CHIESE

Chiese migranti

Concluso il Sinodo luterano 2012, con uno sguardo puntato sulle migrazione di uomini e donne: quale il ruolo di una Chiesa?
Rosa Siciliano

Il 29 aprile scorso si è conclusa a Roma l’assemblea 2012 del Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI), organo sovrano che dibatte e delibera su tutte le materie della vita ecclesiale. Oltre 50 sinodali, in arrivo dalle 15 comunità luterane sparse dalle Alpi alla Sicilia, hanno discusso per cinque giorni di numerose questioni e soprattutto del tema centrale dell’assemblea 2012: la migrazione degli uomini e delle donne.
Il tema è stato approfondito da un punto di vista teologico e accademico nel corso di sessioni plenarie e anche in gruppi di lavoro in cui i sinodali hanno confrontato le proprie esperienze quotidiane all’interno delle rispettive comunità, anche con il contributo di esperti non luterani.
Il valore e il risultato del Sinodo 2012 sono riassumibili con le parole pronunciate dal pastore Holger Milkau, Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia: “È da ridefinire il collegamento fra destino personale, scelte individuali e dinamiche generali, collettive e globali... La migrazione spesso esprime lo struggente desiderio di una vita riuscita. Non si può stare soltanto a guardare, ancor di più se ci si definisce cristiani. Perché il cristiano insorge contro il destino, cerca l’azione anche quando si tratta dell’ultima speranza. Se domani c’è la fine del mondo, pianta ancora un albero di mele: l’impegno deve essere per oggi, per domani, per chi verrà dopo di noi. A maggior ragione l’impegno di una Chiesa per i migranti non può essere solo teorico, ma deve esprimersi in gesti concreti. Ecco perché le comunità luterane in Italia saranno sempre più luoghi di incontro e condivisione”.
La migrazione quale tema centrale del Sinodo è stata “una scelta effettuata con convinzione, addirittura naturale se si pensa che la CELI – statutariamente bilingue, con radici in Germania e vita in Italia – è nata come Chiesa di migranti e ancora oggi ne mantiene diversi tratti”, come ha affermato Christiane Groe-ben, tedesca d’origine ma “napoletana” da circa 45 anni, appena riconfermata alla presidenza del Sinodo per altri quattro anni.
Nella CELI convivono tedeschi da anni in Italia o presenti per lavoro o vacanza, così come cittadini italiani da sempre o da poche generazioni. Significativa l’appena rinnovata composizione dei vertici della Chiesa, con una mescolanza emblematica di cognomi germanici e italiani.
La globalizzazione ha mutato le forme di migrazione, anche per il cresciuto divario tra le diverse aree del mondo, e il nostro Mediterraneo ribolle di rivendicazioni economiche, sociali, politiche e religiose che determinano ondate di migranti. In uno scenario così complesso e dinamico, si rischia che l’incontro con e tra i migranti provochino sempre di più, all’interno di comunità e nazioni, un crescendo di tensioni e conflitti tra identità diverse.
Così al Sinodo – dopo la relazione dei pastori Jakob Betz e Robert Maier che hanno affrontato il tema dal punto di vista teologico – particolare interesse ha destato l’intervento del professor Walter Lorenz, rettore della Libera Università di Bolzano ed esperto di cittadinanza europea, identità nazionali e metodi di antirazzismo: la sua relazione ha posto l’accento sul parallelismo tra i processi d’identificazione individuale e sociale. Nelle parole di Lorenz, un nuovo “Io” più sicuro e in posizione non difensiva si forma nell’ambito di un’identità collettiva e nazionale, frutto di nuove differenze culturali e linguistiche che s’incontrano in quel cosiddetto “terzo spazio” di comunicazione indispensabile per rapporti costruttivi e non conflittuali.
La questione di un’identità consapevole, che non sia ostacolo alla convivenza ma anzi facilitatore di dialogo e confronto per una reale crescita collettiva, è stata comune a tutti i quattro gruppi di lavoro. In particolare: Il Terzo Spazio, moderato dallo stesso prof. Lorenz e nel solco della sua relazione, si è concentrato su come questo spazio immaginario possa essere luogo d’incontro con gli altri al di là delle specifiche identità; Migrazione e Identità, guidato dallo psicologo e sinodale Ingo Stermann, ha tracciato – sulla base di esperienze vissute e testimoniate – la complessità paradossale ma esistenziale di migrazione e identità per chi oggi vive in Italia; Rifugiati, a cura di Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), ha trattato la questione dei rifugiati, i loro drammi e le umiliazioni subite con influsso negativo sul futuro delle generazioni successive e sottolineato la necessità di superare pregiudizi e stereo-tipi mediante un dialogo reale con i rifugiati stessi; La pluralità dell’Ecumene, condotto da Ulrich Eckert, vicedecano della CELI, si è infine confrontato sugli elementi che caratterizzano l’identità luterana in Italia, quali vita comunitaria, pensiero teologico, tradizione liturgica e consuetudini culturali, compiendo altresì una disamina della molteplicità ecumenica nelle varie comunità e una riflessione su come facilitare la comunione con persone culturalmente e, talvolta, linguisticamente diverse.
Dai lavori del Sinodo è pertanto emersa una certezza: i luterani in Italia s’impegneranno sempre di più nel favorire il dialogo, l’incontro e la conoscenza reciproca con chiunque, anche con chi viene da molto lontano.

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SETTEMBRE 2019

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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