GIUSTIZIA AMBIENTALE

La terra fertile

L’ambiente diviene una priorità di azione e di riflessione nel nostro tempo.
Siamo chiamati tutti a essere custodi del creato.
Claudio Giambelli

In un certo senso, il brano biblico che meglio esprime un importante punto di vista sulla Giustizia Ambientale è quello dell’Arca di Noè (Genesi 6 e seguenti) che mette in salvo tutti gli esseri viventi, con una grande visione prospettica del valore di cura di tutte le forme viventi del pianeta e della preoccupazione per le generazioni future. Al di là delle varie risonanze teologiche e simboliche, il brano esprime una sapienza ancestrale sulle forze della natura, incontrollabili e incommensurabili rispetto alla fragilità degli esseri viventi e sull’importanza – detta in termini molto moderni – di una buona prevenzione: queste sapienze si sono andate sfilacciando nel tempo, trasformandosi lentamente ma inesorabilmente in indifferenza, trascuratezza e, infine, in un fastidio da rimuovere, per dare spazio a una crescente attitudine predatoria di tutti i beni naturali comuni.

È a questo punto che si inserisce con forza il concetto di Giustizia Ambientale, come contrapposizione attiva all’ingiustizia ambientale, che provoca la distruzione dell’ambiente naturale per motivi commerciali, lo sperpero di risorse naturali indispensabili per le future generazioni, l’annullamento delle bio-diversità, la desertificazione di territori, l’avvelenamento di terra, aria e acque superficiali e sotterranee, con tutte le conseguenze sia sulle comunità locali (perdita di sostentamenti naturali, malattie, costrizione a migrazioni) sia sulla comunità vivente globale (buco dell’ozono, cambiamenti climatici e riscaldamento globali).
Qui entra in gioco la responsabilità umana, quel sentire intimo che ti motiva a fare certe azioni e a non farne altre; responsabilità libera messa a dura prova da tutta una serie di suggestioni che tirano prepotentemente dalla loro parte. Una ridda di voci che ti attirano in un mondo che non c’è.
Il mondo dell’ecologismo anticlericale fa riferimento alle antiche parole della Genesi (Gn1,28): “Dio li benedisse [l’uomo e la donna] e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela; dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su ogni essere vivente che striscia sulla terra” per indicare la causa originaria della mancanza di remore dell’uomo alla distruzione della natura.
Ora, a parte che queste sono compensate dalle altre parole “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gn 2,15), abbiamo tutti compreso che, una volta meditato sul significato teologico e simbolico della Bibbia, si deve fare estrema attenzione a un loro uso letterale.
Rimane il fatto che la Genesi rispecchia una caratteristica umana prettamente maschilista, fondata su una dominazione aggressiva del mondo completamente opposta a una più antica forma matrilineare, come citavo in un precedente articolo di Mosaico di Pace (da “Noi Donne” di Giugno 2011): “... I sistemi patriarcali, per riuscire a imporsi, hanno dovuto sopprimere o capovolgere la sapienza millenaria delle società matrilineari, hanno snaturato le simbologie del passato, colonizzandole con valori diversi, basati sulla lotta contro la madre e contro la natura, viste solo come risorse da dominare e sfruttare. […] La sapienza dei primi miti racconta come la creazione non sia un gesto avvenuto all’inizio del tempo, una volta per tutte, ma che il principio di creazione viene rimesso in moto tutte le volte che, attivamente, l’umanità riesce a stabilire rapporti di equilibrio anziché di sopraffazione o sfruttamento […] La Dea Madre rappresentava proprio questo principio regolatore e ciclico, non era tanto il femminile inteso come corpo, ma soprattutto come Colei che dà le regole, le forme attraverso cui una società possa svilupparsi in armonia…”.
Con certezza, dobbiamo riscoprire questo filone matrilineare e valorizzarlo, se vogliamo trovare gli antidoti alla furia devastatrice antropocentrica.

A immagine di Dio
La Giustizia Ambientale si pone sicuramente l’obiettivo di abbandonare le precedenti certezze basate su una crescita economica indefinita, in altri termini, di decolonizzare l’immaginario collettivo di un mondo pacificato grazie alla crescita economica globale, così come reclamizzato dal capitalismo consumistico.
Se volessimo trovare una parola a riguardo nei Vangeli, mi sentirei di proporre la seguente, anche se so bene che è stata interpretata sempre in tutt’altro modo: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Matteo 22,15-21). La risposta di Gesù si basa su una precisa impostazione teologica, che è quella che l’uomo non si deve fare immagini di Dio, perché lui/lei soli sono immagine di Dio e non altro (cfr. Genesi 1,27, dove si dice che Dio “creò Adam (= genere umano) a immagine di Dio”, definendo così il fondamento ontologico della consistenza dell’uomo e della donna. E l’immagine di Cesare sulle monete simbolicamente, ma anche praticamente, rappresenta il sottomettersi dell’uomo al potere del denaro cioè a un potere alieno alla libertà dei figli di Dio. L’ansia di Gesù è un appello alla libertà dell’uomo/donna da tutti i vincoli e legami che tipicamente, nella cultura umana, passano attraverso immagini. Perché Dio ci vuole liberi da ogni schiavitù anche da quelle “immaginarie” che ci costruiamo da noi stessi.

Compagni di viaggio
Per quanto riguarda la ricerca di compagni di viaggio per la Giustizia Ambientale, internet è ricchissima di informazioni e suggestioni: si tratta di utilizzare parole chiave come Giustizia Pace e Integrità del Creato, Nuovi stili di vita, Decrescita, Beni Comuni e ovviamente Giustizia Ambientale. è importante non soffermarsi su dichiarazioni di principio, anche se vengono da personaggi autorevoli, ma verificare la coerenza tra dichiarazioni e prassi. Ci muoviamo, infatti, in un campo di testimonianza di sobrietà e di scelte concrete.
Sobrietà felice, preferisce dire Alex Zanotelli rispetto a decrescita felice: in effetti la parola decrescita è difficile, perché sembra presagire cicli di povertà economica. Il termine decrescita ha una valenza simbolica di rottura del pensiero dominante e sottintende una crescita-altra di un nuovo tipo di economie compatibili con la sopravvivenza delle specie del pianeta.
L’altro aspetto di cui dobbiamo essere consapevoli è quello degli interessi economico-commerciali di ciascuno di noi: la Giustizia Ambientale vuole che facciamo dei passi concreti rispetto allo sfruttamento del territorio e delle persone.
In conclusione, gli spazi per l’approfondimento concettuale e pratico della Giustizia Ambientale sono veramente vari e sono fortemente intrecciati alle esigenze di Pace e Giustizia Sociale. È un campo dove i giovani e gli educatori possono cimentarsi a partire dalle piccole azioni quotidiane di cambiamento degli stili di vita, fino alle grandi scelte di vita.

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