ARGENTINA

Figli di una stessa storia

A colloquio con Raquel Robles e Claudio Goncalvez.
Il dramma dei desaparecidos e dei loro figli negli anni della dittatura militare di Buenos Aires.
Gustavo De Arada

Raquel: Mi chiamo Raquel Robles, appartengo all’Associazione Hijos Argentina, un’organizzazione sociale di diritti umani cui aderiscono figli di persone scomparse, uccise, ex-prigionieri ed esiliati nell’ultima dittatura militare. Appartengono a questa associazione anche altri giovani che, pur senza essere stati coinvolti direttamente nelle violenze efferate di quegli anni in Argentina, si sentono figli della stessa drammatica storia, concordano col nostro modo di concepire e far politica e con i nostri principi e vogliono sostenere il nostro lavoro.
Claudio: Io sono Claudio Goncalvez, e sono un Hijo. Non aderisco a questa organizzazione perché collaboro con Abuelas de Plaza de Mayo – Le nonne di piazza di Maggio. Mia madre e mio padre sono scomparsi, appartengono alla grande famiglia dei desaparecidos.
Abuelas
è un’organizzazione che ha come fine ultimo quello di recuperare i

Una dittatura sanguinaria
23 marzo 1976: Golpe militare. Viene deposta Isabelita Peron, presidentessa dal 1974. S’instaura un governo presieduto dai tre comandanti in capo dell’esercito, della marina e dell’aviazione, presieduto dal generale Jorge Rafael Videla.
1977: Il regime militare che si autodefinisce “Processo di Riorganizzazione Nazionale” conduce una politica di terrore, in particolare attraverso la scomparsa di persone che riguardò 30.000 individui nel solo triennio 1976/1979: di ogni età e condizione sociale, furono sequestrati, torturati e brutalmente assassinati. Tra questi desaparecidos, anche centinaia di bambini sequestrati ai loro genitori o fatti nascere in centri di detenzione clandestina ove venivano detenute giovani donne in stato interessante. Molti, in quegli anni, i centri di maternità clandestina e le liste di famiglie di militari “in attesa” di un figlio “adottivo”.
1978 – La repressione viene concordata con la Chiesa. L’ammiraglio Armando Lambruschini discute con il Nunzio apostolico Pio Laghi la condizione dei detenuti: non vuole ucciderli, ma teme che, risparmiandoli, essi raccontino ciò che hanno visto.
1981 – Crisi politica ed economica e avvicendamento rapido di presidenti militari.
1982 – Guerra delle Malvine (Falkland): le truppe argentine si arrendono. Ferita a morte, la dittatura indice le elezioni.
1983 – Il capo del partito radicale (Unione Civica Radicale), Raùl Alfonsin, vince le elezioni con il 52% dei voti.
figli di desaparecidos, persone scomparse perché sequestrate dai militari, e di restituire loro la loro vera identità e la loro storia. Accadeva in quegli anni che spesso i figli di desaparecidos fossero “affidati” ad altre persone, di gradimento della dittatura in carica, talora militari o parenti di coloro che si erano resi responsabili delle crudeltà compiute. In questo momento ci sono più di 400 ragazzi che non sanno ancora d’essere figli di desaparecidos, e credono di essere un’altra persona, di avere un’altra identità.

Potete raccontarci la vostra storia?
Raquel
: Ho un ricordo vivo di quegli anni, in cui miei genitori scomparvero. Io avevo 4 anni e mio fratello era più piccolo di me di un anno, quando fummo adottati da alcuni zii, perché i miei genitori erano stati sequestrati. Non è facile ripercorrere quegli anni, non è facile parlarne… Nella mia mente è come se ci fossero dei “blocchi” di memoria che non comunicano tra loro: una parte della storia della mia vita è lì, ferma, e da tutt’altra parte riprende la mia esistenza; ma tra le due “sezioni” di memoria non c’è alcuna comunicazione. In tutti questi anni ho provato a trovare un filo di continuità tra i due periodi, ma proprio non ci riesco. So che “loro” (nel corso della nostra conversazione, Rachel non definisce mai in alcun modo i militari, n.d.r.) non erano serial killers, che ammazzavano e torturavano per mera sete di sangue, ma avevano un obiettivo economico e politico ben chiaro... Una violenza e un sterminio sistematico, con finalità predeterminate.
Claudio: Ho saputo d’essere figlio di desaparecidos solo all’età di 19 anni. Mio padre lo hanno sequestrato il primo giorno del colpo di stato (il 23 marzo 1976). Io non ero ancora nato, sono nato in giugno. Nel novembre del ‘76 eravamo con la mia mamma, che aveva altri due figli di 4 e 5 anni. I militari sapevano bene chi stava dentro l’appartamento (un solo uomo, 2 donne e 3 bambini!) e in 40 – ben 40!! – hanno circondato la casa e hanno attaccato con armi da guerra. Quel giorno sono rimasto io da solo. Mi hanno portato in ospedale dove sono rimasto 6 mesi. Non hanno mai detto alla mia famiglia che io ero vivo. I

HIJOS
Sorta a Buenos Aires durante la settimana santa del 1996, quest’associazione consta oggi di una sede centrale regionale sita nella capitale e di alcune filiali di cui la più rilevante è Hijos di Rosario.
Tra gli obiettivi essenziali: giudizio e castigo a tutti i genocidi e ai loro complici; nullità della legge di impunità; rivendicazione della lotta dei genitori e dei loro compagni scomparsi; restituzione dell’identità legittima a ciascuno; libertà dei prigionieri politici e cessazione delle persecuzioni per coloro che hanno lottato accanto al popolo.
Opera per commissioni di cui quella centrale è la commissione sull’identità, che mira al recupero di una memoria e quindi di una identità sia personale che collettiva e nazionale.
Promuove dibattiti, incontri, seminari, redige una rivista dal medesimo nome “Hijos”.

HIJOS
Tel. 1540766207
hijoscapital@yahoo.com
hijosidendidad@yahoo.com
miei nonni mi cercavano. I militari sapevano chi ero io, chi era la mia famiglia, ma la regola era il silenzio. Il loro scopo coi bambini – quando non li portavano via con sè – era di impedire loro di tornare con la propria famiglia per evitare che diventassero uguali ai propri genitori. Ed è per questo che, dopo sei mesi senza che nessuno mi venisse a trovare, mi hanno dato in adozione a una famiglia che non conosceva le miei origini. L ’organizzazione Abuelas, insieme ad altre organizzazioni con cui lavora, è riuscita a trovarmi dopo 19 anni.

Quanto ha influenzato, nelle vostre scelte di vita, l’essere figli di desaparecidos?
Claudio
: Nel mio caso fortemente, sin dal momento in cui l’ho saputo. Ho una figlia di tre anni e mi crea un senso di disperazione, per esempio, l’idea che, se io dovessi morire, lei possa non avere più alcun ricordo della mia persona e dell’amore che nutro per lei. Quindi cerco sempre di lasciare alla mia bambina ricordi, foto, quaderni con miei scritti... Pagherei chissà cosa per vedere una foto di mio padre, per sentirlo parlare. Non conosco il suono della sua voce, nessuna cosa sua ho mai visto, tranne la testimonianza e il racconto di qualcun altro. Quindi, da 8 anni penso a lui, cerco di trovare qualcosa su di lui, e grazie a suoi amici, grazie ai racconti di familiari sto costruendo una figura, un’immagine dentro di me, sto lavorando alla ricostruzione della sua storia. Questo mi colpisce molto nel senso che contribuisce alla voglia di cercare il modo più giusto per raggiungere la giustizia. Il fatto che non c’è giustizia, crea un dolore permanente, angoscia, e ti fa pensare che se in Argentina si è perdonato un genocidio, tutto è possibile...

L’Argentina è un Paese segnato da un silenzio, un lungo silenzio che parla…
Raquel
: La scomparsa di persone ha un effetto che si perpetua nel tempo. Un assassinio normale ha la sua chiusura, è un evento drammatico che si conclude: le persone possono elaborare il dolore. Invece, quando si fa sparire la gente, l’effetto nelle persone vicine si perpetua per sempre; c’è un luogo in cui perdura un sentimento infantile di speranza e di attesa, nonostante la razionalità, la voglia di soffocare per sempre il dolore. Nel mio caso, credo che vada aldilà di me e delle mie possibilità di comprensione quanto mi è successo. Questo fa sì che io sia quella che sono oggi, ha determinato il modo di essere la persona che io sono, la donna, la madre... tutti gli aspetti della mia vita sono segnati da quanto mi è accaduto. Adesso, a casa, ho lasciato mio figlio di due anni per poter essere qui in Italia.
E l’andare via da casa desta in me una profonda preoccupazione, ha una carica e un’ansia ancora più forte rispetto agli altri, sebbene tutti i genitori si angoscino quando lasciano i propri figli. La stessa cosa è avvenuta nella relazione con mio fratello più piccolo: sebbene io abbia solo 18 mesi più di lui, gli ho fatto da mamma e ancora oggi abbiamo un rapporto strano che richiederebbe tutto un lavoro profondo per cercare di sviscerarlo. Nella storia dell’Argentina, il fatto che manchi tutta una generazione lascia un buco molto profondo. Non manca una qualsiasi generazione, ma una che aveva pensato seriamente alla possibilità di cambiare le cose. Quindi, è rimasta illesa la generazione più conservatrice, e un’altra di nonne e di nipoti ma nel mezzo c’è un gran buco nero... E le conseguenze di questo solo i figli dei nostri figli, forse, riusciranno a capirle...

E l’impunità di tutti questi anni?
Raquel
: L ’impunità, il fatto che non vi è stata e non vi è tuttora giustizia nei confronti degli assassini, genera uno stato di ingiustizia permanente, uno stato di impunità inconcepibile, considerando che queste persone hanno torturato, hanno determinato la scomparsa e hanno ucciso 30.000 persone. Ora, forse si cominciano ad aprire spiragli, circa la possibilità di giudicare e incarcerare questi assassini, e al di là di quello che può succedere, si apre per noi tutti uno scenario nuovo, diverso, una possibilità più seria. In caso contrario è come camminare

ABUELAS
L’associazione (Abuleas de Plaza de Mayo) Nonne di Piazza di Maggio è un’organizzazione non governativa sorta nell’ottobre 1977, finalizzata a ritrovare e restituire alle famiglie legittime i bambini sequestrati durante il decennio di repressione politica in Argentina e a creare le condizioni perché nessuno più possa vivere simili violazioni di diritti umani, lottando contro l’impunità dei responsabili delle medesime violazioni.
Ciascun bambino “ritrovato” ha una causa aperta alla cui risoluzione contribuiscono tutti gli elementi probatori e le testimonianze raccolte sulla sua vera identità che è comunque accertata in modo definitivo comparando le analisi del sangue della persona ritrovata con una Banca dei Dati Genetici, creata con la legge nazionale Nº 23.511, in cui sono reperibili tutte le mappe genetiche dei familiari che hanno avuto bambini scomparsi.
Tra il 1976 a il 2001 sono stati ritrovati 71 bambini.

ABUELAS:
Av. Corrientes 3284, 4º Piso, H (1193)
Capital Federal
República Argentina
Teléfono y Fax : +54-11-4864-3475

http://www.abuelas.org
abuelas@abuelas.org.ar
sopra i cadaveri dei nostri cari – scusate la durezza dell’espressione ma è la più consona.
Sono convinta che solo la giustizia può riparare il male e non importa quanti anni trascorrano prima che la si raggiunga, perché essa è necessaria. Tutto il nostro lavoro mira al ripristino della giustizia e alla ricostruzione della memoria storica di un popolo. La politica di Kirchner cambia la prospettiva delle cose, soprattutto per tutti coloro che, in quegli anni e in quelli che seguirono, hanno lottato per la ricerca di una giustizia che in qualche modo, a loro stessi, sembrava un obiettivo impossibile da raggiungere. Alla nascita di Hijos, 8 anni fa, questo era solo un’utopia. I “figli” avevano una frase che solevano ripetere: “Quello che ti appare impossibile ora, tarda soltanto un poco”.
Nella lotta si prende coscienza della possibilità umana di fare quello che sembra impossibile. Nella lotta cambia tutta la percezione della realtà, la lotta ti cambia la cultura, ti fa crescere. Nella lotta rinasce la speranza ed è come “risorgere” dall’acqua dopo aver provato, per tanto tempo, la sensazione di affogarsi...
Claudio: Ciò che fa oggi il presidente Kirchner non posso definirla una cosa straordinaria, perché fa semplicemente ciò che è giusto fare, quello che si deve fare, che ha senso, che dovrebbe essere una cosa logica ovunque e che nessuno sinora, da noi, aveva fatto... Ed è questo che genera in noi una nuova speranza. Condivido questa sensazione espressa da Raquel perché ora siamo di nuovo certi che qualcosa può cambiare... E siamo convinti che il nostro dolore, il nostro lutto, la nostra lotta disperata ha contribuito a far rinascere questa speranza.

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