I disegni di Terezin

27 gennaio 2014 - Tonio Dell'Olio

Le pagine dell'olocausto sono uno scrigno prezioso da cui è possibile ancora oggi, a distanza di tanti anni, far emergere perle che attendono d'essere raccontate e conosciute. In un'esperienza tanto tragica senza pari nella storia dell'umanità si sono fatte largo storie che insegnano vita, diventano cattedra di esistenza nuova, suscitano compassione e meraviglia. C'è ancora tanto da scoprire e raccontare della vicenda di Friedl Dicker-Brandeis, una donna, un'artista, una pittrice che nel ghetto-lager di Terezin mette la sua passione a servizio della vita dei bambini e... della nostra. Ai bambini del ghetto insegna a disegnare i sentimenti, i sogni, le storie di ogni giorno, gli affetti, la natura che non si lascia domare dalla crudeltà degli uomini. La vita. Dei 30.000 disegni di quei bambini, la Friedl riesce a metterne in salvo circa 4.000 in due valigie che nasconde prima di affrontare il suo ultimo viaggio. Quello verso Auschwitz. Alcuni di quei disegni sono diventati una mostra itinerante e per chiunque vi si affacci è un respiro dell'anima. Arte-terapia ante litteram l'hanno definita, ma è molto di più. È un testimone consegnato alla storia come un monito con la soavità della poesia a colori su carta da pacchi. L'opera di Friedl a Terezin è il canto di chi si erge sopra la sconfitta. Quei disegni hanno molto da dire a noi oggi. È umiliata invece nel silenzio la violenza della lucida follia del nazismo.   

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