma di quello della fatica feriale dell’andare avanti e di quello che il sistema sollecita ai consumi h24 da tutti i pori della comunicazione. È il popolo che continua a proporre di pescare i soldi per uscire dalla crisi dall’evasione fiscale, dal lavoro nero, dalle cifre della corruzione, dai guadagni illeciti del crimine organizzato, dalla spesa per gli armamenti e dalle missioni militari all’estero. Quello che chiede di investire nella cultura e nell’istruzione e di non lasciare indietro nessuno. Non un popolo di mendicanti di attenzione ma di persone consapevoli che hanno sentito il profumo dei gelsomini proveniente dalle coste meridionali dello stesso mare e hanno gridato con le donne “Se non ora quando?”. Sono stati anelli invisibili della catena del passaparola che ha portato molto più della metà degli italiani a partecipare al referendum sull’acqua e sul nucleare e che il 25 settembre ha affollato la strada che da Perugia porta ad Assisi. Un popolo nuovo. Indignato verso l’economia liberista e le politiche sue devote, ma anche verso le violenze del 15 ottobre da cui non si lascia certo intimidire.

Ultimo numero

Un mondo a colori
FEBBRAIO 2020

Un mondo a colori

Noi dobbiamo avviare processi, più che occupare spazi.
Dio si manifesta nel tempo ed è presente nei processi della storia.
Questo fa privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove.
E richiede pazienza, attesa.
Papa Francesco, 21 dicembre 2019
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.32