PACE

Appuntamento a Verona

L’Arena è un luogo di incontro, cantiere aperto di confronto e ricerca di tutti coloro che operano per la pace, il disarmo e la nonviolenza.
In aprile la convocazione di una nuova bella celebrazione laica del pacifismo.
Renato Sacco (coordinatore nazionale Pax Christi Italia)

“Il popolo della pace non è un popolo di rassegnati. È un popolo pasquale, che sta in piedi…
 A questo popolo invisibile della pace, dall’Arena di Verona, giunga la nostra solidarietà.
Ma anche il nostro incoraggiamento: con le parole delle beatitudini, secondo la traduzione che sostituisce il termine ‘beati’ con l’espressione ‘in piedi’. ‘In piedi, costruttori di pace. Sarete chiamati figli di Dio’.
 

Sono passati molti anni da quel 30 aprile 1989, quando in un’Arena gremitissima sono risuonate queste parole di don Tonino Bello. Sembra di risentire ancora la sua passione,  di rivivere l’emozione, il sogno, il progetto di una pace che cammina sulle nostre gambe, con i nostri passi. Le “Arene” sono state grandi “celebrazioni” laiche della pace, per dare la carica, per indicare un percorso, per rinnovare impegni e scelte anche faticose. Sono stati i Beati i costruttori di pace a promuovere questi grandi momenti, come tappe importanti di un cammino dal basso che vedeva coinvolta la società vile e le comunità cristiane. 

La prima Arena è del 4 ottobre 1986: Educazione alla mondialità e alla pace, disarmo, obiezione di coscienza, stili di vita. Ne sono seguite altre nel 1987, 1989, 1991 (due appuntamenti, era scoppiata la prima guerra del Golfo), 1993, 2003. Seduti sui monumentali gradini dell’anfiteatro, dove solitamente risuonano le note delle grandi opere liriche, abbiamo potuto ascoltare in questi anni la voce profetica di testimoni come il Premio Nobel per la Pace Rigoberta Menchù, p. Turoldo, p. Balducci. Le Arene sono state un’apertura alla mondialità, (500 anni dalla conquista dell’America Latina) una lettura del mondo con gli occhi dei poveri e degli oppressi. Una forte denuncia di un sistema economico che uccide e una denuncia della corsa agli armamenti con proposte di obiezione, di lotta nei confronti di questo modello. 

Oggi 

Oggi, nel 2014, con questo mondo squilibrato e impazzito si riparte con una nuova Arena di pace, il prossimo 25 aprile: “Una giornata di resistenza e liberazione. La resistenza oggi si chiama nonviolenza. La liberazione oggi si chiama disarmo”. L’appello vede come primo firmatario il nostro direttore, Alex Zanotelli, insieme ad altri direttori di riviste e tante altre persone espressioni della società civile, di gruppi movimenti, associazioni che vogliono… continuare a resistere e a credere in un mondo di pace. Si legge nell’appello: “L’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci.
Crescono le spese militari, si costruiscono nuovi strumenti bellici. Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia. Ne sono un esempio i nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo d’acquisto si attesta sui 14 miliardi di euro, mentre l’intero progetto Joint Strike Fighter supererà i 50 miliardi di euro; il nostro Paese, inoltre, “ospita” 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) che si stanno ammodernando, al costo di 10 miliardi di dollari, in testate nucleari adatte al trasporto sugli F-35.

Politiche nuove

Gli armamenti sono distruttivi quando vengono utilizzati e anche quando sono prodotti, venduti, comprati e accumulati, perché sottraggono enormi risorse al futuro dell’umanità, alla realizzazione dei diritti sociali e civili, garanzia di vera sicurezza per tutti. Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita – il diritto al lavoro, alla casa e all’istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l’ambiente, l’aria, l’acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore è indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante”.

In questi mesi si sta lavorando per “rilanciare” l’Arena, non solo per riempirla come numero di persone, ma per arrivare con molte, idee, progetti, contenuti che ci facciano camminare sulla strada della nonviolenza, del disarmo, della pace.  “Un grande raduno – si legge nell’appello – di tutte le persone, le associazioni, i movimenti della pace, della solidarietà, del volontariato, dell’impegno civile, che faccia appello non solo ai politici ma innanzitutto a noi stessi, chiedendo a chi vi parteciperà di assumersi la responsabilità di essere parte del cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”. “Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire – diceva don Tonino all’Arena nel 1989 – …che la nonviolenza attiva è criterio di prassi cristiana, che certe forme di obiezione sono segno di un amore più grande per la città terrena… se non abbiamo la forza di dire tutto questo, rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere ceri pasquali.

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