EDITORIALE

Fraternità e pace

Mons. GianCarlo Maria Bregantini (Arcivescovo della diocesi di Campobasso-Bojano, presidente della Commissione Lavoro, Giustizia e Pace e Salvaguardia del Creato della CEI)

Campobasso ospiterà la 46° marcia per la pace, la sera del 31 dicembre, con quel sapore di secca contestazione che vuol trasformare un veglione spendereccio in un’austera marcia di speranza.

Il tema della prossima giornata della pace (1 gennaio 2014) è un vero regalo di papa Francesco, che ci indica proprio questo cammino: “La fraternità, fondamento e via per la pace!”. Un binomio perfetto, coinvolgente, concretissimo per vivere la militanza sulle vie della pace. Non c’è infatti pace che non sia basata sulla fraternità. E non c’è fraternità che non sappia generare un frutto di pace. E san Francesco le ha inanellate entrambe in modo bello e chiaro!

Siamo alla vigilia del centenario della guerra del 1914-18  e vogliamo ricordarla non nella logica della “grande guerra”, fatta di enfasi ed esaltazione, ma come la “inutile strage”, secondo la severa definizione che ne diede un contemporaneo di primo piano, papa Benedetto XV, il 1 agosto 1917. Immaginate che, in ogni scuola, ogni docente dica non: “oggi tratteremo della grande guerra”. Ma: “oggi parliamo della inutile strage che fu la prima guerra mondiale!”. Tutto cambierebbe. Non è questione nominalistica. Ma di contenuti, di sguardi, di cose da raccontare. È infatti constatato che ogni guerra viene elaborata nelle aule di scuola, ben prima che nei campi di battaglia! è perciò nel cuore dei giovani, nelle loro menti che vanno creati sentimenti di pace, di rispetto dell’avversario, di giustizia sociale, di dialogo con le opposizioni. Qui nasce la fraternità. E non solo perché si spartisce il pane, ma perché si condivide la verità! Cioè si genera non il clima della paura ma la cultura dell’incontro, del dialogo, del confronto!

La marcia di fine anno si conclude rileggendo insieme il “fioretto del lupo di Gubbio”. Un testo che indica la concreta strada della fraternità, davanti al potere tirannico o mafioso, in cinque preziosissimi passaggi:

1. San Francesco, davanti alla ferocia del lupo, non arretra, non fugge, non torna indietro. 

2. Non lo affronta con le armi del male, non usa forconi o spade. Gli va incontro con un po’ di pane. È armato di tanta fede, nella mitezza del Vangelo, quell’arma che sa conquistare la terra, tramite la preghiera. 

3. Quando il lupo gli è davanti con le fauci aperte, Francesco non tace, non si rassegna alla sua cattiveria. Non è buonista! Anzi, lo ammonisce fortemente, lo rimprovera con durezza. Non tace per paura o per compromesso. Coscientizzare davanti al male è infatti l’azione educativa di verità e di libertà più necessaria oggi. Specie con i giovani. 

4. Solo dopo questa durissima predica può compiere un passo decisivo, giungendo al cuore del lupo, che ha due zampe: è ciascuno di noi! Francesco, afferma, con sapienza: “Tu sei cattivo perché sei affamato”. Cioè, dietro ogni scelta di violenza, quasi sempre c’è un’ingiustizia evidente, non risolta. Lacrime non ascoltate, un grido di giustizia non accolto, un lavoro non trovato, uno sfratto iniquo. L’ingiustizia è normalmente l’humus della violenza. 

5. Infine, san Francesco crea un clima di accoglienza tra la gente di Gubbio e il lupo, che può serenamente entrare e uscire di casa in casa, con un boccone di pane. È l’accoglienza mirabile verso chi ha sbagliato, superando le inevitabili paure o diffidenze. È l’arte più necessaria, per creare la fraternità, come risposta alla violenza sociale ed etnica!

Non è una storiellina edificante. Ma una parabola della vita sociale, politica e culturale del nostro tempo. Se avessero fatto così gli americani e il mondo occidentale davanti alla caduta delle Torri gemelle, non avremmo avuto tutta quella scia infinita di guerre e di bombe. E non dobbiamo dimenticare il grande contributo offerto dalla giornata di digiuno e di preghiera dello scorso 7 settembre, tenacemente voluta da papa Francesco, contro la guerra, per la pace in Siria e in tutto il mondo. 

Eccoci, quindi, chiamati a servizio della terra perché sia giardino per tutti! 

E solo allora ogni germoglio di fraternità sarà costruttore di pace.

In piedi, dunque!

 

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