PAX CHRISTI

Di fame, di guerra, di freddo

Un appello per aiutare le popolazioni siriane, stremate dal conflitto, dalle violenze e dalla mancanza di aiuti umanitari.
Pax Christi International
Fonte: Traduzione a cura di Alessandro Riggi

Le severe condizioni climatiche invernali, in tutta la Siria e nell’area confinante, creano nuove difficoltà per i profughi e le popolazioni sfollate. Pax Christi International è sempre più preoccupata per la situazione umanitaria in cui versa la popolazione siriana.
Per questo, Pax Christi International ha lanciato un appello alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, alle altre istituzioni intergovernative, ai governi nazionali così come alle Organizzazioni Non Governative affinché cresca e si diversifichi, malgrado le difficoltà di accesso, l’aiuto necessario e urgente per i profughi e per le persone sfollate in Siria e nei Paesi vicini.
1. Secondo le stime dell’ONU, attualmente 4 milioni di civili in Siria hanno bisogno di assistenza umanitaria. Questo numero include più di un milione e mezzo di sfollati locali. La Commissione per i rifugiati dell’ONU valuta che 400.000 dei 500.000 profughi palestinesi presenti hanno necessità di assistenza umanitaria in ogni parte del Paese (Humanitarian bulletin Syria, OCHA, 25 dicembre – 7 gennaio 2013). La situazione umanitaria si sta deteriorando rapidamente, ma la comunità internazionale presta poca attenzione a riconoscerne le responsabilità e le conseguenze di questo disastro, senza precedenti, causato dall’essere umano.
2. Un numero enorme di civili fugge dal conflitto armato che ha provocato la morte di almeno 60.000 persone. La situazione dei civili è resa ancora più tragica dalle carenze di cibo, d’acqua e di carburante. Queste carenze sono state provocate principalmente dal governo, che ha scelto deliberatamente di colpire le infrastrutture come “punizione collettiva” in danno della popolazione civile. Le città sono sotto assedio; gli ospedali, le scuole e le panetterie sono bombardati; le reti di elettricità e acqua danneggiate.
3. Di fronte al veloce peggioramento della situazione umanitaria, la comunità internazionale ha moltiplicato generosamente gli aiuti pur senza grandi risultati. Nel settembre del 2012, l’ONU ha lanciato un appello per raccogliere 348 milioni di dollari per uno specifico progetto di risposta umanitaria alla Regione; ma ha raccolto solo il 52% di quanto aveva calcolato ci fosse stata necessità. Con un secondo appello, finalizzato al progetto regionale di risposta ai profughi, condotto dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’ONU ha chiesto aiuti per 193 milioni di dollari, di cui il 54% è stato ricevuto. Quest’ultimo programma vuol sostenere le popolazioni sfollate in Giordania, Libano e Turchia. Più precisamente, l’ACNUR (UNHCR) ha accolto più di 600.000 profughi siriani, ma questo numero è solo una stima poiché non tutti i profughi sono stati regolarmente registrati. L’ONU, nonostante i suoi sforzi, non è riuscita a fornire il necessario a tutti i profughi siriani e, nel frattempo, le agenzie umanitarie e i partner, in dicembre, hanno comunicato di aver bisogno di 1,5 miliardi di dollari per l’assistenza e l’emergenza.
4. Tutte le azioni di aiuti umanitari affrontano diverse difficoltà. Uno dei problemi principali è la mancanza di accesso libero alle popolazioni che sono in stato di bisogno. Il governo siriano non ha chiesto l’assistenza internazionale. Secondo la legge internazionale vigente, le autorità governative sono le sole ad avere la responsabilità dei civili e le “agenzie esterne”, per un qualsiasi intervento, dovrebbero essere “invitate” e ottenere il permesso di entrare in contatto con la popolazione civile, cosa molto difficile per l’ONU e per le agenzie di aiuto internazionale per poter operare ufficialmente in Siria. Molti organismi, infatti, operano nei Paesi vicini, assistendo i profughi che fuggono dalla profonda crisi del loro Paese e attendono che gli sia concesso l’accesso autorizzato per portare in loco aiuti umanitari.
5. Il governo siriano ha deciso che l’assistenza “ufficiale” debba passare al vaglio del SARC, il ramo locale della Federazione Internazionale della Croce Rossa, e della IFCRC, The International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies. Nel 2012, il SARC ha concesso l’approvazione formale solo a otto Ong per consentire loro di operare in Siria. Di conseguenza, pochissime organizzazioni internazionali sono presenti oggi Siria. Storicamente, le autorità siriane hanno limitato l’accesso alle organizzazioni internazionali per lavorare nel loro Paese.
6. A causa dell’accesso limitato delle Ong, la comunità internazionale ha cooperato principalmente con il SARC o attraverso le agenzie dell’ONU; il SARC è un’agenzia controllata dal governo. Molto dell’aiuto è stato confiscato dalle autorità e ridistribuito ai lealisti, con una distinzione chiara tra i superiori e i volontari, che spesso sono giovani attivisti. Nello stesso modo, le agenzie dell’ONU dipendono anche dall’approvazione del governo siriano per le loro attività e i luoghi dove possono lavorare.
7. Di conseguenza, un quantitativo considerevole di aiuti non raggiunge i beneficiari originari e coloro che ne hanno particolarmente bisogno. Per questo, molte associazioni locali sono attive e provano ad alleviare i bisogni della popolazione, spesso in operazioni difficili e clandestine. Dall’inizio dell’insurrezione, reti di solidarietà e attivisti sono presenti ovunque nel Paese. Provano a organizzare la vita e provvedono alle necessità quotidiane come la pulizia dei quartieri, la riapertura delle scuole quando possibile, la distribuzione del pane, di contrabbando o in panetterie segrete che sostituiscono quelle bombardate, la costruzione di ospedali da campo, il trasferimento clandestino dei feriti più gravi nei Paesi vicini perché possano ricevere un trattamento adeguato.
8. Questi organismi locali necessitano di assistenza finanziaria per continuare a operare in tal senso. I problemi che affrontano, oltre alla intuibile minaccia alla sicurezza, sono principalmente di carattere finanziario; è difficile trovare dei governi o Ong disposti a sovvenzionare delle piccole iniziative, a meno che non siano adottati da organizzazioni riconosciute o da Ong registrate. Cosa non realistica, considerando che i governi attuali in Siria hanno vietato lo sviluppo e il fermento di una società civile.
Pax Christi International e le organizzazioni ad essa affiliate esortano:
1. Le Nazioni Unite, l’Unione Europea e gli altri organismi intergovernativi, così come i governi nazionali, perché facciano pressione sulle autorità siriane che si assumano la responsabilità dei civili e diano il permesso alle organizzazioni esterne umanitarie di soccorrere in loco la popolazione civile;
2. L’aiuto umanitario deve essere incrementato e diversificato;
3. Gli sforzi devono esser compiuti da ogni parte per aiutare le popolazioni siriane, anche nelle aree che non sono sotto il controllo delle locali autorità.
4. Si rivedano i metodi per sostenere gli attivisti e i gruppi locali siriani che ufficialmente non sono registrati, sempre per assicurare assistenza e aiuto;
5. I governi nazionali che lavorano attraverso organizzazioni in Libano, Giordania e Turchia, facilitino il raggiungimento di questi obiettivi e si impegnino a fare il massimo per i rifugiati.
La vita di tutti i cittadini dovrebbe essere rispettata e le ostilità dovrebbero cessare il prima possibile. Gli sforzi diplomatici di H.E. Brahimi di Lakhdar, il Rappresentante Speciale per Siria delle Nazioni Unite e la Lega Araba, dovrebbero essere rafforzati.
Pax Christi International sta coinvolgendo tutte le sue organizzazioni perchè scrivano lettere alle proprie autorità nazionali affinché prestino attenzione alle condizioni in cui versano, per di più ora in inverno, i più di 600.000 profughi siriani.

Brussels, 15 gennaio 2013

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