Al di là del carcere

5 settembre 2012 - Tonio Dell'Olio

Quando non è una scuola di delinquenza, il carcere è un tempo vuoto che non aiuta il riscatto delle persone e nemmeno la riflessione. Sarà per questo che Abdelmajid, detenuto di origine marocchina recluso nel carcere della Dozza a Bologna, ha chiesto di proseguire nell'esperienza di lavoro della terra in cui è stato impegnato solo per pochi giorni alla fine di agosto. Un progetto dell'organizzazione non governativa CEFA, ente di formazione che lavora nel carcere, che ha organizzato di aiutare l'Istituto agrario Ignazio Calvi di Finale Emilia, gravemente danneggiato dai terremoti del 20 e del 29 maggio. Si trattava di raccogliere pere e tre detenuti hanno affiancato i 24 volontari dell'associazione. Un'esperienza che pare aver riaperto alla speranza le sbarre della vita di tre reclusi, ovvero separati, ignorati, allontanati. “Per la prima volta sento di fare qualcosa di giusto” dice Hussein, detenuto di origine pakistana. A volte basta poco.

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