CHIAVE D'ACCESSO

Morte annunciata

Quel centrosinistra che non ha fermato la strage.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

Mentre scrivo questo articolo il governo italiano tenta di risolvere la crisi dell’Ilva di Taranto elaborando un decreto legge per dissequestrare gli impianti inquinanti su cui la magistratura ha posto i sigilli. Quando leggerete questa pagina, saprete come sarà andata a finire.
Sono colpito dal fatto che il principio di non ingerenza del potere esecutivo sul potere giudiziario – tanto difeso quando la magistratura ha indagato su Berlusconi – oggi venga accantonato. Accade qualcosa di assolutamente anomalo nel panorama politico e, in particolare, nel fronte che si autodefinisce “progressista”. Se la magistratura colpisce Berlusconi, il centrosinistra reclama l’assoluta indipendenza del potere giudiziario. Se invece la magistratura colpisce la famiglia Riva fermandone la produzione, allora l’azione della procura può essere ostacolata.
E così questa famiglia potente di industriali – che ha ottimi rapporti sia con esponenti del centrosinistra che con esponenti del centrodestra – riesce a ottenere un decreto salva-Ilva.
Un decreto che viola la tripartizione dei poteri, quella tripartizione che da D’Alambert (1717-1783) in poi mira a garantire al potere giudiziario l’assoluta indipendenza dal potere esecutivo e, quindi, dal potere politico.
E tutto ciò avviene mentre a Taranto ogni mese muoiono due persone in più per inquinamento industriale.
Nel quartiere Tamburi i bambini sono costretti a “fumare” un equivalente di mille sigarette all’anno (sono calcoli scientifici noti da tempo). Inalano benzo(a)pirene cancerogeno in quantità inaccettabile.
Non è possibile che oggi non scatti un moto di indignazione e di protesta paragonabile a quello che scattava quando Berlusconi tentava di interferire con l’azione moralizzatrice della magistratura.
In nome del profitto il centrosinistra oggi sta vendendo la propria anima.
Qualcuno potrebbe dire che il centrosinistra sta facendo di tutto – persino un decreto legge anticostituzionale – per difendere i posti di lavoro degli operai dell’Ilva. Falso. Assolutamente falso.
Se il centrosinistra volesse veramente giocare tutte le carte e avesse a cuore questi operai, chiederebbe il ritiro dall’Afghanistan di una missione che costa 780 milioni di euro l’anno, una somma sufficiente a impiegare ventimila lavoratori nella bonifica dei terreni inquinati, riconvertendo operai che inquinano in lavoratori che disinquinano.
Se il centrosinistra avesse a cuore la sorte degli operai dell’Ilva, non darebbe il proprio appoggio al prepensionamento di 30 mila militari per risparmiare sul personale della Difesa e poter così investire massicciamente sugli aerei da guerra F35.
Questo è un centrosinistra con autorevoli esponenti che sono stati intercettati dalla Procura mentre si accordavano amabilmente con uomini dell’azienda Ilva.
Questo è il centrosinistra che trova i soldi per bombardare in Afghanistan ma non quelli per salvare chi muore di inquinamento.
A Taranto la Procura indaga – oltre che per disastro ambientale – anche per associazione a delinquere. Un ciclone superiore a quello di Mani Pulite. Un ciclone che colpisce uomini di spicco del centrosinistra. Loro potevano fermare la strage silenziosa. Non l’hanno fatto.
Alla magistratura dovranno dire perché.
L’art.40 del Codice penale precisa che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo”.

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