E.E.E. Economia, Etica, Equilibrio: le donne trasformano la crisi

giovedì 7 marzo 2013 - ore 10,30
sala dei Mosaici, Via IV Novembre, 149 - ROMA
5 marzo 2013 - Parlamento europeo - Ufficio d'Informazione in Italia

TAVOLA ROTONDA

Giovanna Badalassi - Presidente Well_B_Lab*
Alida Castelli - Consigliera Regionale di Parità
Nicoletta Dentico - Comitato promotore SNOQ

TESTIMONIANZE

Stefania Sarallo - Coordinatrice del progetto “L’altra via. Dal conflitto alla ricostruzione: strategie al femminile” promosso dalla rivista Confronti; Paola Ortensi - esperta di donne e agricoltura; imprenditrici dell’Azienda Agricola Trevisi di Campi Salentina (Lecce).

Per accedere alla Sala Mosaici occorre esibire l'invito oppure presentare il proprio documento d'identità al controllo di sicurezza.

L’iniziativa, promossa da Tiziana Bartolini (direttora mensile Noi Donne), Gian Mario Gillio (direttore rivista Confronti), Elena Ribet (direttore Cipax), Nadia Angelucci (rappresentante di Terre Madri onlus), Silvia Rapisarda (pastora della Chiesa Battista Garbatella), si svolge nell’ambito della seconda edizione di "L'Europa è per le donne", insieme di incontri e dibattiti organizzati con il Parlamento europeo sul tema 2013 "L' impatto della crisi economica sulla parità di genere ed i diritti delle donne".

E.E.E. ECONOMIA, ETICA, EQUILIBRIO: LE DONNE TRASFORMANO LA CRISI
documento introduttivo

Nel 2012 hanno chiuso mille imprese al giorno (dati Istat). Secondo l’ILO, “il mondo dovrà rispondere alla sfida urgente di creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni. Nonostante ciò, 900 milioni di lavoratori continuerebbero comunque a vivere, insieme alle loro famiglie, sotto la soglia di povertà dei 2 dollari al giorno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo“. Sempre secondo l’ILO, la crisi ha di fatto distrutto 13 milioni di posti di lavoro delle donne*. Tuttavia, c’è chi sostiene che “verrà proprio dal lavoro femminile l’impulso più importante alla crescita nel prossimo futuro”. (Del Boca, Mencarini, Pasqua in “Valorizzare le donne conviene, Ruoli di genere nell'economia italiana” ed. del Mulino 2012). In teoria, il lavoro delle donne farebbe crescere il reddito delle famiglie e i consumi, quindi contribuirebbe a stabilizzare il sistema pensionistico, incidendo positivamente sull’economia, ma non solo. La leadership femminile è in grado di amministrare le aziende operando scelte organizzative vincenti e innovative. Il 2° rapporto nazionale sull'imprenditoria femminile** afferma che le imprese a conduzione femminile crescono più di quelle maschili e resistono meglio alla crisi, anche perché le donne leader hanno, fra l’altro, “un rapporto con il denaro improntato sulla prudenza e una gestione finanziaria dell’impresa molto cauta”. Nonostante ciò, la segregazione orizzontale e verticale delle donne nel mercato del lavoro è continua. Per non parlare della disparità tra i sessi nei quattro settori fondamentali: economia (composizione forza lavoro, gap retributivi, differenze di carriera), rappresentanza politica, istruzione e salute (nuovi nati in base al sesso, aspettativa di vita). L’Italia, secondo il “Gender Gap Report 2012” del World Economic Forum, si trova all’80° posto su 135 paesi analizzati (dopo Botswana, Cina, Kazakhstan, Vietnam e altri).
Dietro a questi dati esistono complessità non facili da cogliere. Ed è su queste che vorremmo riflettere insieme; cioè sulle profonde contraddizioni esistenti fra crescita e sostenibilità, fra economia ed etica, nella ricerca di un equilibrio di sistemi che non si basi soltanto su scelte di mercato e su uno “sviluppo” incontrollato e iniquo.
Infine, alla crisi rispondiamo in tanti modi diversi: c’è chi soccombe, chi si inventa un lavoro, chi tenta una strada ancora più indistinta. Ed è proprio in questa strada indistinta, fatta anche di scelte estreme, siano esse imprenditoriali, spirituali, etiche, artistiche… in questa strada indistinta si nasconde forse una risposta possibile, che è già stata immaginata sia da certe correnti ecofemministe (economia del dono, ad esempio) sia dai moderni studi matriarcali. Stiamo parlando di un potenziale enorme in termini di riflessione filosofica, di analisi antropologica e, ciò che è più rilevante dal punto di vista economico, di effetti pratici, a partire dal pensiero delle donne fino ad arrivare ad azioni intraprese giorno per giorno per reinventarsi e sopravvivere. Stiamo parlando di Pil (Prodotto Interno Lordo), ma anche di Bil (Benessere Interno Lordo). Da qui possiamo ripartire, dalla consapevolezza che ci dovremmo rivolgere “all’intero, alla profonda alternativa che brilla per tutta la storia del matriarcato (il cosiddetto “ordine materno”) e anche alle sue permanenze, che continuano a esistere in mezzo al patriarcato. A tutt’oggi, non si riconosce il risultato delle recenti indagini che attestano che le società matriarcali del mondo - a differenza della modernità capitalista e di tutte le società patriarcali - non hanno mai conosciuto stato, dominio, classi, guerra, conflitti di genere o catastrofi ecologiche”***. Vogliamo parlare di crisi dell’economia, ma anche fare critica dell’economia e avanzare proposte concrete.

Note

*Global Employment Trends for Women, International Labour Organization, 2012
**Rapporto realizzato da Unioncamere in collaborazione con Ministero dello Sviluppo Economico e del Dipartimento per le Pari Opportunità, 2011
***The Failure of Modern Civilization and the Struggle for a «Deep» Alternative: On «Critical Theory of Patriarchy» as a New Paradigm di Claudia von Werlhof, docente dei Women´s Studies all’Institute for Political Science, Department of Political Science and Sociology, University of Innsbruck, Austria, 2010

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    **Rapporto realizzato da Unioncamere in collaborazione con Ministero dello Sviluppo Economico e del Dipartimento per le Pari Opportunità, 2011
    ***The Failure of Modern Civilization and the Struggle for a «Deep» Alternative: On «Critical Theory of Patriarchy» as a New Paradigm di Claudia von Werlhof, docente dei Women´s Studies all’Institute for Political Science, Department of Political Science and Sociology, University of Innsbruck, Austria, 2010
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