GUERRE E INFORMAZIONE

Non c'è pace senza Siria

L’altra faccia della rivoluzione. Associazioni a confronto su una guerra drammatica e sull’immagine che di essa passa nei mezzi di informazione.
Laura Tussi (Docente e giornalista)

Le associazioni PeaceLink e Mondo senza Guerre e senza Violenza hanno presentato la conferenza dal titolo “Non c’è pace senza Siria – L’altra faccia della rivoluzione”, con il patrocinio del Consiglio di Zona 6 del Comune di Milano.
La conferenza, svoltasi a Milano l’11 maggio scorso, è stata l’occasione per conoscere quello che i media non raccontano della rivoluzione in Siria, dando voce all’ala democratica e pacifica dell’opposizione siriana. Per capire la complessità della situazione in Siria è necessario approfondire le ragioni delle parti in campo, puntando l’accento sulla condanna delle violenze mosse dai protagonisti di una crisi difficile da analizzare.
L’intento era quello di approfondire le cause e le ragioni della crisi siriana, per scoraggiare che sia necessaria una guerra alla maniera libica, “per evitare massacri della popolazione civile”.
Un anno fa si diceva che in Siria manifestavano civili a mani nude e in modalità nonviolente e spontanee. Questi venivano brutalmente repressi dalla polizia del regime. I manifestanti collaboravano con comitati locali di giovani volontari che coordinavano le manifestazioni tramite internet e in collaborazione con il CNSCD (Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico), che rappresenta tutte le fazioni politiche della Siria e si è fatto portavoce dei manifestanti nonviolenti. Il CNSCD è un organismo politico che non condivide le scelte armate del CNS (Consiglio Nazionale Siriano). In Italia è rappresentato da Ossama Al Tawil, un obiettore di coscienza siriano. Però il CNSCD non è stato identificato dai nostri media come l’opposizione al regime siriano. Secondo i mass-media occidentali la vera opposizione è rappresentata dal CNS, formato da un fuoriuscito dal coordinamento CNSCD, Bourhan Ghalioun, che ha fondato il Consiglio CNS all’estero, in Turchia.

Disertori
In seguito l’opposizione siriana è stata identificata con il termine “disertori”. Mentre, di solito, disertore è colui che getta le armi e abbandona l’esercito, in Siria sono stati considerati tali, dai media, coloro che passano dall’Esercito Regolare Siriano a un altro esercito, in questo caso il Libero Esercito Siriano (LES). I disertori venivano citati con titoli di giornale del tipo “un disertore uccide due soldati dell’esercito”, dove il termine “disertore” assume un connotato di violenza che non gli appartiene. Per molti mesi i media hanno trasmesso notizie di disertori armati che uccidono altri soldati. Questo termine si è collegato ai vocabolari della violenza, assumendo connotati impropri. Quindi, per i mass-media l’opposizione siriana all’Esercito Regolare è diventata il Libero Esercito Siriano, coordinato dal CNS, fautori entrambi della lotta armata. Il CNSCD è, invece, un coordinamento che crede in un cambiamento progressivo in Siria con leggi democratiche e non vuole una rivolta armata per destituire il regime, ma opta per soluzioni pacifiche e nonviolente.
Il CNS è favorevole anche a “corridoi umanitari” richiesti dalle pressioni politiche occidentali, mentre il CNSCD vi si è opposto perché apripista per un possibile intervento militare dall’estero. Il CNS, dopo aver richiesto corridoi umanitari, ha cominciato a sostenere l’invio di armi dall’estero per il Libero Esercito Siriano. Quindi il CNS si è sempre più integrato con il LES. Queste due istituzioni sono state presentate dai media occidentali e internazionali, come l’unica vera opposizione siriana al regime.
Fino a poco tempo fa, l’opposizione siriana coincideva, sempre per i mass-media, con i manifestanti nonviolenti e a mani nude, fino a quando non si poté fare a meno di ammettere un’opposizione armata: soprattutto con la strage perpetrata a Homs da parte dell’Esercito Regolare Siriano.

Via web
Soltanto via internet si cominciava ad avere notizia di genti in fuga da Homs, per esempio sciiti, non tanto per paura dell’Esercito Regolare, che fa capo a una dinastia Alauita, del gruppo sciita, ma per fuggire ai guerriglieri del LES, che è costituito da sunniti. Nel web si comincia a capire che a Homs non era in atto soltanto una strage da parte del governo verso i cittadini, ma addirittura i civili si trovavano tra due fuochi: tra la guerriglia dell’Esercito Regolare Siriano e del LES. Dopo Homs, i cosiddetti disertori, gli oppositori armati siriani, sono stati, sempre e ancora impropriamente, denominati “attivisti” che, invece, è un termine indicante persone che in modo disarmato lottano per i diritti civili. Al contrario la parola “attivisti” è stata applicata a dei guerriglieri e questi sono diventati anche i cronisti della guerra civile a Homs. In Italia, la televisione di Stato trasmetteva servizi, facendo testimoniare come giornalisti, dei guerriglieri appartenenti a una delle due fazioni in campo di questa guerra civile, cioè l’opposizione armata siriana.
Televisioni come Al Arabiya e Al Jazeera danno ampio risalto alle notizie provenienti dagli insorti armati. Al Arabiya ha sede negli Emirati Arabi Uniti che adottano una politica di collaborazione con la Nato. Il gesuita padre Paolo Dall’Oglio, che ha fondato una comunità interreligiosa in Siria, nonostante l’opposizione del regime, ha dichiarato:”In Siria Al Jazeera ha scelto l’opzione militare”. L’ex direttore di Al Jazeera, Wadah Khanfar, si è dimesso per aver censurato dei servizi sulle stragi dei soldati Usa, obbedendo al Pentagono. Questa televisione ha sede in Qatar e ha diffuso menzogne e bufale, come le “fosse comuni” dopo il finto bombardamento aereo a Tripoli. Anche Avaaz è una rete telematica che propone petizioni. In passato ha promosso appelli contro le multinazionali e per l’ecologia. Ma dietro Avaaz si nasconde l’organizzazione “Move On”legata a Obama e a Clinton. Usando informazioni rivelatesi false e menzognere, ha spinto l’opinione pubblica progressista verso la guerra in Libia e ora tenta di fomentare la guerra anche in Siria.
In sintesi, le forze che si oppongono al regime siriano si avvalgono del supporto dell’Arabia Saudita, che non si distingue certamente per la tutela dei diritti umani. L’Arabia Saudita è sunnita. È considerato un Paese musulmano “moderato” perché compra armi dagli Usa. Punta a destabilizzare la Siria, dove la maggioranza sunnita è esclusa dal potere. In questa nazione vige una monarchia assolutistica che non può assolutamente portare libertà in Siria. Anche Al Qaida ha espresso il suo sostegno alla ribellione armata siriana e non approva il carattere multireligioso e interetnico dell’attuale società siriana. I Fratelli Musulmani sono alla base della rivolta armata in Siria. Hanno un patto di collaborazione con il Pentagono per destabilizzare il regime siriano e far passare l’oleodotto che collega l’Iraq con il Mediterraneo. Il Qatar compra armi dagli Usa e punta all’intervento militare in Siria, sostenuto anche dalla Turchia, che fa parte della Nato, confina con la Siria e addestra sul proprio territorio gli insorti siriani. Quindi, tutte le petromonarchie vogliono destituire con la violenza il regime siriano, perché fra Siria e Iran, entrambe sciite, vige un’alleanza di ferro e, rompendo l’asse Siria-Iran, si può ridisegnare il potere in quell’area ricca di petrolio.
In via conclusiva, ribadiamo la nostra opposizione ai regimi tirannici, che calpestano democrazia e diritti umani. è preferibile, laddove se ne presenta la possibilità, un’opposizione nonviolenta, che forse sembra nell’immediato meno efficace, ma dà comunque garanzie di limpidità di contenuti e sbocchi. Dobbiamo attentamente meditare le parole del Partigiano e Padre Costituente Stephane Hessel: la nonviolenza è il cammino che tutti dobbiamo imparare a percorrere.

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SETTEMBRE 2019

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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