EDITORIALE

Arena 2014

Alex Zanotelli

In piedi, costruttori di pace!”, aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. È stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace, promosse negli anni Ottanta e Novanta dai Beati i Costruttori di Pace. Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest, per gridare la propria voglia di pace. Oggi, rilanciamo, nell’Arena 2014, un grido di protesta contro la guerra, ritenuta normale come lo era nel XX secolo, apertosi con la terribile Prima Guerra Mondiale (1914-18), di cui ricorre, quest’anno, il primo centenario. “Inutile strage”, la definì Benedetto XV.

Le guerre di questi ultimi cento anni sono state paurose, combattute con armi sempre più sofisticate. E coperte da bilanci militari con cifre da capogiro. Basta scorrere i dati delle spese militari rilasciati ogni anno dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la pace (SIPRI) di Stoccolma: nel 2011 sono stati spesi in armi, a livello mondiale, 1740 miliardi di dollari, cioè 3,3 milioni di dollari al minuto, con una locomotiva siglata USA, con i suoi 711 miliardi di dollari, pari al 41% del totale mondiale. Nel 2012, sono stati spesi in armi, sempre a livello mondiale, 1752 miliardi di dollari. E l’Italia? Nel 2012, ha speso 26 miliardi di euro (darti Sipri). A cui vanno aggiunti 15 miliardi di euro per i 90 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35 (il costo totale del progetto è di oltre 50 miliardi di euro). E senza considerare che l’Italia è una delle maggiori produttrici: al secondo posto, dopo gli USA, per la produzione di armi leggere, al decimo posto per le armi pesanti. 

È una sfida epocale. Non impossibile, per chi ha fede. “La fede cristiana ebbe inizio quando un povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone di un Impero, credette nel potere trasformante del Regno di Dio”, scrive Jim Douglas (in Nonviolent Coming of God). “L’arrivo nonviolento di Dio è una forza crescente nell’Umanità e nessuno potrà impedire il suo sbocciare e fiorire nel mondo”. Oggi è fondamentale, per tutti, la scelta della nonviolenza attiva, in ogni dimensione, personale e strutturale, politica ed economica, militare e sociale. È questa la vera rivoluzione che attende l’umanità.

Ed è per questo che ora è importante rilanciare con forza la Difesa Popolare Nonviolenta (DPN), dotatasi, grazie alla l. 230/99 sull’obiezione di coscienza e alla l. 64/2001 sul servizio civile volontario, di un Ufficio nazionale. E ricordiamo che il Parlamento italiano ha approvato, lo scorso dicembre, “l’istituzione di un contingente di Corpi Civili di Pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitti”. E ha stanziato, per il triennio 2014-2016, nove milioni di euro. Quali scenari di transarmo (strategia di superamento dell’approccio militare e del primato della tutela armata del territorio dello Stato, ndr) riusciamo a immaginare? Quali modelli di difesa con componenti civili e nonviolente riusciremo a costruire? 

L’Arena di quest’anno è occasione felice per rilanciare altresì una nuova Campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione Fiscale per il finanziamento della Difesa non armata e nonviolenta, così come la Campagna promossa da Pax Christi “Smilitarizzare le scuole” per evitare che militari e contractors (mercenari) invoglino gli studenti ad arruolarsi. Un’Arena importante anche per dare nuove ali alla Campagna contro le Banche Armate, quelle cioè che sostengono l’import-export di armamenti. È opportuno che oggi la Campagna Banche Armate (promossa da Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace) prenda in considerazione anche le grandi banche internazionali che finanziano il nucleare come Bank of America, Bnp Paribas, Barclays, Hsbc, Lloyds. Qui tocchiamo il cuore del Sistema. 

Invitiamo i cittadini italiani che si riconoscono nella Costituzione che ripudia la guerra (art.11) e i cristiani che accettano, come Magna Charta, il Discorso della Montagna, a unirsi insieme per debellare il cancro della militarizzazione che divora le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi siano investiti in morte, ma in vita! 

All’Arena, questa volta, non ci sarà don Tonino Bello, ma la sua voce profetica riecheggerà come allora: “In piedi, costruttori di pace!”. 

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