Gli studenti di Guerrero

8 ottobre 2014 - Tonio Dell'Olio

Ciò che in un Paese normale sarebbe impensabile in Messico succede normalmente. E, forse per non rischiare di deteriorare le relazioni commerciali, al di fuori dei suoi confini se ne parla poco. Il 26 settembre scorso alcuni studenti della scuola normale rurale di Ayotzinapa manifestavano nella città di Iguala nello Stato di Guerrero. La risposta è stata un duro attacco da parte della polizia municipale spalleggiata da pistoleri dei cartelli dei narcos. D’altra parte il sindaco Josè Luis Abarca, che adesso risulta latitante (non in senso metaforico), e che da sempre è vicino allo strapotere dei signori della droga, nel passato ha subìto vari processi per corruzione, favoreggiamento e anche uno per omicidio. Nel corso della violenta repressione sei persone sono state uccise, venti sono rimaste ferite e un giovane è stato ritrovato in fin di vita con gravi segni di tortura. Ben 45 studenti sono “desaparecidos” e per la loro sorte ora si teme, dopo che la polizia nazionale e la commissione ONU per i diritti umani hanno rinvenuto almeno tre fosse comuni piene di cadaveri carbonizzati. Si teme siano gli stessi studenti scomparsi. Racconto questa vicenda così come viene riportata dai giornali messicani, lasciando a ciascuno di fare le proprie considerazioni su quel che avviene lontano dai nostri occhi in un clima di silenzio complice e, perciò, colpevole.   

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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