Armi chimiche

16 settembre 2013 - Tonio Dell'Olio

Anche se se ne parla ormai da giorni e giorni, il rapporto dell’ONU sull’utilizzo delle armi chimiche in Siria, sarà presentato oggi dal Segretario Ban Ki-moon al Consiglio di Sicurezza. Siamo tutti molto soddisfatti dei passi in avanti che intanto sono stati compiuti per evitare di gettare benzina sul fuoco con un intervento armato che pretendeva di spegnere la violenza in atto in Siria o di punire i responsabili delle terribili stragi. Ma non potrebbe essere proprio questo il momento per rimettere al centro della discussione il tema cruciale del possesso e dell’uso delle armi chimiche? Si ha certezza del suo uso da parte di Israele, ad esempio, ma non mi pare che si sollevi il caso a livello internazionale, non mi risulta ci siano minacce in atto e tanto meno promesse da parte del governo israeliano di distruggerne gli arsenali. E gli USA? Senza ritornare con la memoria al famigerato Napalm usato in Vietnam, forse ci si può ricordare più facilmente del fosforo bianco ai danni della popolazione di Falluja o delle conseguenze drammatiche dell’uranio impoverito di cui continuano a pagare le conseguenze anche le generazioni successive. È il caso di dire che chi è senza peccato, scagli la prima bomba.

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