ULTIMA TESSERA

Nel segno della nonviolenza

Il congresso nazionale di Pax Christi: con i colori della Pace e l’ardore della denuncia di ciò che lede i diritti umani, Pax Christi sceglie la strada della nonviolenza.
Rosa Siciliano

La presenza del segretario generale del movimento, Josè Henriquez, al congresso nazionale di Pax Christi, è stata, forse, tra gli elementi più qualificanti dei giorni romani (26 - 28 aprile 2013) conferendo all’evento uno sguardo “nuovo” e favorendo una maggiore attenzione al contesto sociale, politico ed ecclesiale in cui Pax Christi opera. Un congresso dal sapore internazionale, insomma, attento ai segni dei tempi e con una forza ideale che lascia intravedere un bel lavoro, per i prossimi anni, non facile certo, ma sicuramente appassionante. Un lavoro all’insegna della nonviolenza, il disarmo, la riconciliazione.
Josè Henriquez è un giovane salvadoregno che ha seguito tutto il percorso congressuale con interesse e ha ricordato che “Pax Christi International è un movimento di portata mondiale”, con più di 100 organizzazioni in 50 Paesi del mondo. “Una famiglia che parla un bel po’ di lingue e include più culture di quelle che siamo abituati a guardare nei nostri contesti quotidiani”. Dobbiamo rafforzare una rete che dialoghi al nostro interno, ma anche con gli Stati e gli organismi internazionali”. Come è avvenuto per l’approvazione, da parte dell’Onu, del primo trattato internazionale sul commercio delle armi convenzionali, dopo dieci anni di trattative. Una tappa da cui ripartire. “Il trattato è ancora insufficiente – prosegue Henriquez – ma è un passo di grande importanza, anche perché continuano ad esserci più regole per il commercio delle banane che per quello delle armi! Questo è il primo passo, bisogna continuare a lavorare, innanzitutto per farlo ratificare da almeno 50 Paesi, e poi per avviare nuove Campagne internazionali”.
Proprio sul disarmo, Pax Christi, in realtà, sta investendo tanto, già da diversi anni e in rete con altre organizzazioni. Un lavoro che proseguirà negli anni a venire, oggetto di specifiche raccomandazioni sia nel documento congressuale finale sia in apposite mozioni. Per impedire il folle investimento sugli F35 che il governo italiano vuol compiere (progetto confermato recentemente dal ministro della Difesa Mauro); per ridurre le spese militari; per controllare le banche armate e avviare scuole militarizzate. “Rilanciamo la nostra decisa contrarietà all’inquadramento dei cappellani militari come ufficiali all’interno delle Forze armate italiane. E anche quest’anno chiediamo la cancellazione dell’inutile parata militare che fa sfilare armi e soldati per festeggiare la nostra Repubblica, soprattutto in questo momento di crisi economica” (documento finale). E, in effetti, bella davvero è stata la manifestazione del 2 giugno, cui Pax Christi ha aderito: “La Festa della Repubblica che ripudia la guerra non era ai Fori Imperiali, ma in Piazza di Spagna con Rete Italiana per il Disarmo, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace e Campagna Sbilanciamoci”, scrive Tonio Dell’Olio in Mosaico dei giorni (3 giugno 2013). “Si è scelto di consegnare un attestato di ‘testimone di pace’ a cittadini e cittadine che si sono messi al servizio della Costituzione nell’insegnamento, nella cooperazione allo sviluppo, nel servizio civile, nella sanità, nel mondo del lavoro, nella lotta alla criminalità organizzata, nell’informazione”. Un premio consegnato anche a un rappresentante degli stranieri senza cittadinanza.
L’attenzione ai nuovi sistemi d’arma, necessaria per arginare la violenza dilagante a livelli micro e macro, è stata ripresa anche dal presidente di Pax Christi, mons. Giovanni Giudici che, in un’intervista a Radio Vaticana proprio sul congresso, ha invitato tutti a riflettere su quanto l’alta tecnologia stia influendo sulle armi di oggi e, quindi, sulle guerre, perché “solo il premere un bottone può creare terrore, morte, distruzione, e non c’è più rapporto tra la coscienza e il vedere ciò che uno sta compiendo”. è questo un passaggio che chiede maggiore consapevolezza da parte della comunità sociale: “Perché costruire le armi? Perché commerciare in armi? Che armi sono quelle che vengono sviluppate dalla scienza e dalla tecnica?” (29 aprile).
È l’ora della nonviolenza, quindi. Proprio lì arriva il percorso del quadriennio precedente. E da lì si riparte, con un consiglio nazionale rinnovato nei nomi e negli orizzonti operativi.
Con la nonviolenza nella bisaccia (“Spalancare la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme”), il congresso si è posto come intersezione tra verifica del lavoro svolto e schizzo dei percorsi futuri verso cui ci si incammina. Siamo in pochi, con tante difficoltà, frantumazioni, dispersioni. In un difficile contesto internazionale ma anche italiano, ben analizzato da Nicoletta Dentico e Annachiara Valle durante una tavola rotonda svolta in quei giorni a Roma. Ma don Tonino ci pone una strada davanti. Una sola parola, uno stile, un orizzonte di impegno possibile per chi si colora di pace: la nonviolenza: “È giunta l’ora in cui occorre decidersi ad arretrare (arretrare o spingere?) la difesa della pace sul terreno della nonviolenza assoluta. Non è più ammissibile indugiare su piazzole intermedie che consentano dosaggi di violenza, sia pur misurati o prevalentemente rivolti a neutralizzare quella degli altri” (don Tonino Bello). E su questa strada ci siamo incamminati. Con questa luce si è letta la realtà interna ed esterna al movimento, si son riviste le azioni svolte e delineate nuove campagne. A partire dalla violenza di oggi, diventata non solo più il duro “confronto fra campi avversi, ma una questione presente in maniera endemica nella vita sociale dei Paesi nelle varie aree del mondo” (mons. Giovanni Giudici), si è rinnovato l’impegno per una nonviolenza attiva, si è deciso di “spalancare le finestre al futuro”. Come augurava ai partecipanti al congresso mons. Crociata, che è venuto a portare il suo saluto ai presenti, agiamo tra “memoria, testimonianza e profezia”. “Per tornare alla via della vita autentica, della vita buona”. Perchè possiamo cooperare a edificare la pace, a prenderci cura dei bisogni concreti delle persone.
“A tutto il movimento cattolico per la pace, a ciascuno di voi, dunque, l’augurio di incontrare sempre più in profondità «l’amore che educa e forma al dono della propria vita” (Mons. Mariano Crociata)

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