PRIMO PIANO LIBRI

Collaboratori del creato

Un libro per parlare di vegetarianesimo come rispetto del mondo animale e delle popolazioni più povere.
Antonino Drago

Il libro di G. Bormolini e L. Lorenzetti (edd.): Collaboratori del Creato: La scelta del vegetarianesimo nella vita del cristiano, LEF, Firenze 2013, è da segnalare come novità incisiva della religiosità cattolica italiana: “È la prima riflessione specifica in Italia sorta in ambito cattolico”. È nato dal II convegno nazionale dell’Associazione dei Cattolici Vegetariani a Bocca di Magra (La Spezia), introdotto dal vescovo emerito di Massa Carrara-Pontremoli, mons. Eugenio Binini. È stato curato da don Luigi Lorenzetti, autorevole direttore della Rivista di teologia morale, e don Guidalberto Bormolini, uno dei responsabili più importanti delle 50 Comunità dei Ricostruttori nella preghiera, eccezionale esperienza spirituale nata in Italia quarant’anni fa dall’incontro di un gesuita (padre Cappelletto) e due maestri tantrici indiani.
Il vescovo Binini vede come essenziale il passaggio spirituale dal sacrificio di un animale nel Vecchio Testamento al sacrificio di Gesù nel Nuovo Testamento, compartecipato dai fedeli col mangiare due cibi vegetariani, il pane e il vino. Come vegetariano da quarant’anni a seguito degli insegnamenti di Lanza del Vasto (unico discepolo occidentale di Gandhi), non posso che essere felice del veder riconosciuta in ambito cattolico una maniera naturale di vivere il cibo.
L’Occidente ha dimenticato che il corpo è salute fisica e spirituale; e per mantenere ambedue occorre regola ed esercizio. La regola del vegetarianesimo è semplice, è come quella igienica di mantenersi puliti lavandosi spesso le mani, cosa che fino al 1800 non si faceva. È stato uno di quei semplici passi in avanti per l’umanità: chi sopporta più una persona sporca e maleodorante? Analogamente, chi in futuro potrà sopportare che un essere intelligente mangi carne per estrarre una proteina che (nell’animale ucciso) è costata sette proteine vegetali e grandi quantità d’acqua, col costo generale di rendere più povere le popolazioni e la terra stessa? Come accettare ancora che un miliardo e mezzo di bovini mangi quantità enormi di cereali e acqua per il solo piacere di una minoranza privilegiata (il 20% della popolazione mondiale)? Il vegetarianesimo comporterebbe un rapporto con gli animali che rinnoverebbe a fondo le nostre relazioni con la natura, a grande beneficio ecologico e spirituale dell’umanità.
I contributi al libro non hanno la pretesa di essere esaustivi riguardo all’argomento, ma la presentazione della tematica è ampia e la riflessione profonda. Sono trattati otto temi: quattro sulle motivazioni e sui fondamenti spirituali e quattro sul rapporto con gli animali nella società contemporanea. I primi sono: per una teologia degli animali a partire dal Vecchio Testamento; l’attenzione del magistero cattolico per la salvaguardia del creato; l’atteggiamento benevolente verso gli animali per ristabilire una relazione d’amore cosmico che si manifesti su questa terra; il fondamento teologico-morale del vegetarianesimo. I secondi sono: la tradizione cristiana dell’astinenza dalla carne; il principale testo patristico che ha affrontato la tematica vegetariana: l’Adversus Jovinianum; la critica scientifica del mangiare carne e dei pregiudizi correnti a suo sostegno; le “fabbriche di animali” sottoposti per tutta la vita a privazioni radicali e a sofferenze anche spietate.
Chi volesse un fondamento teologico-sapienziale del vegetarianesimo può leggere di Lanza del Vasto: L’arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, Milano, 1980, pp. 159-164.

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