ULTIMA TESSERA

Cities! No military bases!

Il campo internazionale del Collettivo giovani
di Pax Christi: Città! Non basi militari!
Eleonora Gallo (Collettivo giovani di Pax Christi)

Il campo estivo 2013 del Collettivo di Pax Christi è stato un campo internazionale, perchè ha aperto le sue frontiere al resto del mondo. E così i giovani italiani hanno potuto condividere l’esperienza insieme a Lizy (Sud Dakota), Victry (Congo), Claire (Belgium), Cristophe (Belgium) e Benedicte (Belgium) e Vicenza, con il suo altopiano di Asiago, ha ospitato “The International Summer Youth Camp”. E a colorare di internazionalità il campo è stata la presenza, per qualche giorno, del segretario internazionale Josè Hernandez e del presidente di Pax Christi Italia, mons. Giovanni Giudici.
L’obiettivo dei giovani era conoscere la singolare realtà di questa parte d’Italia, caratterizzata da un lato dalle bellezze architettoniche e storico-artistiche, famose e invidiate in tutto il mondo, e dall’altro dalla forte densità di basi militari USA.
Sin dalla Prima Guerra Mondiale, Vicenza è stata zona di guerra e oggi è diventata un’area strategica per la politica militare degli Stati Uniti d’America.
Il campo, quindi, è ruotato attorno a questi due poli, tra loro contrapposti.
Siamo partiti visitando le bellezze di Vicenza e dintorni, proseguendo poi nella visita alle basi militari, Dal Molin e Site Pluto in particolare. Sebbene queste non fossero molto accoglienti, circondate come fortezze da recinti coronati di filo spinato e sorvegliate da agenti di Polizia, ci hanno permesso però di conoscere tante persone che, nella loro tenace protesta nonviolenta, ci hanno accolto con entusiasmo, raccontandoci le loro fatiche per affermare il diritto alla salvaguardia del loro territorio contro la militarizzazione a tappeto. In loro abbiamo letto la forza di chi, anche di fronte a una base Dal Molin ormai costruita, continua con costanza a scendere in strada per affermare non solo il rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione, ma anche il proprio diritto a vivere in un territorio dove gli spazi demaniali vengano utilizzati per migliorare la qualità della vita di chi ci abita e non svenduti a Stati esteri per l’ampliamento della loro politica militare.
Ci sono, quindi, vicentini che non hanno dimenticato e non vogliono dimenticare le migliaia di giovani soldati morti durante la Grande Guerra e centinaia di migliaia di vittime civili provocate dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
Proprio in merito al tema della memoria, il Collettivo giovani ha avuto la fortuna di partecipare a una perfomance artistica veramente molto emozionante e toccante: l’“Atto finale di The Wandering Cemetery” intitolato “The Burning Cemetery”. Questa opera-azione artistica e civile, concepita e diretta da Alberto Peruffo, si è svolta presso Bocchetta Paù sull’Altopiano di Asiago il 7 agosto 2013. Durante l’operazione sono state piantate 104 croci in memoria delle decine di migliaia di caduti della Grande Guerra su quei territori. Le croci all’imbrunire sono state poi bruciate e lentamente si sono accasciate al suolo emettendo un tonfo sordo sull’erba (cfr. articolo al sito: http://casacibernetica.wordpress.com/2013/08/11/bocchetta-pau-burning-cemetery/). Tutto ciò a simboleggiare che dimenticare quei morti (come quelli di tutte le guerre), bruciando la loro memoria, significa ucciderli di nuovo.
Alla memoria delle vittime delle guerre si è unita la denuncia per le violenze in Egitto, in Siria.
Concludo ricordando una riflessione suscitata da una bellissima attività di gruppo ideata dai giovani del Collettivo. Osservando un cartellone disegnato da loro, raffigurante la nuvola a forma di fungo e il bagliore della bomba atomica con scritto: “Il mondo ha bisogno di luce... Io ho bisogno di luce”, ho pensato che la LUCE sono tutti i segnali positivi di cambiamento che ci circondano: di fronte a una base militare imposta, la speranza che non muore mai e la perseveranza di chi continua a mobilitarsi; di fronte alle dittature politiche ed economiche, le giovani generazioni che si indignano e scendono sulle strade; di fronte alle incomprensioni e alle chiusure verso l’altro, il dialogo che scioglie e l’amore che abbraccia anche le debolezze; di fronte alle tante solitudini e difficoltà quotidiane, un collettivo di giovani amici per condividere gli stessi ideali.
Certo, non è facile mettere in pratica tutti questi buoni propositi, ma i testimoni incontrati nel nostro percorso e quelli che camminano con noi, ci dimostrano con la loro esperienza che vale sempre la pena spendersi per il mondo che sogniamo.

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