ECONOMIA DI GIUSTIZIA

Una rivoluzione silenziosa

Un’originale iniziativa cui aderiscono oggi circa 50 diocesi: la Rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita.
Adriano Sella (Coordinatore della Commissione Nuovi Stili di Vita di Padova e coordinatore nazionale della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita)

È stata l’esigenza di cambiamento comunitario a far nascere la Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita.
Nel 2006, la Commissione diocesana dei Nuovi Stili di Vita di Padova avvertì l’esigenza di incontrare organismi di altre diocesi, impegnati nella promozione dei nuovi stili di vita, per potersi scambiare esperienze e idee su come promuovere scelte più consapevoli anche in ambito ecclesiale. Nel gennaio del 2007 si sono incontrati, per la prima volta, organismi di sei diocesi che hanno deciso di fondare la Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita. Da allora è tanta la strada percorsa.
Negli anni seguenti, tante diocesi si sono unite in un crescendo che tuttora continua (con l’adesione di uffici diocesani come la Pastorale Sociale e del Lavoro, il Centro Missionario Diocesano, la Caritas diocesana o la Pastorale Familiare). Oggi sono già 53 diocesi che fanno parte della Rete Interdiocesana. Le ultime entrate sono le 4 diocesi siciliane: Agrigento (Ufficio Missionario); Siracusa (Caritas); Caltagirone (Ufficio Missionario) e Messina (Consulta dei Laici).
La Rete Interdiocesana nasce dal basso: questa è la sua originalità, perché non c’è un mandato istituzionale ma una volontà creativa di tutti. Infatti, per la grande maggioranza, sono stati i responsabili o membri degli uffici diocesani che hanno sentito l’importanza di mettersi in rete, a volte sollecitati dai propri laici. Sono poche le adesioni che sono partite dallo stesso vescovo. Ci teniamo a sottolineare questa maturazione dal basso perché corrisponde all’approccio dei nuovi stili di vita che nascono, si diffondono e maturano in questo modo con una rivoluzione silenziosa che parte dalla vita quotidiana.
La Rete non è un’associazione o una cooperativa, non è dotata di uno statuto né esige adesioni formali e rigorose. Ha scelto di non strutturarsi in maniera piramidale, per cui esiste soltanto una segreteria operativa che coordina tutto il lavoro. Dopo alcuni mesi di vita, la Rete ha voluto delineare i propri obiettivi:
* Far crescere l’amore per il creato e le sue creature a partire dal messaggio biblico: La Rete sente l’impegno urgente di far crescere attenzione, salvaguardia e amore verso il creato e le sue creature, superando la situazione attuale di poco rispetto, uso egoistico, violenza e trattamento come merce della creazione. Di fronte al tentativo attuale di mercificare tutti i beni del creato, dobbiamo recuperare la dimensione del bene comune, in quanto la creazione è dono di Dio. Il creato non è solo la natura, ma riguarda tutta la creazione in generale e le sue creature.
* Stimolare nuovi stili di vita, ricercando insieme percorsi e piste pastorali: vogliamo suscitare sempre più nuovi stili di vita cambiando i vecchi, che sono dannosi per noi, per l’ambiente e per il pianeta terra. Questo impegno investe la nostra vita quotidiana e porta a scelte feriali e alla portata di tutti. La ricerca di piste pastorali è uno degli obiettivi della Rete.
* Scambiare esperienze e iniziative, valorizzando le risorse, incoraggiando dinamiche di emulazione: si è partiti dall’esigenza di scambiarsi idee ed esperienze, raccogliendo la grande ricchezza delle diocesi.
* Favorire capacità critiche verso gli attuali sistemi di sviluppo e di consumo: bisogna educare a una coscienza matura e critica verso gli attuali sistemi di sviluppo e di consumo, perché si possa giungere alle cause generatrici del male attuale. È importante per non conformarci al sistema e per non limitarci ad azioni assistenzialistiche, tentando di agire alle radici dei problemi per costruire sistemi di giustizia. Questa capacità critica parte da una visione profonda dell’essere umano che non può essere ridotto a un tubo digerente, come lo vuole l’attuale sistema consumista. Occorre riscoprire dimensioni profonde dell’esistenza, alla base delle quali c’è la relazione tra persone. Si tratta di recuperare un’antropologia nuova che non riduce la persona a un mero consumatore, ma si fonda sulla dimensione della cittadinanza.
* Promuovere convegni e laboratori di approfondimento: fin dall’inizio, sono stati organizzati convegni e laboratori per poter approfondire insieme le varie questioni. Il laboratorio viene inteso come un momento di lavoro di gruppo e di ricerca di possibili piste pastorali, mediante dinamiche attive e partecipative.
* Elaborare iniziative di rete (campagne, tematiche e azioni), con attenzione alle politiche ambientali: la Rete s’impegna anche a elaborare campagne e azioni comuni per tutte le diocesi, in modo da poter raggiungere esiti positivi su singoli obiettivi, come è avvenuto per la campagna “Acqua: dono di Dio e bene comune”. Tuttavia la Rete Interdiocesana non vuole imporre dall’alto campagne o azioni, ma desidera suscitare l’incontro tra le diocesi, pur sempre nel rispetto dell’autonomia di ciascuna.
* Coinvolgere le diocesi e tutte le loro strutture, valorizzando i cristiani come soggetti protagonisti della Chiesa: questo è un impegno costante: riuscire a coinvolgere tutta la propria realtà ecclesiale diocesana nella promozione di nuovi stili di vita, partendo dalla convinzione che questi non appartengono solamente a un ufficio pastorale, ma sono trasversali e devono diventare un impegno di tutte le comunità parrocchiali, i gruppi e le strutture diocesane. Occorre valorizzare i fedeli come soggetti e non più oggetti di evangelizzazione, formando cristiani adulti, capaci di essere sempre più protagonisti anche di nuovi stili di Chiesa.
* Formare operatori per nuovi stili di vita, in modo da essere capaci di mettere in atto percorsi che conducono al cambiamento.
* Creare sinergie fra i gruppi e le associazioni del territorio con obiettivi comuni: oltre a favorire l’incontro tra le diocesi, la Rete Interdiocesana sente la necessità di fare rete anche con tutti i gruppi e le associazioni del territorio che s’impegnano per i nuovi stili di vita. Si tratta di valorizzare l’impegno della società civile organizzata e stabilire momenti di collaborazione e di incontro, rispettando le differenze, che sono sempre una ricchezza, e creando sinergie per poter raggiungere obiettivi comuni.
* Collaborare con il gruppo Custodia del Creato della CEI per approfondire la relazione Dio – Persona – Ambiente alla luce della Rivelazione: la Rete Interdiocesana, facendo parte del gruppo Custodia del Creato della CEI, vuole impegnarsi a dare il proprio apporto per la Giornata della Salvaguardia del Creato, e ad approfondire la relazione che deve esserci tra Dio, persona e ambiente.
La Rete Interdiocesana è senza dubbio un seme molto importante che è stato gettato nella nostra Chiesa e che darà molto frutto, aiutandola nell’impegno di cambiamento degli stili di vita e degli stili ecclesiali stessi, come hanno fatto le Chiese del Sud del Mondo, in modo da riporre la Chiesa sui passi delle prima comunità cristiane per poter testimoniare il Vangelo di Gesù Cristo in tutte le sue molteplici dimensioni.
Fare rete è uno dei tanti nuovi stili di vita e noi lo abbiamo concretizzato a livello ecclesiale.
Camminare insieme sui passi di Gesù Cristo è la sfida che ci siamo posti e che ci fa essere creativi nel cambiamento quotidiano.

Ultimo numero

Quando le armi colpiscono le donne
OTTOBRE 2019

Quando le armi colpiscono le donne

In questo numero, il dossier è dedicato
al rapporto tra le mafie e la nonviolenza:
quali possibili risposte nonviolente
al potere criminale mafioso?
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.27