RUSSIA

Laboratorio a Levante

Bari, la sua tradizione ecumenica, i rapporti tra le Chiese sorelle in Italia.
Intervista a Padre Vladimir Kuchumov

Padre Vladimir Kuchumov è rettore della Chiesa ortodossa russa di Bari. Sposato e con un figlio, è in Italia dal 1998 e dal 1999 rappresenta il Patriarcato di Mosca nel capoluogo pugliese. In questa città ha collaborato attivamente alla costruzione di fertili rapporti di dialogo e rispetto reciproco tra le “Chiese sorelle” ortodossa e cattolica.

Padre Vladimir, lei è come un simbolo del dialogo tra le Chiese di cui Bari è laboratorio. Ci racconti, in breve, la storia della Chiesa russa di Bari.
L’attuale struttura risale al 1913. Sin dalle sue origini ha avuto la funzione di accogliere i pellegrini che giungono numerosi per venerare le reliquie di san Nicola. La chiesa è stata costruita con i fondi della Chiesa ortodossa in Russia. Bari era stata scelta dalla società ortodossa imperiale di Palestina, residente a Mosca, come la sede più opportuna per la costruzione di una chiesa dedicata al santo poiché, a causa della tensione fra l’impero russo e quello ottomano, non era stato possibile costruire la medesima chiesa a Myra (nell’attuale Turchia, ndr), patria di san Nicola. Venne costruita, dunque, la chiesa russa che fu terminata solo dopo la fine della prima guerra mondiale. Nel 1937 la chiesa fu venduta – a mio parere illegalmente – al Comune di Bari che s’impegnò tuttavia a rispettare la proprietà ecclesiastica della costruzione e a conservare al tempio la sua funzione religiosa. Nel 1969 il Vaticano concesse il permesso di celebrare le funzioni ortodosse nella cripta della basilica di san Nicola, dove venne realizzata un’apposita cappella.

Come giudica, complessivamente, i rapporti esistenti oggi tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana?
Posso dire che i rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e quella cattolica, in Italia, sono positivi. Conviviamo pacificamente, rispettando reciprocamente le nostre tradizioni di fede e di culto. Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono troppi conflitti

La lettera di Alessio II
[…] Come si può spiegare la separazione che continua tra le parti separate della Chiesa russa? Chiaramente è stata causata dalla tragedia storica del popolo russo, dal collasso della società prodotto dalla catastrofe della Rivoluzione. […]
Consideriamo che sia ormai giunto il tempo per indirizzare questa lettera direttamente ai nostri compatrioti nei Paesi dell’Europa occidentale, e ai loro pastori spirituali. Perché, ora che gli anni delle dure prove sono passati, quando la Chiesa madre può liberamente vivere la sua chiamata e la Russia aspira a restaurare la continuità con il proprio passato storico, le divisioni ecclesiali continuano ancora, anche se le loro ragioni sono da lungo tempo scomparse? Perché non compiamo le speranze dei nostri predecessori e padri spirituali?
[…] I nipoti e bisnipoti degli emigrati “di prima generazione” sentono in ogni senso di avere messo radici nei Paesi dove ora vivono, e dove svolgono un ruolo attivo nella vita sociale e culturale. Mentre l’eredità dei loro padri è per loro preziosa, molti di questi rappresentanti della tradizione spirituale russa che vivono in Europa occidentale desiderano conservare le forme di vita ecclesiale che si sono gradualmente sviluppate nel corso di molti anni in condizioni piuttosto diverse da quelle in cui la Chiesa si è trovata in Russia, anche se queste forme sono radicate nella stessa tradizione canonica, esposta nei regolamenti stabiliti dai Concili ecumenici e locali e dai padri della Chiesa, tradizioni rese manifeste negli atti e nelle decisioni del Concilio (Sobor) locale pan-russo del 1917-1918. […]
Prendendo in considerazione il peso combinato di questi desideri, considero che essi si possano realizzare attraverso la creazione in Europa occidentale di una singola metropolia, consistente di diverse diocesi, ed estesa a tutte le parrocchie, monasteri e comunità ortodosse di origine russa e di tradizione spirituale russa, che desiderano far parte di tale metropolia. Inoltre, a questa metropolia dovrebbe essere accordato il diritto all’autogoverno, inclusa l’elezione del proprio capo da parte di un Concilio della metropolia […] Speriamo che una metropolia autonoma, che unisca tutti i fedeli di tradizione ortodossa russa nei Paesi dell’Europa occidentale, serva, in un tempo a Dio gradito, come fondamento della futura istituzione canonica di una Chiesa ortodossa locale multinazionale in Europa occidentale, da costituire in uno spirito di conciliarità da parte di tutti i fedeli ortodossi che vivono in tali Paesi.
In spirito di amore mi appello a voi tutti, cari Presuli, padri, fratelli e sorelle, chiedendovi di collaborare nella grande opera di guarigione delle dolorose divisioni della diaspora russa. Possa il Signore dell’amore e della pace benedire i vostri sforzi.

Mosca, 1 aprile 2003
+ Alessio, patriarca di Mosca e di tutta la Russia
in corso, anche tra queste due Chiese, per poter affermare che tra esse intercorrano buone relazioni. Si potrebbe obiettare, ad esempio, che il papa ancora non può visitare la Russia perché non è stato invitato dalle locali autorità religiose… Ma tali veri o falsi conflitti non intaccano i rapporti tra le due Chiese – ortodossa russa e cattolica – in Italia, a differenza invece di quanto avviene in altri Paesi. Probabilmente questo è dovuto al fatto che in Italia noi Ortodossi non abusiamo dello “spazio” concessoci e la nostra presenza è estremamente discreta e rispettosa della Chiesa che “ci ospita”. Accogliamo i nostri fedeli, celebriamo la nostra liturgia e i nostri culti, ma siamo consapevoli di essere una minoranza e di non poter estendere oltre la nostra presenza religiosa e confessionale.
Reputo la Chiesa cattolica una Chiesa sorella. In Italia abbiamo costruito tra noi un rapporto fraterno, reso possibile anche grazie alla nostra eredità storica precedente che ci ha rafforzato nel rispetto delle diversità. Come non attribuire un merito anche alla storia della Chiesa russa che ci ha aiutato a comprendere le modalità opportune per la convivenza con le diversità? I conflitti iniziano quando una Chiesa entra nel territorio canonico di un’altra, e poi reputa il territorio conquistato come “un campo di lavoro”, quando non addirittura di “battaglia”. Quando Chiese differenti convivono nel medesimo territorio l’errore è considerare quest’ultimo come spazio da spartirsi in termini di fedeli e proseliti. La logica “espansionista” fondata sul proselitismo è perdente e dev’essere abbandonata perché crea conflitti. I nostri chierici e i sacerdoti cattolici – in Italia – si conoscono bene, lavorano con i fedeli, ciascuno nel proprio ambito. Lavorano prevalentemente con le “anime” senza alcuna intromissione con avvenimenti politici e temporali, secondo me estranei alla cura delle anime. Lo ripeto: in Italia operiamo con rispetto reciproco e senza alcuna ambizione di proselitismo.

Il secolo XX è stato particolarmente duro per la Chiesa ortodossa in Russia. Come siete riusciti a sopravvivere?
Tertulliano era solito affermare che la forza della Chiesa è riposta nel sangue dei martiri. Così è stato in Russia. Siamo stati consolidati dalla lunga e dolorosa storia di martirio che ha connotato l’ultimo secolo della nostra esistenza in Russia. Siamo rimasti saldi alle nostre tradizioni e alle istituzioni. La nostra Chiesa è sopravvissuta e ora abbiamo un alto numero di fedeli, le Chiese sono più o meno piene. Abbiamo rinnovato molto la nostra vita religiosa, pur conservando un forte interesse per le tradizioni che l’hanno sempre contraddistinta.

Oggi la storia invita le Chiese a un unanime appello alla pace: popoli e culture, Chiese, uniti per costruire la pace. Che cosa ne pensa del movimento ecumenico attuale?
Il movimento ecumenico oggi è una realtà complessa, multiforme, talvolta anche troppo politica. Non tutti coloro che ne fanno parte lo interpretano allo stesso modo: per taluni è l’unione per poter costruire un’unica Chiesa più grande, onnicomprensiva di quelle già esistenti e particolari. Per altri, è l’annullamento delle diversità alla ricerca di un comune denominatore. Secondo me l’Ecumenismo è la conoscenza e il rispetto reciproco tra le Chiese. Non è la costruzione di una superchiesa, non è l’abbattimento delle diversità e delle diverse tradizioni e fondamenta tradizionali, bensì la reciproca conoscenza. Il mondo è talmente diverso da non poter pensare alla creazione di un’unione visibile tra Chiese. La vera unione deve essere invisibile, risiede nei valori essenziali, non visibili al mondo.
L’Ecumenismo è come un bel mosaico che appare brutto se visto da troppo vicino, ma bello nell’insieme, da lontano. Circa la pace come obiettivo comune, questo è uno dei valori e delle prospettive ecumeniche, e ne condivido l’importanza purché sia una pace nel rispetto delle ricchezze e delle tradizioni di ciascuno. È uno scambio di idee, perché abbiamo una piccola terra ma un grande universo. Ciascuno – e questo è per me un valore irrinunciabile – ha diritto alla “sua terra con case proprie”, ha diritto a preservare la propria identità e individualità, ha diritto al proprio culto e a celebrare Cristo secondo le sue tradizioni. Definirei questo tipo di relazioni tra Chiese come espressione di una vera e propria “diplomazia spirituale”.
A esplicitare meglio questa idea, è utile l’esperienza di Bari, in cui non vi sono celebrazioni comuni, né percorsi di ricerca spirituale e liturgie comuni, bensì conoscenza reciproca. E basta. Ma questa basta davvero, perché i frutti sono oggi ben visibili.

Quali sono i rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e il Consiglio Ecumenico delle Chiese?
Per noi il Consiglio Ecumenico delle Chiese è una possibilità per presentare la

Riflessione ecumenica
delegati di 15 Paesi dell’Europa centro-orientale, rappresentanti venti diverse Chiese si sono riuniti per tre giorni a Budapest – dal 27 al 30 novembre 2003 – per una comune riflessione sull’Ecumenismo e sul processo della Charta Oecumenica. L’incontro è stato convocato dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Conferenza delle Chiese europee (Kek) anche in vista del contributo che le Chiese possono dare alla definizione della nuova Unione Europea che dal 1° maggio 2004 si allargherà a 10 nuovi Paesi. Alla conclusione della consultazione i partecipanti hanno incontrato il Consiglio delle Chiese dell’Ungheria a Budapest e il card. Péter Erdö, arcivescovo cattolico di Esztergom-Budapest. Al termine dell’incontro Ccee e Kek hanno affermato: “Se la collaborazione tra le Chiese dell’Europa orientale crescerà questo diventerà un contributo per l’Occidente e per la nuova Europa. … Il forte slancio spirituale e la dimensione artistica e liturgica dell’Oriente, nel nostro mondo secolarizzato, possono essere un prezioso contributo alla vita del Cristianesimo”.
Ricordiamo ai lettori che la Charta Oecumenica è un breve documento contenente le “linee guida per la crescita della collaborazione tra le Chiese in Europa”, firmata nell’aprile 2001 dai presidenti di CCEE e KEK e inviata a tutte le Chiese e Conferenze episcopali in Europa, per essere studiata, concretizzata, e adattata al contesto locale. È oggi tradotta in trenta lingue.
nostra testimonianza nel mondo non ortodosso. Non è detto che la tradizione ortodossa sia conciliabile con le pratiche religiose di ogni altra Chiesa. Ma nonostante questo, offriamo la nostra testimonianza all’esterno perché lo riteniamo importante e, nel cercare l’incontro con gli altri, non speculiamo né cerchiamo seguaci. Operiamo per far capire al mondo che la Chiesa ortodossa ha le sue ricchezze perenni. Credo che questo sia il compito di ciascuna Chiesa.

Quali sono le maggiori difficoltà che la Chiesa ortodossa russa riscontra in relazione al movimento ecumenico?
Il punto più dolente è certamente proprio la crisi e la scarsa presenza nostra nel movimento ecumenico perché la Chiesa ortodossa – le Chiese tradizionali oggi in generale – non sentono tutte nello stesso modo la necessità di questo movimento ecumenico. Quest’ultimo oggi è fondamentalmente protestante. Col loro ingresso nel movimento ecumenico, le Chiese ortodosse hanno riscontrato alcuni ostacoli seri. Ci sono idee e valori che non possiamo accettare, principi su cui non possiamo cedere e nel percorso talora è accaduto che il movimento ecumenico abbia rallentato il nostro passo. Questo è il vero motivo della crisi. Per quanto riguarda la ricerca di una pace vera – che, penso anch’io, oggi sia essenziale – per noi sono sufficienti accordi bilaterali tra la Chiesa ortodossa e le singole altre Chiese, anche al di fuori del Consiglio Ecumenico delle Chiese. L’importante è cercare un linguaggio comune che non annulli le peculiarità di ciascuno.

Lo scorso mese di aprile, il patriarca di Mosca Alessio II ha scritto una lettera aperta alle gerarchie e al clero di tradizione ortodossa in Europa occidentale invitando le diverse Chiese ortodosse presenti in Europa a una maggiore unità e auspicando la creazione di un’unica metropolia in Europa occidentale, che abbia diritto all’autogoverno. Cosa pensa a tal riguardo?
Il patriarca di Mosca Alessio II si è rivolto, nella lettera in questione, alle Chiese ortodosse di tradizione russa perché nel novecento abbiamo avuto notevoli problemi e talune scissioni (la più dolorosa e permanente fu la creazione della “Chiesa russa in esilio”, fondata negli anni venti da vescovi che ripararono all’estero accusando il patriarcato di Mosca di collusione con il regime comunista – ndr). Anche oggi persiste una divisione tra alcune parti della Chiesa russa. Non esiste ancora unità. La proposta di superare le divisioni del passato è partita dalla Chiesa di Mosca ed è rivolta alle altre Chiese, agli altri gruppi della nostra tradizione. Alessio II chiede un segno visibile di unità, in un mondo che non favorisce questa unione profonda. Le Chiese destinatarie del messaggio hanno accolto l’invito del patriarca e stanno già pensando che cosa proporre come simbolo di unità e come rispondere all’appello di Alessio II. Questa ritrovata unità sarebbe un segno positivo per la Chiesa russa e per il Cristianesimo in generale. Ci sono buoni auspici in questa direzione.

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