EDITORIALE

Non è mai troppo tardi

Renato Sacco

“Un nuovo aereo da guerra? Certo! Si chiama Joint Strike Fighter, più semplicemente JSF 35. Se ne sentiva proprio la mancanza!”
È quanto si leggeva su Mosaico di pace, nel lontano dicembre 2006. A che punto siamo?
Proprio in queste ultime settimane, diversi quotidiani hanno dato risalto alla folle spesa per gli F35. Ben venga che se ne parli il più possibile. La Rete Italiana per il Disarmo lavora, con capillare documentazione, perché si fermi questo progetto di aereo d’attacco (non di difesa!) che costerà all’Italia oltre 15 miliardi di euro. L’Italia si è impegnata ad acquistarne 131. Il costo di ognuno è di circa 150 milioni di euro. Numerosi gli appelli, i comunicati, gli incontri per richiamare l’attenzione a questo progetto e per chiedere che venga sospeso. Già nel gennaio 2007, il presidente di Pax Christi, mons. Valentinetti, e il vescovo di Alessandria e delegato per la pastorale sociale piemontese, mons. Charrier erano intervenuti, ma intorno sembrava esserci il deserto, o quasi, nonostante le migliaia di firme raccolte online (www.disarmo.org/nof35) e anche nei vari banchetti, davanti alle chiese, a cura di Pax Christi. “Oltre ai 15 miliardi – si legge in un comunicato di Rete disarmo del 3 gennaio – il vero costo per progetti aeronautici sarà da due a tre volte maggiore della semplice fattura di acquisto. Per questo viene ribadita la richiesta che non si firmi il contratto di acquisto dei 131 cacciabombardieri F-35 e si possano destinare le ingenti risorse così risparmiate a interventi sociali”. “Si, ma bisogna pagare una penale molta alta!”, ci veniva risposto. Ora non tiene più neanche questa motivazione, infatti “il Governo italiano potrebbe decidere senza penali di non procedere all’acquisto dei 131 caccia ipotizzati… Lo stesso Pentagono ha espresso forte preoccupazione per i problemi tecnici, i ritardi e costi crescenti…”.
Questo è il momento di una forte indignazione e mobilitazione per dire STOP agli F35!
Non è mai troppo tardi.
È vero che molti giornali prima non avevano mai parlato degli F35. Ben venga che ne parlino ora.
Non è mai troppo tardi.
È vero che molti politici prima avevano completamente ignorato gli appelli, e a volte avevano esplicitamente appoggiato questo progetto. Ma ora possono chiedere un dibattito in Parlamento.
Anche per i politici non è mai troppo tardi.
Lo stesso ministro Di Paola potrebbe ricredersi. Lo avevamo già incontrato nel 2001, a proposito della portaerei Cavour: “abbiamo opinioni diverse” – ci aveva detto. E anche oggi, su spese militari e F35 certamente abbiamo opinioni diverse, che però si possono cambiare, soprattutto se sollecitate da molti cittadini, associazioni e gruppi che chiedono con forza di operare tagli, ma non ai servizi sociali e alle pensioni.
Anche per il Ministro non è mai troppo tardi.
E la Chiesa? Potrebbe far sua con più coraggio questa campagna. Ci auguriamo che crescano anche nel mondo ecclesiale gli appelli e l’impegno per sollecitare un dibattito pubblico in Parlamento. Perché non rilanciare nelle parrocchie e nei gruppi la raccolta di firme?
Anche per la Chiesa non è mai troppo tardi.
Nel lontano 1967 Paolo VI, nella Populorum Progressio al n. 53 diceva: “Quando tanti popoli hanno fame... ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi”.
Forse, ma ancora per poco, non è troppo tardi.

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