PAROLA A RISCHIO

Il potere della paura

Insicurezza, ignoranza, povertà culturale e materiale generano pericolose spirali di violenza. Come superare tutte le nostre paure?
Fabio Corazzina

La paura che ci attanaglia vive e si ingrassa di ogni nostra insicurezza, ignoranza, povertà culturale, superficialità spirituale, crisi economica, irrilevanza valoriale, egoismo crescente, religiosità pagana, relazioni inconsistenti. Il suo potere su di noi a livello personale e sociale sembra in crescita esponenziale. Non è difficile intravedere sul piano spirituale e religioso la deriva di troppi profeti di sventura, falsi, perfettamente funzionali al passato e a un presente pericoloso. 

A Babilonia, durante l’esilio, c’era chi farneticava e progettava ribellioni, insurrezioni popolari armate. Molti si proclamavano profeti e, parlando a nome di Dio, annunciavano ritorni improbabili e scenari di vendetta e riscatto. Il profeta Geremia, sempre più solo e inascoltato, tenta di smascherare questa illusione. “Questo non è il tempo di altra violenza, ogni ribellione sfocerebbe in un massacro. Dovete prepararvi a tempi lunghi, non si cambia il mondo in un attimo”. E poi continua in modo sorprendente così: “Cercate il bene della città dove vi ho fatti condurre in cattività e pregate il Signore per essa, perché dal suo benessere dipende il vostro benessere”. (Geremia 29,7).  Geremia indica cose concrete da fare subito: piantate, fabbricate, coltivate, crescete…è un invito ad agire in questo mondo, dove siamo per piantare e crescere una nuova prospettiva. Ma...

Se un cristiano, un catechista o un prete non accoglie...   

Con facilità e sempre più spesso le nostre comunità cattoliche disperano sulla possibilità dell’accogliere come espressione vera di una testimonianza evangelica. Non è tollerabile per una parrocchia, un oratorio, un’associazione o movimento cattolico accettare queste prese di posizione da parte di chi frequenta o ha, addirittura, delle responsabilità nella comunità. “Se un catechista crede che un immigrato deve tornare indietro, non può fare il catechista e lo stesso vale per un operatore pastorale”, ha detto il card. Montenegro, vescovo di Agrigento. Un parroco ha commentato (non so quanto ironicamente) le frasi di Montenegro con un “così l’80% dei catechisti o degli operatori resta a casa”.  

Se un cristiano, un catechista o un prete non perdona ... 

Parole che spesso risuonano nella voce di molti cattolici: non si può perdonare, non si perdona se l’altro non riconosce l’errore, perdonare è dei santi, di pochi... La flebile o inconsistente fiducia nella logica evangelica del perdono e della riconciliazione rende le nostre comunità cattoliche un luogo in cui è possibile covare e custodire vendette e odio, piccole fortezze assediate dall’interno. 

Se un cristiano, un catechista o un prete non rifiuta di fabbricare armi...

Su questo capitolo siamo direttamente e sempre più coinvolti come Chiesa. La holding Beretta è fra le maggiori produttrici di armi leggere, e sa fare ottimi affari. Opal (Osservatorio sulla produzione di armi leggere) ci informa che il mercato è fiorente e soprattutto in nazioni e territori già fragilizzati dalla presenza di violenze armate. Acquisteremo anche i nuovi cacciabombardieri F35, rinnoveremo le nostre navi da guerra e magari le benediremo anche. Seminare armi in questo mondo significa renderlo più pericoloso. “E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?” ci ha ricordato papa Francesco al sacrario di Redipuglia. 

Se un cristiano, un catechista o un prete non rifiuta la violenza ... 

Teoricamente tutti siamo contro la violenza, praticamente la si giustifica quotidianamente, anche come cattolici. Ci sono alcuni capitoli dell’etica cattolica, che definisco “grimaldello”, capaci di scardinare la scelta della nonviolenza evangelica che si esprime innanzitutto nel “Tu non uccidere, tu rispondi al male con il bene, tu ama il tuo nemico”: la legittima difesa, la guerra giusta o ingerenza umanitaria, il diritto/dovere di difendere il debole. Capitoli enormi, delicati e dirompenti che non riescono ad abbandonare la violenza come metodo, una violenza che può contemplare l’esito dell’omicidio.

Se un cristiano, un catechista o un prete non usa bene i suoi soldi ... 

I soldi. E se fabbricanti d’armi sponsorizzassero la nostra parrocchia, ci sistemassero il tetto della chiesa, ci pagassero gli educatori dell’oratorio... che faremmo? E se depositare i nostri soldi in Banche che sostengono fabbriche e commercio di armi ci fruttasse molto più che depositarli in altri istituti che faremmo? L’uso del denaro di una comunità non è irrilevante sul piano delle scelte di pace, ci definisce, ci chiude la bocca, ci imprigiona. Una seria analisi, mai avviata, sulla storia della cosiddetta Finanza cattolica e sul come ha depauperato diocesi, parrocchie, istituzioni cattoliche e soprattutto famiglie probabilmente ci aiuterebbe a fare scelte etiche nel presente.  

Se un cristiano, un catechista o un prete ha paura del mondo e non si dona al mondo ... 

Vedo che con sempre maggiore facilità ci presentiamo come comunità intimorite, assediate. Cresce la sensazione che dobbiamo difenderci: dallo straniero, dall’immigrato, dal musulmano, dal cinese, dall’omosessuale, dalle famiglie che non sono come la nostra... da chi è altro rispetto a noi. Dobbiamo arroccarci perché questo mondo ci vuole eliminare. Il Concilio Vaticano II ci aveva insegnato ad abitare questo mondo, ad amarlo fino all’ultima goccia di vita, a donarci per questo mondo e per chi lo abita. Il paradigma del dono è stato sostituito dal paradigma della difesa, ... con adeguata strumentazione logica, di linguaggio, teologica e spirituale. 

Se un cristiano, un catechista o un prete sta nell’esercito e deride i giovani che scelgono i Corpi Civili di Pace ... 

Il dibattito resta e va tenuto aperto: è lecito per un cristiano stare nell’esercito, in questo esercito volontario e professionale? È lecito per un cappellano vestire le stellette per stare in mezzo ai soldati? Oppure la nostra strada di cristiani è altra? Ci si può difendere prevenendo la guerra non partecipando ad essa attraverso una “Difesa civile, non armata e nonviolenta”. Al di là di ogni contrapposizione non spetterebbe a noi dare un esempio diverso, aprire una possibilità diversa, invitare i giovani a difendere la Patria senza armi? Come diocesi, parrocchie, Caritas, Centri di Pastorale giovanile spesso abbiamo appoggiato la scelta dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Molti giovani sono cresciuti nella logica del servizio e gratuità competente. Che ne è stato di quel patrimonio? 

Se un cristiano, un catechista o un prete vive una liturgia sacrificale e usa preghiere violente... 

La liturgia è vita e promozione di vita, non può essere il luogo di ulteriori sacrifici umani e sociali. Cristo ha chiuso la stagione dei sacrifici in nome di Dio. La liturgia “attua l’opera della nostra redenzione” e non può che nutrirsi della Parola di Dio creatrice di vita e della conseguente testimonianza evangelica comunitaria. Purtroppo nelle nostre liturgie risuonano spesso preghiere piene di paura e di violenza. Ne cito due come esempio: “Salva ed esalta, nella Tua fede, o Gran Dio, la nostra Nazione. Da’ giusta gloria e potenza alla nostra Bandiera; comanda che le tempeste e i flutti servano lei; poni sul nemico il terrore di lei; fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro, piú forti del ferro che cinge questa Nave; a lei per sempre dona vittoria” (dalla preghiera del marinaio). “...Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana” (dalla preghiera dell’alpino). Chissà quando avremo il coraggio di correggere questo scempio evangelico. 

Se un cristiano, un catechista o un prete non educa alla pace ... 

Promuovendo un’adeguata cultura della legalità e della regola, lo sviluppo di una cultura politica del bene comune (non dei nostri interessi), lo sviluppo effettivo della partecipazione, scegliendo un’economia per l’uomo e per la comunità, una comunicazione pulita e verace, il superamento dei limiti di una tolleranza illuministico-borghese a favore del dialogo sincero e del riconoscimento della cittadinanza, una gestione nonviolenta dei conflitti (anche nelle nostre parrocchie), una vita personale e comunitaria sobria, povera, essenziale e solidale. Se un cristiano, un catechista o un prete fanno tutto questo, ho la sensazione che non succede proprio niente. Purtroppo! Ci aiuta ancora Geremia: “Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano. Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore... Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; mi lascerò trovare da voi – dice il Signore – cambierò in meglio la vostra sorte e vi radunerò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho disperso – dice il Signore – vi ricondurrò nel luogo da dove vi ho fatto condurre in esilio”(Ger 29,8-14).

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