POTERE DEI SEGNI

Senza armature

Parole di speranza e di coraggio, per vincere la barbarie dell’inciviltà.
Per ritrovare i sassolini giusti per abbattere il gigante.
Con una sola fionda.
Tonio Dell'Olio e Renato Sacco

Don Tonino riesce a parlare a noi oggi, rivolgendosi a un personaggio della Bibbia vissuto circa 3000 anni fa. Si rivolge al salmista, al profeta, al grande re Davide che ha chiesto “il pizzo”; ma in realtà si rivolge a noi per invitarci ad abbandonare le armature pesanti per vincere, in modo diverso, le nostre battaglia di civiltà.

Carissimo Davide,
non dirmi che voglio fare dello scandalo a tutti i costi sulla tua pelle o che, rimestando nelle memorie che forse pensavi archiviate per sempre, inquino cinicamente la trasparenza con cui, presso i posteri, continua a vivere la tua immagine.
Se ho dato pubblicità al tuo gesto criminoso, (cap. 25 del 1° libro di Samuele ndr) non è perché intenda avanzare dubbi sui meriti che ti collocano tra i più grandi santi del Vecchio Testamento. Ma è solo perché nessuno meglio di te ha fatto tesoro dei propri errori e si è ravveduto a tal punto, da divenire maestro di conversione per tutti.
Vedi, noi oggi stiamo passando un brutto quarto d’ora in fatto di estorsione. Se i nostri giornali arrivano anche in paradiso, non ti sfuggirà certamente come le gesta della malavita organizzata occupino la maggior parte delle prime pagine. E diventa sempre più difficile trovare un sottotitolo che non abbia a che fare con “’ndrangheta” e “camorra”, con “mafia” e “sacra corona unita”, con violenze di “boss” e “blitz” di polizia. Non c’è imprenditore che non debba far la cresta ai suoi proventi, pagando dazi da capogiro a oscure consorterie che aleggiano alle sue spalle. Non c’è commerciante su cui non gravi la soprattassa in favore di misteriosi geni tutelari, che gli preservino la ditta dal fallimento. Non c’è professionista serio che non debba vivere sotto la minaccia del ricatto, o che non debba percentualizzare una consistente aliquota del suo patrimonio a fondo perduto se vuole lavorare tranquillo. Le classiche società d’assicurazione non coprono più.
Si può evadere il fisco, ma non si possono evadere le cosche. Si può sfuggire al braccio della giustizia, ma non si sfugge ai tentacoli della piovra.
Abbiamo davvero toccato il fondo delle barbarie e non sappiamo come liberarcene. Le stiamo tentando un po’ tutte: la mobilitazione delle coscienze perché si ribellino alla legge dell’omertà, il ricorso ai numeri telefonici speciali della prefettura per denunciare i tentativi di estorsione. Ma non c’è niente da fare. Sono tutte armature pesanti, come quella di Saul, che non ci permetteranno mai di abbattere Golia. Ci vuole ben altro per vincere questa battaglia di civiltà: il rifiuto di ogni logica di violenza, la demistificazione della ricchezza, lo smascheramento degli idoli del denaro, il ripudio del guadagno facile, il rispetto della persona umana, la riscoperta della forza liberatrice del lavoro, l’orrore per ogni forma di connivenza con l’ingiustizia. Occorre, insomma, quel cambio interiore di cui, dopo l’iniquità che hai commesso, tu ci sei stato impareggiabile maestro, e che porta un nome solo: conversione del cuore.
Forse nella fionda, per abbattere il gigante, non ci è rimasto che quest’ultimo ciottolo. (Antonio Bello, Ad Abramo e alla sua discendenza, ed. la meridiana, Molfetta)

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