SPECIALE BANCHE ARMATE

E ora parrocchie disarmate

La Campagna di pressione alle banche armate, dopo l’appello di gennaio, si rivolge alle comunità cattoliche. L’attenzione all’etica e al tema dell’export di armi sia, a partire da questa quaresima, priorità anche per le comunità parrocchiali e le diocesi.
Campagna di pressione alle banche armate

Scrivete tutti alle banche armate”. Una proposta di Nigrizia, Missione oggi e Mosaico di pace ai parroci, ai vescovi, ai responsabili di istituti religiosi”. 

Iniziava così l’appello lanciato all’inizio del 2000 e continuava: “Sono numerose le banche italiane che hanno sostenuto l’export bellico... L’appuntamento del giubileo – che vuole essere un momento di conversione autentica – può diventare l’occasione per fare chiarezza e cambiare strada anche sui risparmi. Questo è possibile se le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose, i singoli credenti (e ovviamente anche i non credenti) chiederanno esplicitamente alle banche presso cui hanno i propri depositi se sono o meno coinvolte nel commercio delle armi”.

Questo appello – in particolare alle parrocchie, alle diocesi, alle comunità religiose – lo rilanciamo, a quindici anni di distanza, in occasione della Quaresima che inizia in questi giorni, il 18 febbraio. Un tempo forte, per tutti i credenti, di riflessione e di conversione. Perché allora non mettere in calendario e organizzare nelle parrocchie un incontro specifico proprio sul tema delle spese per gli armamenti e sulle nostre responsabilità? Istintivamente siamo portati a pensare che non possiamo fermare il mondo,

perché non siamo tra quelli che decidono. Allo stesso tempo, è frequente ascoltare negli ambienti cattolici commenti come: “I soldi servono, anche per i poveri e per le opere della parrocchia. Li dobbiamo far rendere il più possibile. Come i talenti del Vangelo li dobbiamo far fruttare”. 

La tentazione di mammona – si leggeva nel primo appello del 2000 – è forte per tutti. Spesso le banche si rivolgono alle parrocchie offrendo condizioni particolarmente favorevoli. Crediamo sia moralmente doveroso chiederci come e dove investono questi istituti bancari. Se è vero che il sistema economico, le ‘strutture di peccato’ si basano sul consenso dei singoli, è importante riscoprire, quindi, le responsabilità che ognuno ha nell’appoggiare più o meno esplicitamente tale sistema”.

Quaresima disarmata

Questa Quaresima diventi, allora, l’occasione per convocare i consigli pastorali, i consigli per gli affari economici o le assemblee aperte per approfondire e sensibilizzare sulle spese per gli armamenti e sul coinvolgimento delle proprie banche – e, quindi, dei propri soldi – in questo mercato di morte.

Siamo convinti che la strada sia ancora in gran parte da percorrere. Ma, allo stesso tempo, crediamo che non sia impossibile. Come hanno già fatto in questi anni molti singoli risparmiatori, uomini e donne che individualmente hanno scritto alla propria banca. Come si sono esposti alcuni comuni, province e regioni, così sarebbe un gesto significativo e profetico se su questo tema si muovessero le parrocchie, le diocesi, gli istituti religiosi. E sarebbe non solo una scelta “di coscienza”, ma un forte richiamo, uno stimolo, alle banche affinché rivedano gli investimenti e coinvolgimenti nell’export armiero. Come già evidenziato negli articoli usciti nel numero dello scorso gennaio di Mosaico di pace: “Va segnalato il recente forte incremento di esportazioni di sistemi militari dall’Italia soprattutto verso i Paesi in zone di conflitto, a regimi autoritari, a nazioni altamente indebitate che spendono rilevanti risorse in armamenti e alle forze armate di governi noti per le gravi e reiterate violazioni dei diritti umani”.

Sulle nostre riviste abbiamo già offerto spunti di riflessione, documentazione concreta su questo tema, con i dati aggiornati del coinvolgimento delle banche. Ulteriore materiale si può trovare sui siti internet delle riviste e sul sito della Campagna di pressione delle banche armate: www.banchearmate.it.

A me importa

È ancora attuale quanto scritto nel lancio iniziale della Campagna. “Nell’indire il giubileo, il Papa dice: Devono essere eliminate le sopraffazioni che portano al predominio degli uni sugli altri: esse sono peccato e ingiustizia. Chi è intento ad accumulare tesori solamente sulla terra (cfr. Pt 6,19) ‘non arricchisce dinanzi a Dio’ (Lc 12,21). E ancora: ‘Specialmente i Paesi ricchi e il settore privato assumano la loro responsabilità per un modello di economia al servizio di ogni persona”

A queste parole possiamo aggiungere quelle di papa Francesco pronunciate il 13 settembre 2014 al sacrario di Redipuglia: “Anche oggi, si può parlare di una terza guerra, combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni… Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’”. La proposta per una Quaresima disarmata vuole aiutare a non essere indifferenti a questo richiamo. Non vogliamo anche noi lasciarci travolgere dall’indifferenza e ripetere “a me che importa?”. 

“Sarebbe – riprendendo il nostro appello iniziale – un gesto profetico per testimoniare che ci sta a cuore prima di tutto il Vangelo”. Chiediamo quindi di scrivere alla direzione generale della propria banca (trovate un fac-simile di lettera anche sui nostri siti internet). In caso di risposta vaga o di non risposta, interrompere i rapporti con la banca, rendendo pubblica la scelta.

Le riviste Nigrizia, Missione Oggi e Mosaico di Pace si impegnano a seguire gli sviluppi di questa iniziativa e il dibattito che ne scaturirà. 

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