CHIAVE D'ACCESSO

Rompiscatole

Fact checker: diventa un pericolo pubblico.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

In Italia li chiamano rompiscatole, negli Stati Uniti “fact checkers”. Controllano le informazioni, smentiscono, creano problemi di credibilità a personaggi importanti. È ormai un fenomeno giornalistico.
“Negli Usa – ha scritto Alessandro Longo sull’Espresso – è arrivato ai massimi livelli storici durante le elezioni presidenziali: decine di ‘fact checkers’ hanno passato al microscopio le affermazioni dei candidati. In Italia si comincia ora”. (1)
Stanno anche sorgendo piattaforme web per controllare in modo collettivo le notizie. Ad esempio c’è www.factchecking.it che è un sito collaborativo di controllo delle notizie.
Un punto di forza di un buon sito web può essere proprio il fact-checking, ossia la verifica delle informazioni. È proprio questa che crea problemi al potere. Il fact-cheking fa bene anche alla sinistra. Crea, infatti, problemi quando i leader della sinistra ignorano la verità, pur di garantirsi un posto di potere. Il fact-checking non contrappone opinioni ma smonta le finte verità e demolisce la credibilità di chi dice bugie. Buttare a terra un avversario – anche grande e forte – è quindi possibile: basta farlo scivolare su una penosa bugia. Il fact-checker in agguato lo punisce perché gli brucia la credibilità.
L’intima e strutturale propensione a ingannare l’opinione pubblica con affermazioni false è un punto di forza del potere, che si ripercuote rovinosamente sul potere stesso se si impara a fare fact-checking in modo giornalisticamente efficace.
Il potere ha bisogno incessantemente di menzogne per potersi difendere, per sopravvivere e garantirsi la continuità. E noi gliele lasciamo dire perché siamo distratti, stanchi, rassegnati. Il potere spera che la gente dimentichi, che non verifichi, che non controlli a distanza di tempo. Il potere ha bisogno di gente senza memoria e senza grinta. Il fact-checking è la risposta. Meglio ancora se collettiva.
Sul sito www.ahref.eu si legge questa definizione: “Il fact checking può essere concepito come un’attività critica cooperativa. Attraverso il social networking è possibile collaborare con altri lettori o telespettatori per verificare la veridicità dei dati e delle notizie che vengono messe in circolazione”.
Continuando, possiamo leggere che il sito www.factchecking.it “è parte del progetto Civic Links, della Fondazione Su http://factcheck.it c’è un elenco dettagliato di siti che in Italia e nel mondo fanno il controllo delle notizie.
Uno dei più collaudati è quello di Paolo Attivissimo (www.attivissimo.net) che mette a disposizione un utilissimo servizio “antibufala”. La “bufala” è una notizia falsa o ingannevole che – nell’era di internet – si diffonde soprattutto con le “catene di Sant’Antonio”. Per smascherare le “bufale” c’è questo utilissimo servizio http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html
Ma esiste un utile sistema per controllare con i motori di ricerca una qualunque notizia ed è quello di riportare alcune parole dell’informazione dubbia, aggiungendo subito dopo la parola “bufala”. Hai dei dubbi sulle “scie chimiche”? Scrivi sul motore di ricerca: scie chimiche bufala.

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Noam Chomsky
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