Delitti ambientali

19 dicembre 2014 - Tonio Dell'Olio

Nelle costituzioni di Bolivia ed Ecuador all'ambiente si riconoscono alcuni diritti. Come per gli esseri umani. Non si recepisce semplicemente un'acquisizione giuridica moderna che parla di quelli della terra (e dell'acqua, dell'aria...) come diritti di terza generazione ma si riscopre semplicemente una cosmovisione che è scolpita nell'anima della cultura indigena che da sempre abita quelle terre. In Italia, invece, la violazione o le violenze usate contro l'ambiente vengono ancora considerate un delitto di serie B. Chi sversa nella pancia della terra, del mare o dei fiumi, rifiuti tossici, nocivi o pericolosi, nel peggiore dei casi se la cava con un'ammenda, una contravvenzione. Ma spesso interviene una prescrizione a permettere di farla franca a chi ha compromesso la salute di un territorio (e dei suoi abitanti) per i secoli a venire. Da tempo in Parlamento c'è una legge ferma con le quattro frecce che non viene approvata per semplici "problemi tecnici". La campagna Riparte il futuro (www.riparteilfuturo.it) sta raccogliendo firme per accelerarne il percorso. Presidenti di organizzazioni ambientaliste e di società civile responsabile hanno proposto un appello che chiede di riconoscere finalmente nel nostro ordinamento il delitto di inquinamento e quello di disastro ambientale. Sarebbe un duro colpo alle mafie che continuano a lucrare profitti inimmaginabili con lo smaltimento di rifiuti. A noi viene chiesto di dare una mano.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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