CHIAVE D'ACCESSO

Informazione di guerra

Ecco come si truccano le notizie.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Soffiano venti di guerra in Siria. Tante sono le informazioni su repressione e violenze quotidiane del regime denunciate sui media. Come usare internet per capirne di più? Con i motori di ricerca possiamo “inseguire” le informazioni e scoprire da dove provengono. Individuare e controllare le fonti è uno degli esercizi più istruttivi che possiamo svolgere in rete. Per la guerra in Libia abbiamo scoperto che spesso la fonte di tante informazioni era il Cnt, ossia il comitato degli insorti anti-Gheddafi. Sono state così messe in circolazione un quantitativo imprecisato di false notizie. Lo abbiamo svelato e denunciato. Il meccanismo non era pertanto più riproponibile per la Siria. Che fare allora? I professionisti di quella che in gergo Nato è definita la “gestione delle percezioni” hanno cambiato strategia. Ed è stato lanciato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, in inglese la sigla è Syrian Observatory for Human Rights (Sohr). La stragrande maggioranza delle informazioni sulle vittime della repressione in Siria provengono da questo “Osservatorio” che ha sede a Londra. Ma siamo sicuri che si tratti di un organismo indipendente e al di sopra delle parti? Ed ecco la sorpresa: questo “Osservatorio” è diretto da Rami Abdel Ramane, oppositore di lunga data del regime baathista, conosciutissimo in Siria, dove sono noti i rapporti stretti che intrattiene con i Fratelli Musulmani. Anche qui i motori di ricerca sono fondamentali per “inseguire” le informazioni e scoprire che l’oleodotto americano che la Siria non vuol far costruire sul proprio territorio (serve a portare il petrolio iracheno fino al Mediterraneo) verrà “approvato” dai Fratelli Musulmani se il regime siriano sarà destabilizzato.
E ora parliamo delle immagini: internet si è riempita di foto e filmati “autoprodotti” “nati” su Youtube o su Facebook. Alcune persone in buona fede attribuiscono a questa “informazione dal basso” i caratteri di una informazione senza filtri e senza censure. Ma si possono fare verifiche? Spesso no. A volte tuttavia si scoprono cose grottesche. Ad esempio una blogger siriana, Amina Abdallah, viene rapita dai servizi di sicurezza del regime di Damasco. La notizia fa il giro del mondo prima di appurare che quella blogger non è mai esistita. Amina Abdallah è una creatura immaginaria di Tom MacMaster, uno statunitense che si è inventato tutto. Ha diffuso sul web persino delle foto (false) della blogger. Peace Reporter ha persino pubblicato una incredibile intervista a questa blogger “prima del suo rapimento”.
Per la Siria la manipolazione dell’informazione ha raggiunto livelli molto sofisticati penetrando persino nell’area pacifista. Scrive Marinella Correggia: “Il ‘Syrian Observatory for Human Rights’ (Sohr) in agosto ha denunciato al mondo via Cnn che nella città di Hama diversi neonati erano morti nelle incubatrici perché “Assad aveva ordinato di togliere la corrente”.
Chi non ricorda l’effetto-bomba di un’analoga notizia falsa nel 1991, colpevoli allora i soldati iracheni in Kuwait? Anche nel caso siriano la notizia e la relativa foto si sono poi rivelate una bufala, come diverse altre.
E mentre circolano notizie inventate, non tutti sanno che quindicimila miliziani antiregime sono inquadrati nell’Esercito Siriano di Liberazione. Organizzano attacchi e imboscate. Uccidono soldati e poliziotti siriani. Molti – sentendo parlare sui media di “disertori” – pensano che siano soldati disobbedienti che hanno buttato il fucile alle ortiche.

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