CHIAVE D'ACCESSO

Vivere in una Smart City

L’Unione Europea selezionerà entro il 2020 trenta città modello che sappiano coniugare sviluppo sostenibile, innovazione e partecipazione sociale.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Smart Cities vuol dire “città intelligenti”. E questo è il nome del programma europeo per finanziare i progetti che trasformano le città in esempi di gestione sostenibile delle risorse e delle decisioni, in modo da risparmiare di più e inquinare di meno.
La Commissione Europea sosterrà le città che si impegnano, ad esempio, a incrementare l’efficienza energetica dei propri edifici, isolandoli e riducendo quindi i consumi e le emissioni inquinanti, come pure le proprie esalazioni di gas serra.
Per diventare “Smart City” una città deve “candidarsi” ed elaborare, in sinergia con i soggetti pubblici e privati che operano sul territorio, una piattaforma progettuale di azioni finalizzate a renderla “città intelligente”: alta tecnologia a basso impatto e alta efficienza, riduzione dei consumi energetici, promozione di trasporti puliti, miglioramento della qualità della vita dei suoi abitanti all’insegna delle basse emissioni di anidride carbonica.
La prospettiva di Smart City è quella di un programma europeo che incentiva lo sviluppo sostenibile non con un ritorno al passato ma con un balzo verso il futuro digitale.
Tra gli indicatori “smart” vi sono: spirito innovativo, educazione permanente, creatività, pluralismo etnico, apertura mentale, partecipazione alla vita pubblica, partecipazione del pubblico alle scelte, trasparenza amministrativa, accesso alle reti telematiche, mobilità sostenibile, attrattività delle risorse naturali, protezione ambientale, riduzione dell’inquinamento, gestione sostenibile delle risorse, servizi culturali ed educativi, attrattività turistica, sicurezza individuale, coesione sociale.
Il sito di riferimento del programma europeo è www.smart-cities.eu
Interessante è la graduatoria delle città “smart” che troviamo nella pagina web www.smart-cities.eu/ranking.html nella quale svetta al primo posto Lussemburgo, seguita da Aarhus (Danimarca), Tarku (Finlandia), Aalborg (Danimarca), Odense (Danimarca), Tampere (Finlandia), Oulu (Finlandia), Eindhoven (Olanda), Linz (Austria). Quest’ultima città “smart” ospita l’acciaieria Voest-Alpine, una delle più avanzate al mondo nell’abbattimento delle emissioni inquinanti di diossine, polveri e metalli pesanti.
L’Europa ha previsto investimenti di circa 11 miliardi di euro per la sostenibilità ambientale nei prossimi dieci anni che sono destinate soprattutto alle città di medie dimensioni che puntano a “emissioni zero” (modello LCE, ossia low carbon economy) e a tecnologie pulite.
Ma perché l’Europa punta sulle città di medie dimensioni?
Uno studio condotto nel 2007 dal Politecnico di Vienna, l’Università di Lubiana e il Politecnico di Delft, stima che siano circa 600 le città europee di medie dimensioni con un numero di abitanti tra 100.000 e 500.000, un bacino d’utenza inferiore a 1,5 milioni di persone e almeno un’università. Esse troverebbero proprio nella ridotta estensione territoriale il loro punto di forza. Benché oscurate dal nome delle grandi metropoli, sarebbero più flessibili e plasmabili verso modelli “smart”, intelligenti, dinamici, orientati positivamente verso obiettivi di qualità urbana e di sostenibilità ambientale.
Sarebbero “città che apprendono” più rapidamente nuovi stili di vita.
L’Unione Europea prevede la creazione di una rete di trenta smart cities da selezionare entro il 2020.
Perché non provare a immaginare una città migliore?

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