PAX CHRISTI

Scenari di guerra

Resoconto di un incontro tra il Punto Pace di Pax Christi di Verona e mons. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria.
Marisa Sitta

Lunedì 14 ottobre il Punto Pace Pax Christi di Verona ha incontrato mons. Mario Zenari, nunzio in Siria da quasi 5 anni, reso possibile dall’iniziativa di don Luigi Adami e di don Riccardo Adami, parroco di Quaderni. Mons. Zenari è un “veterano” di situazioni di guerra civile, dopo le esperienze in Costa d’Avorio e in Sri Lanka. Con grande disponibilità ci ha offerto alcuni elementi di inquadramento della tragica e ingarbugliatissima situazione siriana. Tanto intricata, ci ha detto, che, se alla fine dell’incontro a qualcuno sembrasse di avere le idee chiare sulla Siria, vorrebbe dire che non ha capito niente.
Un Paese bellissimo di antica civiltà, su cui si è insediato l’Islam sciita (come in Iran), considerato eretico dalla maggioranza sunnita del mondo musulmano.
L’antagonismo tra le due forme di Islam è profondo e inconciliabile.
Un Paese abitato da molte minoranze identificate in base all’appartenenza religiosa e abituate a convivere da secoli. I cristiani, in maggioranza ortodossi, sono meno del 10% della popolazione e i cattolici sono suddivisi in cinque Chiese di antichissima tradizione, purtroppo in ritardo nel dare spazio ai laici secondo le indicazioni del Concilio.
Anche il dittatore Assad appartiene a una minoranza, gli Alawiti, che sono il 12% della popolazione. Si spiega così la tradizionale politica del governo siriano di rispetto e tutela delle minoranze, di cui hanno goduto anche i cristiani, pur nella pesante riduzione della libertà tipica di un regime dittatoriale. Le manifestazioni di piazza iniziate due anni fa chiedevano l’abolizione della legge di emergenza ed erano promosse da persone moderate, come la stragrande maggioranza dei siriani.
Il governo ha risposto, invece, con una repressione violenta. Perché? Per poca lungimiranza o perché presagiva le interessate manovre destabilizzanti da parte di regimi sunniti, come l’Arabia Saudita, che hanno poi riempito il Paese di bande di estremisti fornite di soldi e di armi? Non è facile rispondere. Anche l’atteggiamento dei Paesi occidentali (USA e Francia in particolare) suscita perplessità: decidere che un regime deve cadere, senza che sia chiaro che cosa succederà dopo, non sembra molto sensato. Di fatto oggi la Siria è diventata un luogo dove altri giocano le loro carte. Il governo cerca di restare in piedi usando la superiorità militare senza riguardo per la vita dei civili; i ribelli sono divisi in tante fazioni e ricevono armi in quantità; si sono infiltrati fanatici guerriglieri jihadisti provenienti da Iraq, Cecenia, Afghanistan: la violenza ha generato un odio spaventoso in cui i più deboli pagano il prezzo più alto. Dove vale il diritto della forza, non c’è posto per i diritti umani. In questa tremenda situazione arrivano aiuti umanitari dalla Caritas e dalle agenzie dell’ONU, ma c’è bisogno anche di una “carità politica”, ha sottolineato con forza mons. Zenari. Si tratta di dare la possibilità a dei cristiani capaci e colti (fino a ora non hanno potuto fare politica, alcuni sono stati in carcere) di prepararsi a esercitare un ruolo costruttivo tanto necessario nel loro Paese.
Il nunzio ha promosso la nascita di due centri di cultura per la diffusione della dottrina sociale della Chiesa tra i laici; ma sarebbe importante che qualcuno potesse venire in Italia a formarsi.
La posizione della Santa Sede è che sia necessario mantenere l’unità del Paese e il rispetto delle minoranze. Lo sfaldamento del mosaico siriano in tanti pezzi su base etnica sarebbe una catastrofe non solo per i siriani, ma per tutto il Medio Oriente. In un quadro più generale mons. Zenari ritiene che ci troviamo davanti a una svolta epocale, in cui vengono al pettine nodi chiave del mondo arabo-musulmano. La globalizzazione e internet lo costringono a venire a patti con la modernità. Ma l’Islam permette un’evoluzione verso la democrazia? E noi come aiutiamo il processo in atto?

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