ULTIMA TESSERA

Movimenti globali

Si è concluso in settembre il Festival No Dal Molin.
E il movimento contro le servitù militari si allarga.
E chiede che i territori siano restituiti interamente alla gente senza alcun vincolo.
Cristina Furegon

Venerdì 23 agosto si è aperta a Vicenza la settima edizione del Festival NoDalMolin; l’evento, durato fino al 10 settembre, ha proposto, come ogni anno, alla città personaggi, dibattiti, band musicali ed eventi. Si tratta, però, di un Festival diverso da quello degli anni scorsi: quest’anno, infatti, la città berica ha visto l’inaugurazione della base statunitense al Dal Molin, il 22 luglio, trasformando quello che per anni è stato un cantiere contestato dalla cittadinanza in uno strumento militare operativo. L’inaugurazione della struttura non ha fermato la mobilitazione: il 30 giugno, infatti, centinaia di attivisti hanno tagliato metro per metro le reti della base site Pluto, a Longare, un retaggio della guerra fredda con decine di chilometri di tunnel sotterranei nei quali, durante gli anni del muro contro muro con l’Unione Sovietica, erano custodite mine atomiche; lo stesso 2 luglio – giorno dell’inaugurazione, peraltro sottotono, della nuova struttura militare Usa – i NoDalMolin sono tornati a manifestare con una fiaccolata che ha raccolto migliaia di vicentini in piazza.
Tutto ciò, in un contesto nel quale l’impegno dei cittadini ha strappato alla militarizzazione centinaia di metri quadri di territorio; a fianco della nuova base militare, infatti, è nato il Parco della Pace, frutto delle mobilitazione (durante il primo festival, nel 2007, in quest’area i manifestanti piantarono 150 alberelli) e delle iniziative di questi anni, tra cui due occupazioni per le quali 44 vicentini sono stati rinviati a giudizio. Quell’area avrebbe dovuto ospitare, nei progetti a stelle e strisce, la pista di volo dalla quale sarebbero dovuti decollare i mezzi che avrebbero portato la 173^ Brigata Aerotrasportata in qualunque scenario di guerra. La pista non c’è – e non ci sarà – e 600 mila metri quadri sono passati dal demanio militare alla riconversione civile con destinazione, per l’appunto, a parco. L’incontro con l’attivista NoMous, Fabio di Salvatore, e il giornalista Antonio Mazzeo, svoltosi il 28 agosto, ha dato nuovi spunti nel continuare a sostenere la causa di una terra che sia realmente dei cittadini e non soggiogata da servitù militari. Gli attivisti siciliani si sono mobilitati contro la base militare Usa a Niscemi, in Sicilia, tagliando le reti e invadendola, per rivendicare il loro legittimo diritto a vivere in un territorio libero da strutture militari che mettano in pericolo la salute degli abitanti.
Il 31 agosto sono intervenuti gli scrittori del libro “Nemico Pubblico: pecorelle, lupi e sciacalli”, tra cui Erri de Luca e Simone Franchino. Nella serata si è discusso della vicenda No TAV e del caso di Marco Bruno, coinvolto in una questione legale per aver definito “pecorella” un carabiniere durante un blocco dell’autostrada che attraversa la valle. L’incontro è stato utile per riconfermare ancora una volta quanto sia sproporzionata la dimensione mass mediatica di alcune notizie, con l’ennesimo caso manipolato e filtrato per tentare di mettere in cattiva luce un movimento che si batte per difendere la propria terra. Erri de Luca ha sostenuto come la lotta dei valsusini sia una lotta per la sopravvivenza di una comunità, ribadendo che il diritto a manifestare non è un diritto trattabile e che cesoie o altri strumenti, che sono stati requisiti ad attivisti valsusini, sono solo attrezzi da ferramenta, non violenza, diversamente da quella di coloro che impongono dall’alto lo sfruttamento di un territorio, militarizzandolo per interessi economici.

Global Conference
Il contesto in cui si inserisce la Campagna antimilitarizzazione non riguarda solo Vicenza e l’Italia, ma molti altri Paesi: domenica 1 settembre, infatti, si è tenuta la Global Conference, un meeting internazionale contro le basi militari coordinato dall’antropologo statunitense David Vin, che ha visto movimenti e gruppi di tutto il mondo confrontarsi sull’opposizione alle servitù militari.
I movimenti di Okinawa, Guam, Diego Garcia, Sud Korea, Hawaii, Stati Uniti, Filippine hanno preso parola, discutendo delle vicende delle proprie terre, occupate da installazioni militari che la popolazione locale non vuole. Una giornata durante la quale è stata condivisa una prospettiva comune, ovvero la costruzione di una contro Coalizione Internazionale contro le servitù militari come uno spazio di relazione permanente, caratterizzato da un logo comune e da alcune iniziative collettive.
Il 4 settembre, poi, il movimento No Dal Molin ha violato ancora una volta una base militare Usa con un’iniziativa finalizzata da una parte a ribadire nuovamente l’opposizione alle basi di guerra, dall’altra a esprimere la contrarietà alla guerra in Siria: duecento attivisti sono entrati a mezzogiorno all’interno della nuova base Usa Dal Molin, dopo aver tagliato alcune centinaia di metri di recinzione e filo spinato. Non è stata altro che una risposta concreta e diretta contro l’ipotesi dell’ennesima guerra umanitaria, che porterebbe solo a nuovi lutti e distruzioni, come hanno ribadito lo stesso vescovo e il Papa.
Voci religiose
Monsignor Beniamino Pizziol, infatti, come papa Francesco, ha invitato al digiuno contro l’intervento militare in Siria, condannando il possibile coinvolgimento del territorio vicentino. La speranza del vescovo è che Vicenza non sia coinvolta a causa delle basi militari presenti e resta fermo nel condannare qualsiasi base militare venga costruita in Italia perché porterebbe inevitabilmente alla guerra.
Ma il percorso intrapreso dal movimento non si è fermato qui : il 7 settembre, infatti, migliaia di vicentini sono tornati in piazza per un corteo contro le basi e contro la guerra. Di fronte alle incomprensibili prescrizioni della questura – che voleva impedire al corteo di raggiungere la rotatoria d’ingresso alla base Usa al Dal Molin – i tremila manifestanti hanno deciso di avanzare pacificamente e a mani alzate spingendo indietro i cordoni delle forze dell’ordine, fino a conquistare la rotatoria che, in quella giornata di mobilitazione, è diventata anche il simbolo del diritto ad attraversare la città di Vicenza senza divieti ispirati dai comandi militari a stelle e strisce.
La chiusura del Festival ha lasciato dietro di sé un bagaglio di ricordi, come i numerosi dibattiti, le manifestazioni, ma soprattutto ha dato spazio a una nuova generazione, cresciuta con il movimento e determinata ora a seguire il percorso politico di una Vicenza libera dalle servitù militari; un percorso, questo, di lunga durate, ma che anima la voglia dei vicentini a rivendicare una terra finalmente libera dalle basi di guerra.

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