Vizi capitali

12 dicembre 2011 - Roberto Cuda

Dove vanno i soldi che affidiamo alla banca? Provate a fare questa domanda al vostro impiegato allo sportello. Dopo un attimo di sconcerto (le banche non sono abituate a queste domande) vi risponderà: vengono prestati alle imprese, investite in titoli di borsa o nella costruzione di opere pubbliche. “Si, replicherete voi, ma quali imprese, quali titoli o grandi opere?”. Qui l’impiegato comincerà a guardarvi in modo strano pensando a uno scherzo, per poi tagliare corto: gli impieghi sono coperti dal segreto bancario.
Ed è vero, ma almeno per le grandi operazioni possiamo sapere molte cose e spesso è la stessa banca a rivelarle (per farsi pubblicità).
Per saperne di più 13 organizzazioni della società civile, tra cui Mosaico di Pace, hanno raccolto tutti i dati disponibili e li hanno messi in rete su www.vizicapitali.org. Scorrendo le pagine del sito troverete tutti i “vizi” ai quali le nostre banche non sanno rinunciare: armamenti, opere dannose per l’ambiente e la società, paradisi fiscali, danni ai risparmiatori, privatizzazione dell’acqua e investimenti nell’energia nucleare. Con quali obiettivi? Almeno due: informare e cambiare. Se infatti molte scelte distruttive ci vengo imposte, nessuno può obbligarci a finanziarle con i nostri soldi.
E’ il caso ad esempio degli armamenti: se crediamo in un mondo di pace non possiamo consegnare i nostri risparmi a banche come Bnp Paribas (che controlla Bnl), in testa alla lista delle “banche armate”. E non pensiamo sia poca cosa: la campagna
sulle “Banche armate” ha ottenuto importanti risultati, proprio perché senza l’appoggio delle banche in Italia (e nel mondo) non si muove nulla.
Perché allora non fare pressione proprio sulla banche per promuovere un mondo più umano, meno inquinato e conflittuale? Possiamo partire proprio dagli armamenti, sui quali esiste già una campagna (www.banchearmate.it), e coinvolgere i nostri amici, le nostre associazioni, la parrocchia o la diocesi. Basta organizzarsi e scrivere una lettera al proprio direttore di banca per chiedere spiegazioni, annunciando la volontà di chiudere il conto qualora la risposta non sarà soddisfacente. Scopriremo che cambiare le cose non è poi così difficile, se siamo in tanti e se usiamo gli strumenti giusti.
Un altro tema caldo è quello dell’ambiente. Molti stanno lottando per impedire la costruzione di nuove strade inutili e dannose, come sta avvenendo il Lombardia per la Pedemontana, la Bre.Be.Mi e la Tangenziale Est Est di Milano, che aumenteranno l’inquinamento in una zona – la pianura Padana – dove già ci sono 7000 morti all’anno a causa dello smog. L’argomento è controverso, ma tutti i dati ci dicono
che il nostro Paese si sta allontanando dagli obiettivi di Kyoto e, anziché investire in ferrovie, continua ad alimentare il trasporto su gomma. Anche qui l’appoggio delle banche è cruciale. In prima fila troviamo il Gruppo Intesa Sanpaolo, che dalle opere citate si aspetta grandi profitti noncurante della salute dei cittadini. Forse potremmo davvero cominciare a intraprendere nuovi percorsi nelle nostre lotte, a partire dall’obiezione finanziaria, per togliere risorse alla parte peggiore del sistema.

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