Il femminismo islamico

Il femminismo arabo, inizialmente secolare, assume con il tempo connotazioni più legate alla religione, fino alla nascita di quello che sarà noto come
“femminismo islamico”.
Patrizia Morgante

“Sorprendente” è stato il mio commento quando ho letto la notizia della presentazione di questo libro (Renata Pepicelli, Femminismo Islamico. Corano, diritti, riforme, ed. Carocci) presso la Terza Università di Roma. Decido di partecipare e, oltre ad acquistare il libro, mi nutro di un’intensa presenza femminile di varie nazionalità che, integrate a Roma, non hanno perso il legame con le proprie radici islamiche e il desiderio di voler contribuire allo sviluppo delle donne rimaste nel proprio Paese.
Sì, esiste un femminismo islamico, una teologia femminista islamica, una lettura coranica con occhi di donna. Queste tre affermazioni mettono a nudo tutta la nostra ignoranza sul tema “Donne e Islam” e l’assoluta adesione all’informazione mainstream, spesso pregiudiziale, che presenta in modo monolitico la complessa e differenziata realtà islamica nel mondo.
Il femminismo non è una prerogativa dell’Occidente; si colgono profonde similitudini tra la ricerca delle donne e teologhe cattoliche nel reintrepretare la Bibbia e sgrossarla dalla cultura patriarcale che le ha escluse per secoli, e la fatica ermeneutica e culturale delle donne islamiche nel riappropriarsi del Corano in una chiave femminile.
“Internet rappresenta uno strumento fondamentale per essere in costante contatto con altri gruppi di attiviste nell’umma islamica”: le nuove tecnologie danno impulso al lavoro in rete tra le donne che continuano a vivere nel proprio Paese e altre che, per vari motivi, hanno emigrato (soprattutto negli Stati Uniti), facilitando lo scambio e dando al femminismo islamico un carattere internazionale e transnazionale.

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