NONVIOLENZA

Testimoni in ricerca

Novecento: all’insegna della nonviolenza, arte politica e scienza della pace.
Sergio Paronetto (Vicepresidente Pax Christi Italia)

Il Novecento è stato un secolo di grande violenza e di terribili guerre ma ha generato la nonviolenza come movimento socio-politico, come fonte di azione per educarci alla pace con mezzi di pace. La nonviolenza è diventata storia umana, arte politica e scienza della pace. Così la definisce un grande del Novecento come Tonino Bello: “scienza articolata e complessa con tanto di formulazioni analitiche e di scelte rigorose. Che si avvale di grandi maestri e di una ormai incontenibile produzione bibliografica. Che fa perno attorno all’educazione e rielabora, in termini laici, l’antico motto dei profeti: o convertirsi o morire” (La speranza a caro prezzo, S. Paolo).

Civiltà del diritto in cammino
La nonviolenza come fenomeno socio-politico moderno è stata ed è un grande mosaico di persone, di culture e di storie. Nasce con Gandhi nel 1906 in Sudafrica, laboratorio mondiale di nonviolenza fino a Nelson Mandela e Desmond Tutu che hanno favorito, lì e altrove, lo sviluppo di “commissioni per la giustizia e la riconciliazione”, interventi civili per la prevenzione e la trasformazione dei conflitti, scuole di “perdono”, esperienze di “giustizia ricostitutiva”, presenze disarmanti. Tra i principali punti di riferimento è bene ricordare i sei principi di Gandhi (astensione dalla violenza, adesione alla verità, autosacrificio, agire costruttivo, compromesso, gradualità dei mezzi) e gli undici punti del suo “Programma costruttivo” del 1941 (Giuliano Pontara li ha riassunti nelle dieci “lezioni gandhiane” da contrapporre alla moderna barbarie). Anche per Luther King i principi nonviolenti sono sei, argomentati nel suo saggio “Pellegrinaggio alla nonviolenza” del 1958 mentre Aldo Capitini, nel 1968, elenca venti ragioni per accogliere e praticare la nonviolenza come “varco della storia”. Essa fa corpo con la civiltà del diritto in cammino, con la nascita del nuovo diritto internazionale, codificato nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), nella Carta dell’ONU(1945) e in tanti testi ufficiali, compresa la Costituzione italiana (1948), nelle ricerche e nelle pratiche di tanti centri orientati alla trasformazione costruttiva dei conflitti.

Speranza storica
La nonviolenza non ha offerto solo gesti isolati o testimonianze personali, legate alle varie forme di obiezione di coscienza al servizio militare e alle guerre. Ha aperto cammini di speranza. Opera sempre come concreta speranza storica. Ha realizzato conquiste in varie parti del mondo, in India e in Sudafrica, negli Stati Uniti e in Sud America, nelle Filippine e nell’Est europeo, in alcune zone del Medio Oriente e del nord Africa o in Europa. È emersa l’idea che, con tutti i suoi limiti, può essere efficace e avere una dimensione popolare. Alcuni studiosi (M. Stephen, E. Chenoweth, G. Sharp, A. Drago) mettono in risalto il fatto che, nei processi di cambiamento politico, la nonviolenza ha realizzato più vittorie delle rivoluzioni o rivolte armate. Dal 1975 al 2003, sulle 67 rivoluzioni nei circa 190 Stati del mondo, 47 (cioè i 2/3) sono state nonviolente. Su tutte le 323 rivoluzioni dal secolo XX, le rivoluzioni nonviolente sono vittoriose al 56%, quelle violente al 26%. Ognuna di esse ha mobilitato la dignità di persone attive e di popoli coscienti. Certo, ogni vittoria è fragile ma assai più fragile è quella armata che riapre le violenze e aggrava i conflitti.

La storia dell’umanità
Sperimentata come cammino ragionevole e umano, la nonviolenza può essere condivisa come storia profonda dell’umanità. Non è, dunque, una dottrina compiuta né un metodo uniforme ma un insieme di storie, di persone e di movimenti. Un intreccio di esperienze vitali: amore politico, lotta per la dignità, amicizia liberatrice, costruzione sociale, giustizia, interdipendenza, scelta di vita.
In sintesi, è ricerca della felicità compatibile con molte filosofie o religioni di cui conserva la sostanza (la passione per le vittime e la possibilità di riscatto). Per questo si mescola a varie culture, arricchendole: è “compassione” buddista-induista, “satyagraha” gandhiana, “misericordia” islamica, “ubuntu” africano, “buen vivir” andino, “shalom” ebraico, “beatitudine” evangelica, “principio speranza”, la “regola aurea” dell’amore per il prossimo. Per Gandhi “forza della verità”. Per Luther King “forza di amare”. Per i Forum Sociali Mondiali è agire per “un altro mondo possibile”. Per i cristiani è la “buona notizia” del Cristo morto e risorto. Per Tonino Bello “convivialità delle differenze”. Di grande rilievo è l’intervento di Benedetto XVI del 18 febbraio 2007 sulle Beatitudini come “magna carta della nonviolenza cristiana”. La beatitudine della pace, richiamata nel messaggio pontificio del 1 gennaio 2013, diventa impegno a camminare decisamente sulla via della pace nonviolenta come unico grande annuncio cristiano. Per illuminarla, occorre attivare la memoria creativa di persone come Gandhi, Lev Tolstoj, Henry D. Thoreau, Aldo Capitini, Danilo Dolci, Vinoba Bhave, Lanza del Vasto, Albert Einstein, Bertrand Russel, M. Luther King, Thomas Merton, Cesar Chavez, Chico Mendes, Primo Mazzolari, Giorgio La Pira, Giovanni XXIII, Lorenzo Milani, Ernesto Balducci, D. M. Turoldo, Bernard Häring, Tonino Bello, Giuseppe Dossetti, Jean Goss, Helder Camara, Leonìdas Proaño, Oscar Romero, Paulo Freire, Alexander Langer, Thich Nhat Hanh, Chaiwat Satha-Anand, Raimon Panikkar, Vittorio Arrigoni, i volti dell’antimafia…

La nonviolenza femminile
In particolare, la pace nonviolenta vibra con passione e compassione nel grande crocevia della nonviolenza femminile. è inevitabile ri-cordare donne come Berta von Sutter, Jane Addams, Emily Greene Balch; Simone Weil, Hanna Arendt, Edith Stein, Maria Montessori, Maria Zambrano; Etty Hillesum, Sophie Scholl e le donne disarmate della Resistenza europea; Marianela Garcia, le madres-abuelas cilene e argentine, le donne andine quechua e aymarà; le “donne in nero” e le madri delle vittime delle guerre e delle stragi in Medio Oriente e in varie parti del mondo; Annalena Tonelli, Rachel Corrie, Mirella Sgorbati, Graziella Fumagalli, Wangari Maathai, Anna Politovskaya, Ilaria Alpi, Dorothy Stang; Teresa di Calcutta, Chiara Lubich; Rosemary Lynch, Dorothy Day e Rosa Parks; le domenicane Jacqueline Hudson, Ardete Platte, Carol Gilbert; Alva Reimer Myrdal e Corazon Aquino; Emma Thomas, Valeria Maria Pignetti, Maria Vingiani, Adriana Zarri…
Scriveva Gandhi: “Ritengo che la donna sia la personificazione di quella che chiamo ‘nonviolenza’ che significa amore infinito capace di assumere il dolore. A lei è dato di insegnare la pace a un mondo lacerato”. Le sue parole illuminano la testimonianza di donne coraggiose che, con mezzi semplici (la voce, il silenzio, i simboli del lutto), hanno gridato e gridano la loro protesta contro dittature e stragi ricorrenti.
L’attenzione su di loro serve sia per superare la devastante ideologia sacrificale, ammantata di abusiva sacralità, sia per apprezzare anche oggi l’azione di donne viventi come Hildegard Goss Mayr, Rigoberta Menchù, Shrin Ebadi, Betty Williams, Mairead Corrigan; le donne delle “primavere arabe”, Lina Ben Mhenni; Fatima Ahmed Ibrahim, Rabia Terri Harris; le indiane Vandana Shiva, Medha Patkar, Arundhati Roy, Taslima Nasreen, Giovanna Negrotto Cambiaso; Yolande Mukagasana, Antonietta Potente, Shany Payes, Mariella Tappella, Maria Pilar Aquino, Beatrice Alamanni Carrillo, Isoke Aikpitanyi, Angelica Calò Livnè, Samar Sahar, Helen Prejean, Asia Bibi, Tina Anselmi, Chiara Castellani, Maria Pia Bonanate, Laura Boldrini, le donne sindaco antimafia, le tre ultime Nobel per la pace 2001(Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee, Tawakkul Karman), fino alla gentile e potente Aung San Suu Kyi. Esperienze come queste costituiscono un bene comune universale, intrecciano la lotta per i diritti e la democrazia con la cura sociale della vita quotidiana, la mobilitazione collettiva con l’impegno personale.

Fonti e strumenti
L’argomento è immenso, per molti inesplorato. Occorre avvicinarlo con calma e serietà, attivando percorsi formativi permanenti. Tra le fonti utili cui rifarsi: Johan Galtung, Theodor Ebert, Jacques Sémelin, Jean Marie Muller, Pat Patfoort, Gene Sharp, Giovanni Salio, Giuliano Pontara, Enrico Peyretti (che cura Difesa senza guerra, bibliografia sulle lotte nonviolente), Daniele Novara, Antonio L’Abate, Peppe Sini, Antonino Drago, Enrico Chiavacci, Antonio Papisca, Giulio Girardi, Emilio Butturini, Alessandro Zanotelli, Gino Strada, Luigi Ciotti, Roberto Mancini, Luigi Bettazzi...Tra le sintesi più ampie sul tema, quella di Galtung con Pace con mezzi pacifici (Esperia, 2000) e di Sharp nei tre volumi Politica dell’azione nonviolenta (Gruppo Abele,1985, 1986, 1997). Occorre frequentare le pubblicazioni di: Gruppo Abele, Cultura della pace, la meridiana edizioni, San Paolo, Paoline, Icone, Cittadella, Claudiana, Emi, Monti; i Quaderni di «Azione nonviolenta», «Satyagraha» o «Mosaico di pace»; gli Annuari della Fondazione Venezia per la pace; i centri di alcune Università; il Centro Sereno Regis; il Centro psico-pedagogico di Piacenza; il Movimento Nonviolento, la Tavola della pace, Libera e Pax Christi con le sue piccole scuole di nonviolenza e, ultimamente, con l’opuscolo Peace in pieces. Percorsi di nonviolenza. Nel novembre 2012, la sezione latinoamericana di Pax Christi International ha pubblicato il Manuale introduttivo alla nonviolenza dalla prospettiva della trasformazione del conflitto, di C. Fernandez e Luisa F. Trujillo (cfr www.paxchristi.net). Importante la lettura di riviste come «Azione nonviolenta», «Cem-Mondialità», «Nigrizia», «Combonifem», «Missione oggi», «Mondo e Missione», «Popoli», «Narcomafie», «Rocca» e, ovviamente, «Mosaico di pace», in particolare il numero di dicembre 2011. Un’ampia bibliografia su volti ed esperienze di pace è visibile nel libro Tonino Bello maestro di nonviolenza. Pedagogia, politica, cittadinanza attiva e vita cristiana (Paoline 2012).

Tonino Bello maestro di nonviolenza
La conoscenza avviene nel vivo della cronaca e dell’azione. Negli interventi civili per la prevenzione e la trasformazione dei conflitti. Nelle obiezioni di coscienza. Nelle campagne contro la fame e la distruzione dell’ambiente. Nei movimenti indigeni sudamericani. Tra i monaci orientali. Nelle attività dei parenti delle vittime. Nelle reti interculturali. Nelle lotte delle donne. Nella mobilitazione antimafie. Nella cittadinanza attiva per i beni comuni e il disarmo. Nei movimenti ecumenici-interreligiosi. Nello “spirito di Assisi”. Tra gli “indignati”. In Pax Christi. è doveroso, quindi, rivolgere un grato pensiero a Tonino Bello nel 20° anniversario del suo “giorno pasquale”, in concomitanza con il 50° della Pacem in terris. Don Tonino non è stato un generico uomo di pace o un suo bravo attivista. E’ tra noi presente come amico e maestro di nonviolenza. Assieme a Benedetto XV e Mazzolari, Sturzo e La Pira, Milani e Lanza del Vasto, Giovanni XXXIII e Giovanni Paolo II, Balducci e Bettazzi, don Tonino va inserito nella più alta tradizione ecclesiale come padre della Chiesa di Cristo “nostra pace”. Il suo magistero ha un rilievo mondiale, si collega alle più avanzate ricerche di nonviolenza attiva in campo sia formativo-teologico che etico-politico. Ha curato il germe di una teologia trinitaria della nonviolenza che va coltivato con amore. Il suo nome (con quello di tanti beati operatori di pace) va inciso nei cuori e negli itinerari pedagogici e civili di tutti i luoghi di formazione. Nelle comunità cristiane. Nella nostra vita.

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