ECONOMIA

Giochi di denaro

La Tobin Tax per difenderci dalle speculazioni finanziarie: a quando questa tassa?
Vittorio Lovera (Attac Italia, Campagna internazionale 005)

L’idea di una tassa internazionale sulle transazioni in valuta straniera venne suggerita per la prima volta nel 1972 dal prof James Tobin (futuro premio Nobel per l’Economia nel 1981). L’intuizione del prof. Tobin nasceva dalla necessità di creare uno strumento tecnico che fosse in grado di continuare a garantire stabilità ai mercati valutari nel momento in cui il presidente americano Nixon decise, nel 1971, di porre gli Stati Uniti fuori dagli accordi di Bretton Woods.
Dopo oltre vent’anni, nel 1997, Ignacio Ramonet, redattore di Le Monde Diplomatique, riaccese il dibattito attorno alla Tobin Tax con un celeberrimo editoriale intitolato Disarmare i mercati. Nei vent’anni precedenti (1983-2003) sono risultati censiti almeno 308 attacchi speculativi su divise nazionali.
Nel 2001, il 76% dei movimenti in valuta estera aveva durata inferiore a una settimana (dati Banca Regolamenti Internazionali) e di questo 76% il 66 % non aveva alcun legame con transazioni reali (acquisto merci): solo pura speculazione finanziaria.

Una proposta di legge
Comprendere i volumi ci aiuta a inquadrare le dimensioni del fenomeno: nel 1989 il turn over giornaliero in valuta era pari a 600 miliardi di dollari ($), nel 1998 era più che raddoppiato attestandosi a 1500 miliardi di dollari; i dati 2009 indicano in 4000 miliardi di $ il loro montante, mentre l’import/export di merci nel 2009 è pari a 15000 miliardi di dollari l’anno.
In Italia Attac ha scelto di presentare una proposta di legge di iniziativa popolare; aderiscono al Comitato TT oltre 70 realtà sindacali e associative: un vero movimento trasversale che anticiperà quello del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (del quale Attac è uno dei soggetti ispiratori), che nel 2012 portò alla vittoria i referendum per l‘acqua pubblica. La Campagna ha raccolto 180.000 firme, consegnate in Parlamento il 18 Giugno 2002.
Le Commissioni parlamentari Esteri e Finanze, riunite in plenaria, hanno convocato – con la collaborazione di Attac – nel periodo 2003-2005, ben 9 audizioni con 26 luminari italiani ed esteri: venne dimostrata incontrovertibilmente l’efficacia e la funzionalità della proposta.
lI provvedimento non vedrà mai la discussione in Aula: con la caduta nel 2008 del governo Prodi (che l’aveva inserita nel programma dell’Ulivo) sono oramai trascorse due intere legislature e la proposta di legge popolare è decaduta, quindi, automaticamente.
Una dimostrazione del fatto che i principali ostacoli verso l’approvazione di questa soluzione non sono di natura tecnica ma esclusivamente politica e, in particolare, nell’enorme potere della lobby finanziaria (presente in maniera bipartisan in entrambi gli schieramenti parlamentari).

Tassare le transazioni!
Nel 2010 si decise di ampliare non solo alle valute ma a tutte le transazioni finanziarie (TTF) i dettami di una Campagna, detta 005, promossa in Italia da un ampio spettro di organizzazioni della società civile, nel quadro di analoghe campagne a livello europeo e globale.
La tassa sulle transazioni finanziarie è un’imposta estremamente ridotta – pari allo 0,05% – su ogni acquisto di strumenti finanziari.
Il tasso minimo non scoraggerebbe i “normali“ investimenti sui mercati.
Ben diversa la situazione per chi specula comprando e vendendo titoli nell’arco di pochi secondi o addirittura di pochi millesimi di secondo, come avviene per l’High Frequency Trading (operazioni algoritmiche gestite autonomamente da computer 24 ore al giorno con singoli movimenti effettuati in lassi di tempo compresi tra 0,2-0,3 millesimi di secondo).
Questo secondo tipo di transazioni, poco utili all’economia reale, sono aumentate vertiginosamente negli ultimi tempi. Tra il 2000 e il 2009 i derivati Over The Counter (Otc), quelli non regolamentati, sono aumentati del 642%, mentre il Pil è aumentato solo del 26%. La riduzione di questo tipo di operazioni è proprio uno degli obiettivi della tassa, che è opportuno che sia applicata su ciascuna transazione intraday.
Il peso della tassa diventa progressivamente più alto quanto più gli obiettivi di speculazione sono di breve periodo.
La TTF rappresenta, quindi, uno strumento di straordinaria efficacia per frenare la speculazione senza impattare l’economia reale.
La dimensione della finanza è tale per cui anche un’ imposta dello 0,05% permetterebbe di generare un gettito di 200 miliardi di euro nella sola Europa (tutti i 27 Stati membri) e di 650 miliardi di dollari su scala internazionale, da destinare alle spese sociali e alla tutela dei beni pubblici globali.

Frenare la speculazione
Il freno alla speculazione e la generazione di un gettito sono gli effetti più immediati dell’applicazione di una TTF, ma le ricadute sono maggiori.
In primis si inizia a reintrodurre l’idea che la sfera politica deve controllare e avere sovranità su quella finanziaria.
Seconda osservazione: oggi le attività finanziarie sono tassate in maniera del tutto inadeguata o non lo sono per nulla, in particolare rispetto alle tassazioni sul lavoro; la TTF va nella direzione di una maggiore equità fiscale.
Terzo aspetto: a pagare la tassa devono essere principalmente i grandi attori della finanza, a partire da quelli a vocazione speculativa, quali gli Hedge Funds: pensate che oltre l’85% delle transazioni sui mercati sono realizzate tra due operatori finanziari e non coinvolgono in nessun modo il pubblico. La TTF risulta, pertanto, uno strumento che favorisce la redistribuzione delle ricchezze su scala globale.
Un altro orizzonte – il quarto – ci permette di sostenere che, diminuendo il volume complessivo delle attività finanziarie, si liberano ingenti risorse che possono essere riallocate nell’economia reale.
Inoltre – quinto – un’imposta come la TTF permette di migliorare la tracciabilità e, di conseguenza, garantire una maggiore trasparenza sui flussi finanziari.
Altro punto, collegato al precedente, evidenzia come la TTF possa rappresentare uno dei sistemi più efficaci per implementare dei controlli sui flussi di capitale in entrata e in uscita dai Paesi: un’altra misura fondamentale per riuscire a riscrivere le regole della finanza globale.
Ultima osservazione, sempre in materia di controllo dei flussi, riguarda il netto innalzamento del coefficiente di difficoltà per gli speculatori di effettuare triangolazioni destinate a raggiungere i paradisi fiscali.

Lo 005
La Campagna italiana della 005, seguendo quanto era già stato inserito da Attac Italia nella proposta di legge popolare per la Tobin Tax, ha indicato quale destinazione del gettito le seguenti aree: 50% per le politiche sociali, con particolare riferimento all’occupazione, all’innovazione e alla ricerca; 25% alla Cooperazione internazionale; 25% per la lotta ai cambiamenti climatici. Queste indicazioni sono in linea con quanto stabilito negli “Obiettivi del Millennio contro le povertà”, fissati dalle Nazioni Unite nel settembre 2000 e sottoscritti da tutti i 191 Stati membri.
Gli effetti di una TTF sarebbero particolarmente positivi in Italia, dove la struttura produttiva è basata sulle piccole e medie imprese che, davanti a situazioni di crisi e tempeste finanziarie, spesso hanno minori possibilità e margini di intervento rispetto a quelle di grandi dimensioni.
Chi esporta vedrebbe ridotto il rischio di speculazione sulle valute; la quotazione del petrolio e delle materie prime sarebbe più stabile e prevedibile; diminuirebbero gli attacchi contro i titoli di stato. Secondo le stime della Commissione Europea, la TTF permetterebbe di generare in Italia oltre 5 miliardi di euro l’anno.
La TTF non è, senza dubbio, la panacea di tutti i mali della finanza, ma permetterebbe di iniziare quella “definanziarizzazione della società”, e ridarebbe fiato all’economia reale, spostando il peso fiscale dal lavoro alla finanza. Un sistema fiscale come quello attuale, che tassa il lavoro ma lascia liberi i capitali finanziari, è di fatto un incentivo alla speculazione.
Non è ancora finita. Le lobbies finanziarie stanno tentando un ultimo colpo di coda: dirottare il gettito nel Fondo Salva Stati, giusto per riprendere con la destra quello che hanno ingenerato con la sinistra, ovvero la crisi stessa.
La nostra tenace perseveranza e autorevoli interventi (i Nobel per ‘Economia Krugman e Stigliz e monsignor Toso, per conto di Papa Ratzinger) saranno sufficienti a non stravolgere una logica (depotenziare e regolamentare i mercati finanziari) che inseguiamo da 15 lunghi anni? La risposta – purtroppo – è aperta.

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