CONFLITTI

Per una pace giusta in Siria

L’impegno di Pax Christi International per la risoluzione del conflitto siriano. Resoconto di un’importante consultazione ecumenica e di incontro di donne siriane.
Marie Dennis (co-Presidente Pax Christi International )

Poco prima dell’inizio della Conferenza di Pace di “Ginevra II” sul conflitto in Siria, Pax Christi International ha partecipato a due incontri straordinari, proprio a Ginevra: una consultazione ecumenica e una internazionale sulla Siria, indette rispettivamente dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e da Women Lead To Peace. È stata un’occasione per ascoltare la voce delle donne siriane, per imparare da loro e per sostenere la loro inclusione nel processo di pace.

Mentre il mondo era in attesa di capire se i negoziati di “Ginevra II” sulla Siria (che, da programma, sarebbero iniziati soltanto qualche giorno più tardi) si sarebbero alla fine svolti, i leader e i rappresentanti delle Chiese del Medio Oriente, dello Stato del Vaticano, della Russia, di altri Paesi europei, degli Stati Uniti, ma anche delle Chiese siriane, del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, della Chiesa Cattolica Romana, delle Chiese Ortodossa, Protestante e Anglicana, ribadivano la loro ferma convinzione che non può esservi alcuna soluzione militare alla crisi siriana.

Insieme, abbiamo lanciato un forte appello alla fine della violenza: “Siamo preoccupati” – abbiamo detto – “per tutte le persone colpite dalla violenza indiscriminata e pee la calamità umanitaria in Siria. Bambini innocenti, donne e uomini sono stati uccisi, feriti, traumatizzati e sradicati dalle loro case, in numero incalcolabile. Sentiamo il loro pianto, sapendo che quando ‘un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui’ (1Cor. 12,26)”.

Sua Eccellenza Gregorio III Laham, Patriarca della Chiesa greco-cattolica di Antiochia e di tutto l’Oriente, ha descritto la Chiesa siriana come una Chiesa vicina alle persone – a Homs, ad Aleppo, a Damasco. Vicina ai milioni di persone che sono stati sfollati. Vicina ai bambini che vogliono tornare a scuola. Vicina ai feriti e agli affamati. Una soluzione negoziale alla crisi siriana – ha detto – potrebbe sorprendere il mondo e contribuire a un futuro positivo nella regione.

Due giorni di intense conversazioni hanno trovato i partecipanti all’incontro del Consiglio Ecumenico delle Chiese uniti con Sua Santità Catholicos Aram I, co-presidente del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, nel suo desiderio di diffondere un chiaro, forte e fiducioso appello alla fine della violenza e alla riconciliazione in Siria.

Ginevra II

Nel nostro documento finale, abbiamo sollecitato i partecipanti alla Conferenza di “Ginevra II” a perseguire i seguenti obiettivi: cessazione di tutti i confronti armati e di tutte le ostilità in Siria; rilascio delle persone detenute e rapite; attuazione di misure che blocchino il flusso di armi e di combattenti stranieri verso la Siria. “Ginevra II” deve assicurare un’adeguata assistenza umanitaria a tutte le comunità siriane vulnerabili e a tutti i profughi nei Paesi confinanti. Laddove un numero così grande di persone è a rischio – abbiamo detto – è essenziale che ci sia pieno accesso umanitario, conformemente alla legge internazionale e alla “Responsabilità di Proteggere”.

Abbiamo sollecitato “Ginevra II” a sviluppare un processo completo e inclusivo verso una pace giusta e una ricostruzione della Siria. Tutte le componenti della società (inclusi il governo, l’opposizione e la società civile) devono essere coinvolti in una soluzione siriana per il popolo siriano. Abbiamo riconosciuto che c’è un urgente bisogno di integrare pienamente in questi processi le donne e i giovani. Qualsiasi processo di peacebuilding deve essere condotto dai siriani. Deve essere trasparente e credibile, affinché i siriani possano determinare il futuro del loro Paese. Un tale processo richiede il supporto della Lega Araba, delle Nazioni Unite e l’impegno costruttivo di tutte le parti coinvolte nella crisi in corso. 

Abbiamo sottolineato che la natura e le tradizioni multietniche, multireligiose e multiconfessionali della società siriana devono essere preservate. Il vibrante mosaico della società siriana implica uguali diritti per tutti i suoi cittadini. Bisogna promuovere e tutelare i diritti umani, la dignità e la libertà religiosa per tutti, in conformità alle norme internazionali, e bisogna fare tutti gli sforzi per assicurare la pace, l’integrità territoriale e l’indipendenza della Siria. Sua Eccellenza Lakhdar Brahimi, inviato speciale dell’ONU e della Lega Araba in Siria, che ha incontrato i leader religiosi, ha detto che le Chiese possono “mobilitare l’opinione pubblica internazionale, affinché condanni tutto ciò che è male in questa situazione e supporti tutto ciò che è bene”.

“Come cristiani”, hanno concluso i partecipanti all’assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese, “chiediamo all’unisono una pace giusta in Siria. Per raggiungere questa pace, siamo impegnati nel lavorare mano nella mano con le nostre sorelle e i nostri fratelli musulmani, con i quali condividiamo una storia comune, ma anche valori spirituali e sociali. Cerchiamo di lavorare per la riconciliazione nazionale e per la guarigione delle ferite attraverso la costruzione della fiducia. ‘Beati gli operatori di pace’ (Mt. 5,9)”.

L’inclusione delle donne

Ancor prima di “Ginevra II” le donne siriane e quelle di tutto il mondo si sono riunite a Ginevra per fare pressione in favore della loro inclusione nel processo di pace. Una due giorni di donne siriane appartenenti alla società civile e attiviste, organizzata dalla UN Women (Organismo ONU per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, operativo dal gennaio 2011) e dal governo olandese, ha prodotto un documento che chiede di sostenere il processo politico, che invita tutte le parti a trascendere le loro differenze con l’obiettivo di arrivare a un accordo per una Siria libera, democratica e pluralistica, in cui si rispettino i diritti umani, compreso quello all’uguaglianza tra uomini e donne. A coloro che detengono il potere decisionale si chiede di rispettare il diritto alla piena partecipazione politica delle donne siriane a tutto ciò che riguarda la costruzione del futuro del loro Paese. Le loro richieste in merito alla partecipazione delle donne al processo di pace sono state molto specifiche.

“Facciamo appello all’ONU affinché:

• Confermi i propri impegni di: dare attuazione alle risoluzioni 1325, 1820, 1888, 1960, 2106, 2122 del Consiglio di Sicurezza, riguardanti lo status delle donne in situazioni di conflitto armato; fare pressione affinché la comunità internazionale e le parti coinvolte nei negoziati garantiscano l’effettiva partecipazione delle donne a tutti i gruppi e i comitati di negoziazione in percentuale non inferiore al 30% per l’intera durata del processo negoziale.

• Assicuri che rappresentanti delle organizzazioni delle donne e delle organizzazioni della società civile siano inclusi come osservatori nei negoziati.

• Assicuri una significativa partecipazione delle donne all’intero processo politico, ivi compresi la creazione di un organo di governo transitorio, il comitato di redazione della Costituzione, il comitato di redazione della legge elettorale, i meccanismi della giustizia transitoria, l’amministrazione locale e i comitati locali per la pace civile.

• Nomini un supervisore siriano sulle questioni di genere, il quale stabilisca canali di comunicazione che consentano di dare vita ad azioni comuni e coordinate con le organizzazioni delle donne e della società civile (…)” (cfr: http://www.unwomen.org/~/media/Headquarters/Attachments/Sections/News/Stories/Final-outcome-ENG%20pdf.pdf ).

Women to Peace

Pochi giorni dopo Pax Christi International ha partecipato a Women Lead to Peace, un’iniziativa organizzata da una rete di organizzazioni di donne (MADRE, Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà, Codice Rosa, Nobel Women’s Initiative, Kvinna Til Kvinna and Karama). Abbiamo ascoltato con attenzione le esperienze di donne coinvolte in negoziati di pace nei loro Paesi, tra le quali i premi Nobel Mairead Maguire e Ann Patterson dell’Irlanda del Nord e Luz Mendez del Guatemala. Abbiamo ascoltato le diverse prospettive delle donne siriane sulla tragica realtà del loro Paese. E siamo stati fuori dalla conferenza di “Ginevra II”, il primo giorno, per ricordare a coloro che stavano seduti dentro che la piena partecipazione delle donne siriane è un elemento essenziale per il successo di “Ginevra II”.

Traduzione a cura di Cristiana Calabrese

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