PAROLA A RISCHIO

Un cammino di fratellanza

La fraternità sulla strada della condivisione e dello sviluppo umano, per la costruzione della pace:
dal Dio dei padri al Dio padre della gioia condivisa.
Giovanni Mazzillo (Teologo)

Il tema della fraternità era già nella Giornata Mondiale della Pace del 1971 indetta da Paolo VI: “Ogni uomo è mio fratello”; “È la pace la grande idea celebrativa dell’amore fra gli uomini, che si scoprono fratelli e si decidono a vivere come tali”. Il messaggio conteneva un riferimento diretto alla dichiarazione dei Diritti dell’uomo: “Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali nella dignità e nei diritti; essi sono dotati di ragione e di coscienza, e devono comportarsi gli uni verso gli altri come fratelli”. Anche Benedetto XVI, oltre 35 anni dopo, aveva additato, per la Giornata del 2009 (“Combattere la povertà, costruire la pace”), un collegamento diretto alla fraternità: “La lotta alla povertà ha bisogno di uomini e donne che vivano in profondità la fraternità e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico sviluppo umano”.

Un cammino di fratellanza

Il tema di papa Francesco, “Fraternità, fondamento e via per la pace” è una messa a fuoco ulteriore e importante per la sua prima Giornata Mondiale della Pace, visto che già nella sua auto-presentazione come vescovo di Roma, parlò della fratellanza come comune itinerario del popolo di Dio in solidarietà con il mondo intero: “E adesso, incominciamo questo cammino: vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, d’amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza”.  

Il comunicato vaticano, che informa della scelta dell’ultimo tema, accenna al fatto che, pur essendo la fraternità “una dote che ogni uomo e donna reca con sé in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre”, questa si trova tuttavia “davanti ai molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismo”.

Rimandando ad alcune sue cause, le riconduce a quella sempre insorgente forma di antagonismo/inimicizia che, anziché favorire la crescita comune e la pace, genera ricerca di benessere esasperato in alcuni, con la conseguente concezione ideologica che gli altri, se non sono proprio sempre dei nemici da combattere, sono dei ‘fardelli’ fastidiosi che danneggiano e impediscono lo sviluppo.  Sicché gli altri non sono visti come persone aventi gli stessi diritti per ciò che concerne le risorse che invece sono per tutti e pertanto di tutti. E ciò accade anche nella stessa Chiesa-popolo di Dio, la cui caratteristica fondamentale dovrebbe essere la koinōnía, fino alla condivisione dei beni.

Nemmeno noi cristiani condividiamo pienamente, pur essendo un’unica Chiesa in un unico mondo, alimenti e medicine, risorse naturali e beni ambientali, acquisizioni scientifiche e patrimoni  culturali. Paradossalmente, sappiamo di essere fratelli e sorelle, perché figli dello stesso Padre e non esitiamo, giustamente, a ritenere figli di Dio anche i non cristiani, e tuttavia non riusciamo a compiere il passo della condivisione reale e della fraternità nei fatti.

Affiora il dubbio che la fraternità, in quanto componente identitaria, non basti da sola a far compiere il passo verso la condivisione dei beni, almeno quelli primari ai quali ogni essere umano, per il solo fatto di essere tale, ha diritto.   

Figli e genitori

Guardandoci intorno, vediamo che non mancano fratelli e sorelle di numerose famiglie “cristiane”  che si fanno la guerra. Perché mai? Di certo non hanno rinnegato, né rinnegano i comuni genitori. Non ne contestano l’autorità, contestano il modo con il quale essi dividono l’eredità tra i loro figli, figli evidentemente più attaccati ai beni che all’affetto fraterno, più desiderosi di acquisire che di condividere, perché sostanzialmente refrattari al donare. Quello che richiedono ai genitori senza misura e senza riserve, la generosità, essi non sono capaci di viverla tra fratelli, né sono disposti a cambiare. E così facendo fanno soffrire i genitori, soffrono essi stessi e sono in conflitto permanente con i loro stessi fratelli di sangue. Che cosa dire di coloro la cui fratellanza sembra ridursi solo a un fatto morale, o peggio, declamatorio?

Gesù direbbe: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore”. Forse basta aggiungere che se il tuo tesoro è nell’eredità, anche il tuo cuore è lì e non certamente nella fraternità. Sì, viviamo in un mondo cristiano in cui il soldo vale più del legame, anche il più sacro, e il vestito vale più dell’uomo. Nella nostra pur pregevole Europa le radici monetarie sembrano essere più forti di quelle cristiane. Siamo in una rete di rapporti  standardizzati in logiche e mentalità euro-borghesi. L’autentica fratellanza così come passa attraverso la cancellazione del debito dei Paesi poveri, passa attraverso il superamento europeo della stagnazione del “capitalismo finanziario senza regole”, secondo la rivoluzionaria, e tuttavia ignorata, espressione dell’ultimo messaggio della Giornata della Pace di Benedetto XVI. 

A rifletterci un attimo, ciò significa che, ammesso che il “Dio dei nostri padri” sia il Dio di Gesù, il vero interesse era e resta il denaro. Ecco perché occorre passare al Padre nostro, chiedendo a lui il pane quotidiano “supersostanziale”, con quell’aggettivo difficile da tradurre che è “epioùsion” (Mt 6,11; Lc 11,3), ma che per una volta potremmo anche intendere come pane della condivisione, perché tutti possano vivere e non solo sopravvivere in qualche modo, tutti possano avere la gioia di una vita che si è colorata delle luci della festa, la festa di tutti, la festa della pace. 

È come se Gesù dicesse oggi a noi tutti, alla sua Chiesa: “Se siete la mia Chiesa, lo siete non in senso di pura e semplice appartenenza a me e basta, ma nel senso che siete chiamati a vivere secondo il mio metodo, il mio modo di vivere e di essere: davanti al Padre, agli uomini e al ‘mondo’, o meglio nel mondo, pur non essendo del mondo, perché non ne dovete assolutamente seguire né le aspirazioni né i parametri. Ma tutto questo non separatamente da, ma in corrispondenza con un nuovo modo di vivere i rapporti tra voi. 

La fraternità diventa fratellanza solo se passa attraverso la condivisione dei beni.

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