Il sisma della solidarietà

31 maggio 2012 - Tonio Dell'Olio

Il terremoto c’è. Con tutto lo sciame sismico di dolore e di polemiche, di disastri e di disagi, di proteste e di imbarazzi. Però c’è anche tanta solidarietà. Parola abusata, nel senso che non viene sempre utilizzata nella sua piena accezione e talvolta diventa la foglia di fico della buona coscienza per nascondere comportamenti ordinari che la smentiscono clamorosamente. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Attorno e dentro la vicenda del terremoto in Emilia c’è una solidarietà silenziosa e attenta, discreta ed efficace che sa farsi prossimità concreta. È qualcosa che rifugge la spettacolarità e il clamore. Più che parlare, respira. Più che agitarsi, abbraccia. È la capacità di intercettare il bisogno reale, quello più vero ed urgente delle persone in carne e ossa senza distogliere lo sguardo dal domani, dalla ricostruzione. Di capannoni industriali, di abitazioni e di chiese, certo. Ma anche della fiducia e della speranza. Ricostruire comunità. Tutte cose ugualmente necessarie e che avvengono più nelle tende montate dai volontari che davanti alle telecamere della televisione. Pagine di umanità.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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