ATTUALITÀ

La pace scende in strada

Costruire la pace è compito di tutti!
Nandino Capovilla (Coordinatore nazionale Pax Christi Italia)

Se crediamo che l’intramontabile programma del Maestro, che papa Benedetto ha scelto come tema della giornata mondiale, venga pronunciato oggi, come la prima volta sulle labbra di Gesù, allora dobbiamo chiederci dove e come la beatitudine dei costruttori di pace risuoni oggi in modo inedito e provocatorio.
Dove sono oggi, all’inizio del 2013, quei cittadini che al solo parlare di pace preferiscono la fatica dell’operare e del costruire? Ma prima ancora del dove e del come, chi sono questi facitori di pace?

Quale sfida?
La sfida è grande: è urgente scendere in strada e dire alle persone che sono loro i costruttori di pace a cui si riferisce oggi Gesù.
Loro e non quei pochi “impallinati” o esperti che non si sa come facciano ad essere così informati e preparati da stupirci per le loro prese di posizione. Quei competenti e seri professionisti della politica nazionale e della situazione internazionale a cui facciamo riferimento quando speriamo di sentire la voce dei cristiani sui temi del disarmo, della nonviolenza, della riconciliazione.
Per troppo tempo abbiamo delegato ad alcuni il lavoro dell’individuare i campi da dissodare e seminare con lo stile evangelico del perdono e dell’amore, ma è chiaro che dobbiamo raggiungere i cristiani delle nostre parrocchie per consegnare loro il mandato di testimoni del Vangelo della pace. Non smetteremo per questo di organizzare scuole di formazione socio-politica e training sulla risoluzione dei conflitti, ma i candidati alle azioni di resistenza nonviolenta nelle nostre città dovranno essere tutti i giovani del ‘dopo-cresima’ che non sappiamo più come... trattenere ancora in chiesa, giovani ai quali dovremmo proporre semplicemente la vita! A loro lo Spirito Santo dà la forza per essere testimoni di una nuova convivenza civile e politica e non solo di accettare la supplica del parroco per rimanere in oratorio ad animare i bambini.

Responsabili e partecipi
Lo Spirito, che inquieta e spinge con forza i discepoli fuori dal cenacolo, è lo stesso che attrezza tutti i giovani a diventare adulti nella responsabilità di una piena partecipazione nella scuola e nel mondo del lavoro, nella politica e nella cittadinanza attiva.
La questione è seria e da questa scelta fondamentale dipendono altrettante scelte di impegno nella formazione e nell’accompagnamento delle nuove generazioni.
Dovrebbe bastare l’inequivocabile consegna del Signore risorto ai discepoli che, dopo aver vinto la paura, si trovano a fare il primo piano pastorale della storia della Chiesa. Se prendessimo sul serio quella parola del Maestro: “Pace a voi!”, saremmo consapevoli di avere tra le mani un chiaro manifesto programmatico: la priorità della Chiesa deve essere la pace, che non è un corollario della dottrina sociale, un elemento facoltativo dopo Sacramenti e devozioni cristiane, ma indispensabile indicazione di lavoro su se stessi e nella storia.
Anno nuovo, vita nuova potrebbe una buona volta voler dire radicale ripensamento delle nostre priorità pastorali, vedendo in ogni credente, dal bambino all’anziano, l’operatore di pace che il Signore ha pensato per costruire il suo Regno.
Che freschezza di entusiasmo e che slancio di testimonianza potrebbero invadere le nostre città con questa folla di protagonisti dell’educare alla pace, attraverso la fatica dell’annuncio, della denuncia e della rinuncia, come don Tonino proponeva.

Operatori di pace
Il Papa, nel Messaggio per la giornata mondiale della pace 2013, lo dice chiaramente che “tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace” e intuisce questa possibilità di rinnovamento della Chiesa attraverso la pace: “Le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza” (Messaggio per la Giornata mondiale 2013, n.7).
Ma la vera notizia è che la pace è già scesa in strada, uscendo consapevolmente dall’andate in pace dell’Eucarestia domenicale. Certo, le persone coinvolte sono ancora solo un primo gruppo, un’avanguardia di un possibile fiume di testimonianza cristiana diffusa e feconda come lievito nella pasta.
Le abbiamo viste anche recentemente, quando in migliaia si sono date appuntamento sul web perché un ministro-ammiraglio si era messo in testa, in tutta fretta, di far tutto da solo, senza Parlamento e senza misura, per garantire i privilegi della casta militare e per confermare folli progetti di investimento di morte per centinaia di cacciabombardieri di attacco. In migliaia hanno avviato campagne nelle nostre comunità, hanno bombardato di mail i parlamentari, molti dei quali ostentano la loro fede cristiana, e alla fine sono arrivati a Roma per dire, anche a nostro nome, che il cristiano non può accettare questo scandalo diventato decreto legge.
Certamente per godere di questa significativa testimonianza cristiana, è necessario un lungo lavoro, una vera e propria pedagogia della pace. Di questa parla proprio il Papa nel messaggio: “La pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza” (n.7).
Ma la pace è già in movimento, anche se fatichiamo a riconoscerla e anche se la Chiesa esita a sostenere i costruttori di pace all’opera. Eppure sono dappertutto, dal nord al sud dell’Italia, nelle piazze dove si difendono i diritti stracciati dei lavoratori e in quelle dove si custodiscono i beni comuni dall’attacco di politiche ferali per il futuro.
Abbiamo visto anche ultimamente gli operatori di pace delle comunità cristiane di Vicenza scendere in strada con gli altri uomini di buona volontà, quando hanno assistito all’irresponsabile passività dei loro governanti e, di fronte alla miccia accesa di una nuova base militare straniera proprio nel cuore della loro città, non hanno esitato ad alzare alta la voce della protesta e della proposta.
Purtroppo, invece, lo spot del ministero della Difesa che vorrebbe istillarci l’idea che sono gli eserciti e le guerre a darci sicurezza, mostra quelle normali strade su cui camminiamo ogni giorno piene di soldati con ogni genere di armi, pronti a partire per chissà quale “missione di pace”, e dai balconi e dalle finestre tutti unanimemente, secondo il copione di questo spot, si lascerebbero andare a un fragoroso e convinto applauso di approvazione.
“Beati i costruttori di pace”, insiste il Signore con tutti, nessuno escluso.

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