Tra il silenzio e l'azione

Bianco, tendente al rosso

L'azione civile “VERGOGNA UNESCO” dell'8 dicembre 2012
Base americana Dal Molin – Vicenza
12 dicembre 2012 - Maurizio Mazzetto

1. “... La nostra vantata civiltà è fondata sul sangue, imbevuta di sangue, e né voi né alcun altro può sfuggire allamacchia rossa...”
Jack London, Il tallone di ferro,
con uno scritto di Lev Trotzkij. Prefazione di Goffredo Fofi,
Feltrinelli, 1972, p. 53
2. “... el hablar distrae, y el callar y obrar recoge y da fueza al espìritu” ( “... le parole distraggono, mentre il silenzio e l'azione raccolgono lo spirito e lo rinvigoriscono”)
San Juan de la Cruz
Il bianco
Era il giorno dell'Immacolata, ricordava Alberto, fin dall'inizio. Il giorno in cui, per eccellenza, si celebra “il bianco e la purezza”. Potremmo anche dire: la luce e la verità. In effetti - al di là delle convinzioni e interpretazioni (molto discusse e discutibili) dell'Immacolata Concezione di Maria - l'aver scelto l'8 dicembre come data dell'operazione VERGOGNA UNESCO, si prestava ad un richiamo collettivo alla “purezza”, ossia alla verità.
Dopo tanti inquinamenti e tante menzogne sulle decisioni e sui dati, sentivamo il bisogno della trasparenza, il bisogno - a proposito di “luce” - che la verità delle cose e delle intenzioni venisse alla luce (a cosa serve, effettivamente, questa nuova base militare americana? a cosa servono effettivamente gli eserciti e le basi militari nel mondo? siamo sicuri che servono alla democrazia? alla pace? alle popolazioni? alla giustizia? alla “sicurezza”?).
E che venisse alla luce, ancora una volta, la convinzione e la posizione di ciascuno. I politici (sia quelli che hanno taciuto, sia coloro che si sono espressi) e i giornalisti locali (servi, in genere, del potere), hanno dimostrato le loro. Noi, anche con questa Azione, le nostre.
È venuta pure la neve, immacolata, a dare forza a questa esigenza di luce e di verità. “Verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo” (Salmo 84,12), pregavamo ieri mattina. Dal cielo si è affacciata, con la neve, la “giustizia” (ossia la volontà) di Dio: che dalla terra emerga, sbocci, germogli, la verità! E che si abbandonino le vie della menzogna, infangate dal potere, come i campi dell'8 dicembre!
Il rosso
Ma dal fango - o dal letame, sparso nei campi - sappiamo, almeno da De André in qua, possono nascere “i fiori”. Dal fango, sabato 8 dicembre, a Vicenza, fiorivano le croci bianche che ci hanno sempre accompagnato in questo ultimo lustro di vita e di impegno.
Le guardavo, alla fine della manifestazione, con tenerezza: molte di loro sono consunte dal tempo, dall'essere state trasportate qua e là tante volte (sulle piazze, sulle vie, sugli argini, …; a Vicenza, a Venezia, ....), hanno perso un po' di colore (il loro bianco immacolato ci ricordava i cimiteri di guerra, in particolare quelli che stavano, dopo la Prima Guerra Mondiale, in Altipiano).
Ora sono segnate dal rosso che, dopo la fumogenata di sabato scorso, si è depositato sul legno. Sembrano ancor più dolorose.
Sì, il rosso.
Il colore della vergogna (ora doppia, dopo l'ignobile articolo del Giornale di Vicenza di domenica; doppia per la città e per alcuni suoi rappresentanti, giornalisti o politici, non per noi, che ce ne andiamo fieri di ciò che abbiamo fatto).
Rosso è anche il colore del sangue delle vittime di tutte le guerre e di tutte le parti: e a loro - mentre accendevo la boetta fumogena - era rivolto il mio (e credo il nostro) pensiero.
Rosso - infine, ma non ultimo - è anche il colore della protesta, della passione, del fuoco, e dell'amore. Solo l'amore muove, fa agire, dando la forza e la determinazione necessarie. Ma chi sa ancora amare? Chi sa, oggi, cos'è l'amore? Quanto egoismo ammantato da amore c'è in giro!
Il campo
Perciò “siamo scesi in campo".
Nel campo reale, vicino alla base militare, di fronte al grande reticolato che vorrebbe isolare la base come un cancro, mentre il suo carico di morte si diffonde ovunque nella città; e nel campo metaforico, quello della vita pubblica, della responsabilità civile di tutti noi.
Lo abbiamo fatto per la DIGNITÀ, per la CULTURA, per la CITTADINANZA, per la PACE e per la GIUSTIZIA, ossia per i tesori che portiamo nel cuore e che vogliamo difendere fino in fondo: questa è la vera difesa di cui hanno bisogno i popoli!
Chi tra di noi si definisce cristiano vorrà forse aggiungere: per il VANGELO.
Certo, ma esso è già contenuto e declinato nei valori nominati sopra e per i quali abbiamo compiuto quest'azione, insieme a tante altre.
Il silenzio
Momento necessario per raccogliere i pensieri e le forze, è sempre il silenzio (quello, anzitutto, che si fa dentro di sé). Ma che diventa, all'esterno, e paradossalmente, eloquente: per chi è disponibile a raccoglie il “segno”. Il silenzio che diventa muta parola, grido soffocato, perché nasce da un deciso rifiuto e da una forte protesta.
Così ho vissuto l'Ora di silenzio per la Pace, nel pomeriggio dello stesso giorno, in Piazza dei Signori, in centro Città.
È sempre un momento che vivo intensamente. Sono stato educato al silenzio, ma non a “questo silenzio”, che unisce lo spirito al corpo (sociale), al corpo di cui facciamo parte. Quel silenzio cui ero stato educato era intimistico e solipsistico: deprivava della vera e ampia comunione, della comune-unione con l'umanità. Non riesco più ad “andare a Dio”, senza passare attraverso il legame che stabilisco e che stringo con le persone, né trovarLo senza entrare nella Storia degli uomini, nelle loro sofferenze e nelle loro battaglie per la libertà.
In silenzio siamo stati, avvolti dal freddo dell'inverno, ma dal calore del pensiero e dell'amore. Attorniati dai passanti distratti (o attratti dalle banalità natalizie già nell'aria) o incuriositi dal segno che ponevamo con i nostri corpi, attorno alla grande bandiera della Pace. Solo i corpi - e poche scritte di spiegazione – parlavano. In silenzio. Parlavano e agivano. Da fermi.
L'azione
Cosa significa, in effetti, “agire”? È una domanda che ci poniamo ogni giorno di più; poiché, per cambiare questa società di morte, non sappiamo più cosa fare!
Come agire? Dove agire? Cos'è, radicalmente, un'azione?
Se essa è priva di “cultura”, di valori simbolici e trasmissibili, si può chiamare ancora azione o si tratta solo di gestione dell'esistente, di ciò che è dato, che è (già) finito?
Sabato 8 dicembre 2012, a Vicenza, nella debolezza delle nostre forze, sono convinto, abbiamo messo in atto una vera azione. Che resterà. Dispersa nel vento, come il fumo rosso che si è levato. Ma non dimenticata da chi lo sa ascoltare, il vento.
Il ritorno sui monti
“Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie” (Isaia 49,9), leggiamo oggi.
E ieri sono salito, davvero, sulle montagne. Guarda caso, mi sono ritrovato, a metà dell'escursione e “senza volerlo”, sotto l'Ossario del Pasubio (dove vi sono i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale). Ho voluto raggiungerlo. E poi, stare qualche minuto in silenzio, lì con loro.
Da loro - dagli uccisi, dagli ingannati, dagli sfruttati, dai poveri, dagli “stanchi e oppressi” di cui parla il Vangelo di oggi (Mt 11,28) - eravamo partiti, e a loro vogliamo sempre tornare.
Per ripartire.
“Egli dà forza allo stanco e vigore allo spossato” (Isaia 40,29).

Maurizio Mazzetto, 12 dicembre 2012

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