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Dalla guerra per il coltan alla guerra per il litio

Il litio è stato definito il “petrolio del futuro”. E anche per questo si muore in Afghanistan. Ecco i retroscena di un braccio di ferro mondiale.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Immaginate di partire in auto da Napoli e di arrivare a Milano con un solo pieno di… elettricità. La Ibm sta sviluppando batterie particolari al litio, che darebbero a un’auto elettrica un’autonomia di 800 chilometri.

Petrolio di domani
Il problema principale delle auto elettriche attuali è proprio l’autonomia limitata. Il sito zeusnews.it dà questa straordinaria informazione e aggiunge: “La differenza rispetto alle batterie in uso è l’utilizzo del carbonio al posto degli ossidi di metallo per l’elettrodo positivo: più leggero e in grado di reagire con l’ossigeno presente nell’aria, il carbonio permetterebbe di raggiungere un’autonomia sinora impensabile grazie a una densità energetica superiore sino a 1000 volte rispetto a quella degli accumulatori odierni”. Tutto ciò apre prospettive enormi alla mobilità sostenibile, ma pone anche un problema di reperimento del litio, la materia prima non solo di queste batterie ma anche di tutte le batterie che abbiamo nei telefonini di nuova generazione. Il possesso del litio – battezzato il “petrolio del futuro” – spianerà la strada a chi vuole avere saldamente nelle proprie mani questa risorsa strategica.

In Afghanistan
Stiamo parlando solo del futuro? No. Il litio tocca il nostro presente. Il litio è, infatti, presente in Afghanistan. “Un gruppo di geologi americani ha scoperto in Afghanistan delle gigantesche riserve di minerali metalliferi, fra cui rame e litio, per un valore di svariati miliardi di dollari”, si legge su Il Sole 24 Ore. “Il potenziale è enorme”, ha confermato il generale americano David Petraeus. Gli esperti minerari statunitensi hanno studiato documenti e dati raccolti dai geologi sovietici durante l’occupazione negli anni Ottanta. E ora sappiamo che l’Afghanistan poggia su uno dei più grandi giacimenti di litio.

Le similitudini con il coltan
La questione fa pensare al coltan. Fino a ora il “coltan” dei telefonini era la materia prima per cui si facevano le guerre. Il coltan è una miscela complessa di columbite e tantalite. Il tantalio in particolare è importante per l’industria elettronica e dei semiconduttori. È ricercato per i telefoni cellulari e i computer. Un’area particolarmente interessata è la regione dai giacimenti minerari congolesi. La questione fu affrontata dall’ONU, che pubblicò nell’ottobre 2002 un rapporto nel quale emergeva l’intreccio fra guerra civile e coltan. Dopo il coltan oggi è il litio il metallo pregiato attorno a cui ruota la guerra. Ma mentre per questo metallo raro è stato relativamente facile per il Consiglio di Sicurezza dell’Onu disapprovare le fazioni armate che in Congo fanno affari, per il litio tutto tace perché ad avere le mani su questo affare è l’intera missione militare Nato in Afghanistan.

Un braccio di ferro
La “guerra del litio” in Afghanistan rientra in un più ampio panorama che vede gli Stati Uniti partire male in questo settore strategico. Di litio, infatti, ce n’è molto in Cina, nel Tibet. I giacimenti della Bolivia sono enormi, ma la Bolivia è governata da Evo Morales. Un presidente non gradito agli Stati Uniti. Ed ecco allora che il litio diventa un braccio di ferro e il controllo sui giacimenti afgani costituisce una ragione in più per proseguire una guerra che di umanitario non ha proprio nulla.

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