VIOLENZA

Il massacro dell’innocenza

In Usa si continua a sparare. Gesti folli che uccidono bambini e persone innocenti. Parliamo dell’influenza delle lobby delle armi, della cultura dominante secondo cui la violenza è necessaria nel Paese più potente del mondo.
Paul Arpaia (Storico)

I dati raccolti dai governi o da organizzazioni internazionali portano alla conclusione che gli Stati Uniti d’America sono un Paese violento. Ad esempio, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, ad esempio, mostrano come gli americani siano i cittadini più violenti tra gli abitanti dei Paesi industrializzati. Per il Dipartimento di Giustizia americano, anche se la criminalità è in calo da decenni, la violenza commessa con le armi è in aumento. Gli ultimi dati disponibili sono allarmanti: 11.078 omicidi con uso di armi nel 2010; 148.336 atti per assalto aggravato (sempre con armi) nel 2011; 122.300 atti di rapina nel 2011. Anche il numero di suicidi che coinvolgono armi è sconcertante: nel 2009, i suicidi con armi sono stati 19.392. Negli ultimi mesi si sono suicidati più militari statunitensi con le proprie armi di quanti ne siano morti in guerra.
Noi americani ci siamo così abituati a convivere con la violenza commessa con le armi che non ci preoccupiamo abbastanza di arginarla. Forse perché convinti che la violenza commessa con armi non potrebbe danneggiarci mai personalmente: pensiamo che la morte violenta avvenga solo in centri urbani poveri in cui vivono afro-americani o ispanici. Ecco perché l’omicidio di 20 bambini appartenenti alla classe piccolo-borghese e sei insegnanti alla Sandy Hook Elementary School (in Connecticut), il 14 dicembre 2012, è risuonato così forte in quasi tutte le comunità negli USA. Si vede che può succedere ai figli di chiunque. Può succedere pure a me.
Prima della strage di Sandy Hook, Barack Obama non considerava la violenza commessa con le armi come un problema nazionale. Candidato nel 2008, aveva promesso di combattere per il ripristino di un divieto di armi automatiche ma, una volta eletto, non ha detto né fatto nulla, temendo il calo dei consensi in un Paese (gli Usa) dove la cultura delle armi è diventata parte importante dell’identità individuale e collettiva. Nel suo primo mandato, ha firmato una legge che autorizza chiunque a detenere armi cariche in tutti i parchi federali! Oggi, la stragrande maggioranza degli americani chiede un controllo obbligatorio su tutti gli acquirenti di armi e munizioni, senza eccezione alcuna. Esige un divieto alla vendita e al possesso dei nastri d’alta capacità e armi d’assalto. Vuole che il governo federale crei un database di armi in vendita, che potrà permettere di controllarne la circolazione. La maggioranza degli americani esige l’applicazione delle leggi che vietano l’acquisto di armi da parte di criminali, tossicodipendenti e di chi soffre di disturbi mentali. Non sostiene più che i repubblicani blocchino la capacità del governo federale di controllare e condurre una ricerca sulla violenza commessa col fuoco. Naturalmente queste misure sono solo un primo passo per un più grande esame di coscienza.
Sta di fatto che, in America, si esalta la violenza attraverso la cultura. Insegniamo che la violenza è il modo più efficace per risolvere problemi. Che si tratti di un film di Hollywood, di shows televisivi, di talk radio, di videogiochi, esaltiamo la violenza come l’opzione migliore. Siamo così ciechi e così abituati alla violenza da non capire come la nostra risposta agli attacchi terroristici aveva coinvolto persone innocenti. Siamo convinti che l’uccisione di Osama Bin Laden era cosa migliore di un regolare processo negli Stati Uniti. Forse perché non volevamo sentire dalle sue labbra che il nostro governo ha contribuito a creare la sua rete terroristica quando i mujaheddin lottavano contro l’Unione Sovietica? Non avremmo dovuto chiederci perché le truppe americane sono state inviate in Arabia Saudita, anche se molti musulmani considerano peccato la presenza di truppe straniere e non-musulmane nel Paese? Oggi, gli americani considerano l’uccisione di Bin Laden un trionfo della politica estera americana. Quando mai è possibile che un assassinio sia considerato un trionfo diplomatico? Eppure gli americani approvano la violenza contro nostri concittadini con la pena di morte, e con le prigioni pubbliche e quelle private per profitto, in cui l’aggressione, lo stupro e anche l’omicidio tra le popolazioni carcerarie sono tacitamente accettati come ciò che un criminale si merita o come “deterrenti” psicologici contro la recidività criminale.
In fin dei conti, chi vorrebbe mai commettere un delitto se le prigioni sono così malefiche?
La strage di Sandy Hook e le altre che sono avvenute negli ultimi mesi sembrano aver cambiato il clima. Con uno stragrande sostegno pubblico in favore di nuove misure, si potrebbe pensare che il governo americano potrà fare finalmente qualcosa per porre fine alla nostra violenza-dipendenza. Ma ci si sbaglia. Chi vuole una discussione franca sulle armi e la violenza sa che esiste solo una piccola finestra di opportunità per agire. Anche l’opposizione lo sa. La più importante lobby delle armi, è la “National Rifle Association” (NRA). Cerca di evitare qualsiasi dibattito mentre l’incubo della strage a Sandy Hook è ancora presente nella memoria collettiva. La lobby delle armi rappresenta, per lo Stato federale e i cinquanta Stati americani, gli interessi commerciali della produzione di armi e munizioni, i coinvolgimenti dei grandi supermercati – come Wal-Mart – che vendono armi e munizioni, e dei negozianti medi e piccoli, nonché gli interessi di altre attività commerciali collegate.

Una vera lobby
La lobby delle armi ha un forte interesse a bloccare eventuali restrizioni sulla vendita d’armi e munizioni e non ne ha alcuno a sfatare il mito delle stesse come strumento di pace.
Tale lobby, negli Usa, opera a vari livelli. A Washington, DC (Distretto di Colombia, ndr), non permette assolutamente il dibattito di qualsiasi riforma significativa al Congresso. Ha coltivato amicizie politiche di estrema destra, soprattutto nel Partito Repubblicano, per salvaguardare i propri interessi. Ha messo a punto strategie elettorali per garantirsi legislazioni sicure. Dopo la schiacciante vittoria repubblicana nelle elezioni del 2010, il Partito Repubblicano è riuscito a raddoppiare il numero dei distretti sicuri per se stesso. Anche se circa 1.100.000 persone hanno votato per candidati democratici nelle elezioni per il Congresso nel 2012, ci sono 232 rappresentanti repubblicani e solo 200 rappresentanti democratici! Questa riorganizzazione è una miniera d’oro per la lobby delle armi. Incapace di competere in elezioni in cui democratici e repubblicani sono alla pari e in cui i voti degli indipendenti determinano gli esiti elettorali, la lobby delle armi minaccia i conservatori che mostrano segni di indipendenza politica! Tattiche specifiche, in ambito elettorale, messe a punto da tali lobby delle armi hanno portato i candidati repubblicani sempre più verso l’estrema destra. E in alcune circostanze, la tattica elettorale resta efficace e importante anche a prescindere dal risultato che potrebbe essere una sconfitta, perché l’obiettivo è quello di rimuovere dalla carica chi non sostiene la sua causa. E così, anche i repubblicani più moderati eseguono gli ordini della NRA (National Rifle Association of America, ndr).

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