I preti calabresi studieranno la ‘ndrangheta

10 aprile 2014 - Tonio Dell'Olio

Un cammino difficile ma importante, profondo e impegnativo. È quello che stanno intraprendendo i vescovi della Calabria perché non ci siano ambiguità. Per dire a parole chiare che nei confronti delle mafie non esistono né compromessi né mezze misure. Al contrario bisogna imparare a riconoscere la piaga, a denunciarne la presenza nel tessuto sociale e a impegnarsi perché sia rimarginata. Ieri, i vescovi calabresi hanno concluso la loro consueta sessione primaverile e tra le decisioni adottate vi è che “negli Istituti teologici venga introdotto un corso sul tema: Chiesa - 'ndrangheta”. Significa che tutti i futuri preti dovranno obbligatoriamente studiare il fenomeno della criminalità organizzata e l’attività pastorale da mettere in campo per contrastarla. È materia curriculare! Nella nota, viene poi ribadita più in generale "l'inderogabile importanza di un cammino educativo che coinvolga i ragazzi fin dai primi anni della loro vita, incentrato sulla frontiera della legalità, indispensabile per una crescita autenticamente umana, oltre che civile e sociale della nostra terra e della vera libertà". La nota si conclude con un appello a tutti i cristiani di Calabria perché abbiano a cuore il "coraggio della denuncia" e la "fuga da ogni omertà". Non è la prima volta che i vescovi di quella regione usano parole forti per denunciare la presenza della criminalità organizzata, ma sono sicuramente inedite le decisioni adottate per mettere le basi di un nuovo futuro.

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