Quel maiale di Calderoli

9 febbraio 2015 - Tonio Dell'Olio

Avvenne un anno fa. Calderoli, alla festa della Lega Nord di Treviglio, nel corso del suo comizio disse testualmente: “Quando sulla Rete vedo venir fuori la Kyenge io resto secco. Io sono anche un amante degli animali, per amor del cielo, però quando vedo uscire delle sembianze da orango io resto sconvolto”. La giunta del Parlamento per le immunità, mercoledì scorso, si è pronunciata contro l’autorizzazione a procedere nei confronti di Calderoli, accusato di istigazione al razzismo e diffamazione aggravata. Il voto è stato trasversale e ora il PD fa dietrofront dichiarando che in aula voterà diversamente. Eppure, un anno fa, la condanna sembrava inequivocabile e unanime. Cos’è cambiato nel frattempo? Forse che le opinioni possono mutare a seconda del contesto? Un’intervista, un comunicato stampa, una nota sono cose così diverse rispetto al voto da esprimere nel nascondimento dei lavori di commissione? È solo ipocrisia oppure anche calcolo politico? E, infine, sento di condividere le perplessità espresse qualche giorno fa, su Il manifesto, da Cheikh Tidiane Gay che così conclude la sua riflessione: “Se Kyenge fosse un uomo, sarebbe così derisa? Se Kyenge fosse un’ebrea, Calderoli sarebbe condannato? Se Kyenge fosse una nera americana, la sentenza sarebbe diversa?” E io concludo: se dicessi che Calderoli è un maiale sono passibile di denuncia?​

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