ULTIMA TESSERA

Il pane e le rose

Riduzione delle donne lavoratrici o priorità al loro lavoro?
Valeria Fedeli (segretaria generale FILCTEM CGIL - settore tessile, chimico ed energia)

C’è in questo Paese, una costante: a parole tutti dicono che il lavoro delle donne è una priorità per la crescita, per l’equità e l’uguaglianza. Ma poi, non se ne vedono le coerenze. Vorrei che anche dopo l’8 marzo, da tutti i luoghi dell’impegno delle donne e degli uomini amici delle donne e del futuro di questa nostra Italia, si continuasse a dire e spingere alle scelte che tutti invochiamo.
E vorrei dicessimo, a voce alta, dai tanti luoghi in cui studiamo, lavoriamo con situazioni precarie, dove viviamo, che devono cambiare le politiche che ci hanno portato alla crisi emarginando le donne. Le donne vogliono lavorare, fare figli, essere in una società che investe sulle loro competenze. Progettare con l’innovazione, creatività, visione nuova, il futuro del Paese.
Il cambiamento reale parte dal lavoro delle donne. Il pane e le rose. Il lavoro e la vita! Hanno spesso detto le donne nelle piazze e nelle lotte che hanno portato a tante conquiste importanti, per le donne e insieme per tutti.
Senza il lavoro delle donne, o con lavoro precario a lungo, non si fanno figli. Senza investire nel welfare, non c’è condivisione. E così si spreca l’opportunità di darci futuro a tutti.
È da poco passato l’8 marzo, giorno in cui sicuramente le donne hanno ricevuto o donato mimose, riflettuto con amici, colleghi e familiari sul senso di quella ricorrenza, sul valore di un fiore, di una festa, sul Paese e le opportunità che offre o nega alle donne. C’è molto da fare.
Prima ancora delle proposte concrete c’è necessità di un atto di rottura culturale, che scopra il velo di ipocrisia, smascheri la finta neutralità del linguaggio, smetta di osservare i problemi singolarmente, sperando così di sminuirne la portata. Parlarne per agire!
Dobbiamo disvelare tutti i pregiudizi e le discriminazioni verso le donne: verso il loro corpo, verso i loro lavori, retribuiti e non, verso il ruolo che svolgono nella società, per il mantenimento del benessere di tutti, per lo sviluppo e la crescita sociale ed economica del Paese.
Abbiamo fortunatamente chiuso l’infinita epoca berlusconiana, ma l’epilogo triste e poco edificante dello spettacolo che ci ha offerto l’ex premier ha rimosso un ostacolo all’avvio della risoluzione del problema, che però è ancora lì.
Le donne sono quelle che più hanno pagato la crisi, le lavoratrici quelle che più subiscono la precarietà, le ragazze quelle che più faticano a trovare lavoro, tutte, a parità di impiego, guadagnano meno degli uomini.
Il lavoro delle donne (e dei giovani) è invece la priorità per uscire dalla crisi e far ripartire il Paese. Perché il lavoro delle donne significa qualità, rispetto, regole, conciliazione dei tempi privati e di impegno professionale, dignità per ogni persona che lavora, servizi e infrastrutture che migliorino le condizioni di vita per ogni cittadino.
Oggi, nell’Italia democratica del 2012, viviamo il paradosso per cui lavoro e maternità sono divenuti inconciliabili. Continuiamo, in netta contraddizione con tutte le indicazioni legislative, di legalità e di civiltà del Paese, a vedere praticata la richiesta di dimissioni in bianco. Così tante donne rinunciano a fare figli, o vivono questa scelta in modo sofferto e poco sereno. E tantissime, come segnala l’Istat, dopo il primo figlio non rientrano a lavoro.
E se in gioco ci sono denatalità e uscita delle donne dal lavoro rischiamo il nostro futuro.
Ecco perché mi viene ancora da dire Se Non Ora Quando? Se non ora che c’è un governo che ci ha restituito serietà e autorevolezza e che si propone di rispondere al bisogno di cambiamento, di equità, di modernizzare del Paese? Ora che si discute la riforma del mercato del lavoro. Ora che quella discussione la guidano donne?
Ci è capitato, quando si è insediato Monti, di concedere al governo, proprio sul tema del lavoro delle donne e del suo impatto sulla crescita e sul cambiamento del Paese, un’apertura di credito. Ero e continuo ad essere ottimista sulle accelerazioni che questo anno può determinare nel migliorare la condizione femminile.
Ma il momento di agire è ora. Perchè già ieri, già un mese fa, già un anno fa eravamo in ritardo. Serve ora un piano straordinario per il lavoro in Italia e in Europa. Serve ora investire in qualità e innovazione delle scelte di produzione e di servizi, serve ora investire nel welfare riformato che includa donne, giovani e meno giovani. Serve ora il congedo di paternità. Serve ora un rinnovato investimento nella scuola e nella formazione per costruire alla radice una cultura della differenza tra donne e uomini.
Serve ora contribuire a rompere tutti gli stereotipi che assegnano a donne e uomini i ruoli nel lavoro e nella vita. È ora che si consideri la condivisione e l’equilibrio tra lavoro, tempo personale e tempo familiare come investimento culturale e produttivo per il futuro di tutti.
Il 13 marzo il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione per spingere tutti gli Stati all’adozione di misure per realizzare la parità tra donne e uomini perché considera questo obiettivo, un principio fondamentale dell’Unione Europea, sancito nel trattato costitutivo della stessa e che integra il principio di uguaglianza di genere in tutte le sue attività.
La stessa Europa, considera che l’uscita dalla crisi verso il futuro e il benessere, sta nella capacità di utilizzare e rispettare tutte le risorse di forza lavoro, includendo anche una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, decisiva.
Insomma, l’Italia ascolti su questo l’Europa e davvero si renda conto che il divario che oggi esiste tra occupazione femminile e maschile, in particolare al Sud, e per le giovani, blocca e fa regredire tutti.
Inoltre, si considera che l’obiettivo dell’uguaglianza di genere richiede anche una migliore partecipazione e rappresentanza politica delle donne. Le donne devono partecipare, esserci per contare e per cambiare le politiche.
In questa fase, ci sono anche dichiarazioni che vengono sempre dall’Europa, che vanno in direzione differente. Penso a quanto detto un mese da Draghi, che ha dichiarato superato il modello sociale europeo in quanto non più compatibile economicamente sostenibile.
Ecco, vorrei dire che è necessario ora parlare di sostenibilità di genere, insieme alla sostenibilità ambientale e sociale.
Le donne sono la parte del Paese che vuole cambiamento per sè, a cui serve il cambiamento e per questo spingono all’innovazione e al benessere per tutti. Quello che serve alle donne, fa stare meglio anche gli uomini e fa avanzare l’Italia.

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