CHIAVE D'ACCESSO

Con tenacia e rigore

Patrizia Todisco è il Personaggio Ambiente 2013.
Alessandro Marescotti (a.marescotti@peacelink.it)

“Patrizia Todisco: con ammirevole tenacia, rifuggendo, in tempi di cinici e stucchevoli protagonismi, ogni tipo di esposizione mediatica, applica la Legge con grande rigore nei confronti di chi, incurante della salute e della salute di migliaia di persone, sta avvelenando da anni con quantità inaudite di diossina, la città di Taranto”. È il commento di Francesco sul web. Uno dei tanti che hanno votato nel concorso nazionale Personaggio Ambiente 2013 (www.personaggioambiente.it). Mancano alcuni giorni al termine delle votazioni, ma è praticamente certo che questa donna magistrato si aggiudicherà il primo posto. È in testa con un larghissimo vantaggio. 

Patrizia Todisco è il giudice per le indagini preliminari (gip) del Tribunale di Taranto che nel 2012 ha posto sotto sequestro gli impianti dell’ILVA di Taranto ritenuti responsabili di gravi danni alla salute. Per tutto il 2013 il Governo italiano ha cercato di neutralizzare gli effetti dei suoi provvedimenti. Scrisse nella sua ordinanza di sequestro degli impianti inquinanti: “Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o a essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico”. Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, scrisse parole ben diverse nei confronti del proprietario dell’ILVA: “Chiesi a Emilio Riva, nel mio primo incontro con lui, se fosse credente, perché al centro della nostra conversazione ci sarebbe stato il diritto alla vita. Credo che dalla durezza di quei primi incontri sia nata la stima reciproca che c’è oggi” (Il Ponte, novembre 2010, NdA). La prosecuzione di queste dichiarazioni è nella cronaca: Emilio Riva venne arrestato e Nichi Vendola è stato inquisito nell’ambito dell’inchiesta Ambiente Svenduto. Buoni rapporti con l’ILVA li ha avuti anche l’ex arcivescovo di Taranto, monsignor Benigno Papa, il quale ha dichiarato al Corriere della Sera: “Sì che li ho presi, i soldi dall’Ilva. Una volta fu lo stesso Emilio Riva, il patron, che alla fine del precetto pasquale, in fabbrica, si avvicinò porgendomi la busta: Eccellenza, per il suo disturbo... C’erano dentro diecimila euro in contanti. Ma era un’offerta, non una tangente! I Riva sono molto religiosi” (Corriere della Sera 2/12/2012, NdA).

“Ho la gioia di annunciarvi che ho ricevuto una missiva del Presidente dell’Ilva, l’ing. Emilio Riva”, scrisse l’arcivescovo di Taranto Benigno Papa ai fedeli della parrocchia Gesù Divin Lavoratore per annunciare che il Gruppo Riva avrebbe pagato i lavori di consolidamento e ripristino della chiesa Gesù Divin Lavoratore, contaminata dalla diossina dell’acciaieria più grande e più inquinante d’Europa. “Vogliamo ringraziare Dio – esclamò mons. Papa – per questo dono della Sua Provvidenza” (Gazzetta del Mezzogiorno 2/5/2009, NdA).

Il portavoce dell’ILVA Girolamo Archinà, arrestato con accuse gravissime, ha ricevuto il premio Cataldus d’argento nell’ambito dei festeggiamenti per san Cataldo, il patrono di Taranto, del maggio 2011 (Corriere del Mezzogiorno 10/5/2011, NdA)

L’attuale arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha cambiato toni rispetto al suo predecessore e, nella sua ultima dichiarazione, ha parlato di “adozione delle migliori tecnologie esistenti che consentirebbero di eliminare le cokerie” 

(www.webdiocesi.chiesacattolica.it/webdiocesi2/taranto/index.html).  

Parlare qui del giudice Patrizia Todisco è un modo per riconciliarsi con la dimensione della speranza progettuale. Di quella speranza così spesso tradita e così fortemente cercata come filo conduttore della nostra esistenza. La speranza dà senso al futuro e ci spinge e cercare le persone giuste. A volte anche quelle sbagliate.

Un messaggio di speranza è quello che ho ricevuto da una giovane mamma mentre ero in delegazione a Bruxelles per chiedere sanzioni contro il governo italiano, che osteggiava la magistratura e difendeva l’ILVA. “L’interesse che avete e l’amore per Taranto – scriveva nella e-mail – non vi fa che onore e mi fa credere che qualcuno nutre speranze per questa città martoriata da decenni. Mia figlia vi ringrazierà per la battaglia che state facendo. Nata apparentemente sana, ha sviluppato un tumore renale bilaterale a soli sei mesi. Gli oncologi hanno subito parlato di trasmissione da parte di uno dei due genitori. Combatto anch’io questa battaglia senza armi, con la mia voce, a volte urlando contro la sordità di chi mi sta vicino e non si rende conto che quelli che pagano sono i bambini, le anime innocenti. Spero che anche la vostra voce percorra il giusto verso e giunga a chi sa ascoltare”.

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